Educare, per formare i giovani al mondo contemporaneo

di Enrico Maranzana

“Il mezzo è il messaggio” è la tesi dimostrata da Marshall McLuhan: non è l’oggetto della comunicazione, non è l’informazione veicolata a produrre effetti duraturi. Le trasformazioni sociali sono provocate dall’avvento di nuovi strumenti. La ruota, l’energia elettrica, i caratteri di stampa, il telefono … sono tra le tante prove fornite.

Ecco ciò che restituisce l’applicazione di tale principio alle nuove tecnologie dell’informazione: gli spazi sono annullati; la dimensione dei problemi è aumentata a dismisura e, per abbatterne la complessità, sono state sviluppate rigorose tecniche progettuali; gli algoritmi hanno sostituito il lavoro umano, modificandolo; l’interazione uomo-realtà è mediata dai modelli; un’enormità di dati è disponibile: essenziale l’identificazione di quelli consistenti; la simulazione ha aperto nuove vie verso la conoscenza; tutti i settori del sapere hanno modificato i loro metodi di ricerca; il cambiamento e l’imprevedibilità condizionano la quotidianità …

La scuola avrebbe dovuto fronteggiare questo nuovo scenario. Responsabilità disattesa perché non è stato colto il nocciolo della funzione che la qualifica: il suo sguardo è stato sviato dall’antica immagine del predellino su cui poggia la cattedra. Non ha riflettuto sul fatto che il messaggio più consistente e indelebile che trasmette ha natura non verbale. Dei docenti, che hanno contrappuntato la crescita culturale dei giovani, sopravvive la loro autorevolezza, la loro passione, il loro modo d’agire, la loro disponibilità … i contenuti disciplinari sono in gran parte dimenticati. Una constatazione che avrebbe dovuto evidenziare come l’esempio sia fondamentale. Pertanto il comportamento della scuola è da concepire in funzione dell’ambiente in cui essa opera e la prospettiva educativa è da modificare.

La realtà contemporanea richiede di considerare la scuola come complesso unitario: tutte le sue forze, coordinate, collaborano per condurre gli studenti al successo formativo; per tutto questo non si può prescindere dalla visione sistemica.

Si tratta di un cambiamento profondo, introdotto dal legislatore quarantasette anni fa, che ha ridisegnato la struttura organizzativa; riforma che la gestione della scuola non ha mai fatto propria. Per documentare tale disattenzione si propone il succo di alcuni spezzoni della normativa vigente:

La complessità del problema scolastico è stata riconosciuta e abbattuta, procedendo per successive approssimazioni. Inizialmente si “elaborano e si adottano gli indirizzi generali” per esplicitare e perseguire i risultati attesi al termine dei percorsi scolastici, esiti espressi sotto forma di competenze generali; poi si “programma l’azione educativa” per disegnare i percorsi d’apprendimento; infine si coordinano gli insegnamenti.

La progettualità, architrave del sistema scolastico, ha modificato sostanzialmente la professionalità dei docenti: la loro nuova collocazione è sul versante della sperimentazione pedagogico-didattica-scientifica.

La capacità di interagire produttivamente nei gruppi di lavoro è l’elemento cardine della struttura decisionale.

Il controllo, inteso come capitalizzazione degli scostamenti tra attese e risultati, è introdotto come timone della gestione.

Nel 2003, per rinforzare la ristrutturazione del servizio, il legislatore ha stabilito che “lo sviluppo di capacità e di competenze” si promuove “attraverso conoscenze e abilità”. Norma che richiama la strumentalità delle conoscenze e delle abilità rispetto alla finalità del sistema educativo.