Scuola in presenza: basterà il Green Pass?

di Pippo Frisone

Tra due settimane riapriranno le scuole. Cominceranno i bambini e le bambine dell’Infanzia il 6 settembre e poi il 13 settembre seguiranno tutti gli altri. Nel frattempo, stiamo assistendo ad una graduale ripresa del virus nella nuova variante Delta, molto più contagiosa delle precedenti e molto       più diffusa tra i giovani e giovanissimi. Per quanto riguarda la scuola, il Governo ha affrontato alcuni    nodi legati alla riapertura ma non tutti sono stati sciolti definitivamente. Col grenn pass, rendendolo obbligatorio dal 1 settembre per tutto il personale scolastico, si è cercato di dare un’accelerata alle vaccinazioni degli oltre 225mila ancora inadempienti. Basterà la sanzione della sospensione dallo stipendio dopo 5 giorni di assenza a convincere i più recalcitranti? Noi ci auguriamo di sì ma non sarà facile. E’ stato stipulato prima di Ferragosto un nuovo Protocollo sulla sicurezza coi sindacati che ricalca    a grandi linee quello esistente: distanziamento tra i banchi, obbligo delle mascherine e igienizzazione , aerazione dei locali . Tamponi gratuiti per chi non si è ancora vaccinato ma solo al personale cosiddetto fragile. In considerazione  della pericolosità della variante Delta tra gli studenti, viene lanciata una nuova campagna di vaccinazione  dai 12 anni in su e senza prenotazione.  Questi in sintesi gli ultimi provvedimenti presi dal Governo, dopo il cosiddetto Piano Estate, con lo stanziamento di 510 milioni di   euro per il recupero di competenze e socialità andate perdute con la DAD. Quello che invece è rimasto come prima riguarda il sovraffollamento, causa principale del diffondersi del contagio.                         Sovraffollamento nei trasporti e sovraffollamento nelle aule, nelle cosiddette classi pollaio.                              Per risolvere il primo bisognava incidere nelle politiche locali, con maggiori risorse e un piano strategico che non si è ancora visto al di là di una riduzione della capienza nei mezzi pubblici, oscillante attorno all’80% . Per il secondo, occorreva rivedere i piani dell’edilizia scolastica, da anni  oggetto di investimenti sulla carta che non si sono realizzati in modo strutturale ma solo con rattoppi di messa in sicurezza, laddove le scuole rischiavano di cadere a pezzi. Altri nodi riguardavano il potenziamento degli organici, invece del cosiddetto organico Covid, misura insufficiente e lasciata spesso alla discrezionalità dei dirigenti scolastici. Il 1 settembre doveva vedere la stabilizzazione di oltre 100mila precari. Si e no se ne coprirà la metà. Il resto è ancora precariato diffuso, soprattutto nelle scuole del nord.                                                             Un esempio: in Lombardia a fronte di oltre 25mila posti messi a concorso ne son stati coperti appena                  8 mila. Si va avanti di emergenza in emergenza, senza mai affrontare seriamente i problemi strutturali che da anni affliggono il nostro Paese. E se la Scuola continuerà a zoppicare come negli ultimi anni, difficilmente il Paese inizierà a correre e ad avere una ripresa stabile e duratura.