CONCORSO STRAORDINARIO DD.510/20: nato male finito peggio.

di Pippo Frisone

Doveva essere il concorso della stabilizzazione dei precari della secondaria con almeno tre annualità di servizio Ci son voluti tre anni, tre governi e quattro Ministri: Bussetti, Fioramonti, Azzolina e Bianchi. All’inizio nel 2019 col governo gialloverde il concorso pa i posti a concorso erano solo 24mila, con una prova computer based a crocette, risposte chiuse e una prova orale non selettiva, solo per graduare  i docenti sul modello del concorso FIT del 2018, riservato agli abilitati. Poi la crisi e la nascita del nuovo governo giallo-rosso con la staffetta Fioramonti-Azzolina. Quest’ultima, in scontro aperto coi sindacati,  introduce modifiche sostanziali alla procedura del concorso straordinario .Lo vuole selettivo e di merito: non più a crocette ma a risposte aperte. Per renderlo digeribile ai precari, aumenta di 8mila posti, portandolo a 32mila.  Con l’as.20/21 dovevano arrivare le prime nomine. Invece, viene bandito con forte ritardo nel luglio del 2020 per scontri interni alla stessa maggioranza, unitamente ai concorsi ordinari e ad un altro concorso, riservato agli idonei non vincitori dello straordinario e finalizzato al conseguimento dell’abilitazione. La pandemia fa il resto, coi sindacati che chiedono preoccupati un concorso per soli titoli, con la selezione spostata al periodo di formazione e prova. La Ministra respinge ogni mediazione. Si nominano le commissioni in piena pandemia. Le prove partono in ritardo il 22 ottobre, con la maggior parte delle scuole chiuse e gli spostamenti interdetti tra le regioni, causa Covid. Dei 66.416 iscritti non partecipa quasi il 10% Quelli impediti dal Covid, sono ammessi successivamente a prove suppletive che si tengono nel maggio del 2020.Altri motivi di ritardo sono i numerosi decreti di sostituzioni dei commissari, protrattasi fino ai primi di giugno e la farraginosità della procedura di correzione delle prove e delle firme, tutta da remoto. Col nuovo Ministro Bianchi vengono introdotti col decreto sostegni bis nuove modifiche.alla procedura per la tempestiva nomina dei docenti. Gli idonei con almeno 56/80 non vincitori del concorso straordinario vengono inseriti in coda nella stessa graduatoria e considerati abilitati, vanificando cosi l’espletamento dell’apposito concorso abilitante.Modifiche anche nella composizione della Commissione che valuterà i docenti al termine dell’anno di prova. La novità più consistente è poter ricorrere, a graduatorie esaurite, agli abilitati inclusi in prima fascia delle GPS per coprire i residui posti rimasti vacanti dei contingenti destinati al ruolo. Anche questa ultima disposizione, dato il basso numero di abilitati nelle GPS, rischia di dimostrarsi insufficiente, in considerazione dell’alto numero di bocciati ( oltre il 55% ) e di un residuo di quasi 10mila posti ( 31%) che rimarranno scoperti.  Alla stessa sorte sembra destinato il concorso STEM , avviato in fretta e furia nella prima decade di luglio.Prove difficili,tanti bocciati. A farne le spese saranno ancora una volta le regioni del nord e della Lombardia in particolare, dove si concentra il più alto numero dei 112.691 posti vacanti dopo i trasferimenti. Concorsi ordinari del 2016, GAE, concorsi straordinari del 2018, concorsi straordinari del 2020, concorsi STEM  non sembrano aver risolto il problema del precariato, arrivato a superare quest’anno le 200mila unità. La continua sovrapposizione di norme e     modifiche al concorso straordinario e le continue divergente politiche, complice la pandemia, ne hanno rallentato l’espletamento, rendendolo una risposta insufficiente, tardiva e inadeguata . Il reclutamento va riordinato, semplificato e reso sistemico a cadenza annuale. Solo così si potranno coprire con regolarità i posti vacanti, limitandoli sempre più al solo  turn-over e circoscrivere il precariato a mero fatto fisiologico, destinato alle sostituzioni e alla copertura dei posti vacanti in adeguamento. E’ questo il tempo delle riforme, ce lo chiede a gran voce l’Europa e quella del reclutamento è una necessità non più rinviabile.