Sono maturi i tempi per una nuova maturità?

di Giuseppe Bonelli

Si sono conclusi i secondi Esami di Stato dell’era Covid e ha sorpreso una dichiarazione del Ministro Bianchi che ha adombrato la possibilità che la nuova formula, introdotta lo scorso anno per ridurre al minimo la presenza fisica di studenti e docenti a scuola e confermata con migliorie per questa tornata, possa divenire quella definita per la cosiddetta Maturità.

Concentriamoci sulla sostanza di questa nuova possibile impostazione e trascuriamo l’aspetto formale della questione, ovvero la liquidazione del complesso iter di riforma avviato dalla delega in materia contenuta nella legge 107/15 e mai giunto a compimento non solo per lo scoppio della pandemia ma per il repentino avvicendamento di quattro ministri di diversa matrice politico culturale che hanno voluto intervenire su una normativa che non li convinceva pienamente.

Obbiettivamente lo strumento del colloquio articolato appare quello migliore per perseguire il vero scopo della riforma introdotta a suo tempo dalla cosiddetta Buona scuola, ovvero la verifica delle competenze e non dei soli contenuti al termine di un percorso di studi che le nuove indicazioni nazionali e l’evoluzione del pensiero pedagogico in materia hanno delineato proprio improntato sullo sviluppo della capacità do rielaborazione personale dello studente. In tal seno il confronto diretto con la Commissione può certamente evidenziare al meglio questo processo, piuttosto che un elaborato scritto o pratico nel quale non solo si riduce la possibilità di interazione ma spesso prevale, in sede di correzione, il criterio comparativo rispetto agli altri candidati e non la personalizzazione del giudizio.

Resta tuttavia il nodo della validazione nazionale del titolo di studio, che richiede un quadro standardizzato dei livelli di competenza raggiunti specialmente in un Paese nel quale le rilevazioni nazionali e internazionali evidenziano puntualmente un discreto divario tra la qualità degli apprendimenti nei diversi territori e anche all’interno dei medesimi a seconda della conformazione socio economica dei contesti di riferimento delle diverse scuole.

Per ovviare alle possibili disparità di giudizio il Ministero ha supportato negli ultimo anni il nuovo sistema di valutazione finale con Quadri di Riferimento e Griglie di Valutazione standardizzate, non più offerti a supporto delle Commissioni ma resi di fatto cogenti e anche in questa versione transitoria dell’Esame è stata proposta una precisa Griglia di Valutazione del nuovo colloquio.

Lo strumento può essere certamente utile, ma resta il problema di una verifica puntuale e non campionaria dell’applicazione delle nuove normative da parte di tutte le scuole, statali e paritarie. Per questo va a mio avviso potenziato e reso efficiente ed efficace una servizio ispettivo non più solo quale pronto intervento in caso di incagli interpretativi o blocchi operativi delle Commissioni, ma come costante supporto formativo e verifica in itinere dei processi di valutazione.