Lettera a Mimmo Ciccone

di Maurizio Tiriticco

Grande Mimmo! Ovvero, grande DS Domenico Ciccone, che su FB hai scritto un interessante e documentato pezzo sull’esame che ancora ci ostiniamo a definire di maturità, anche se così non dovrebbe essere, ma purtroppo è! Ancora! Fino a quando? E allora ti voglio proporre un pizzico di storia. Siamo nel 1923. Il Ministro dell’Educazione Nazionale (le dittature non vogliono solo ISTRUIRE, ma addirittura EDUCARE le nove generazioni ai valori – o meglio, ai disvalori – che la dittatura stessa impone) Giovanni Gentile introdusse l’esame di maturità, svolto al termine degli studi liceali, che erano gli unici a permettere l’accesso a tutti i corsi di laurea. Le prove scritte erano quattro e l’orale si svolgeva su tutte le materie del corso e sui programmi nazionali degli ultimi tre anni di studio. E’ l’esame che affrontai io al termine dell’anno scolastico 1945-46 presso il Liceo Classico Giulio Cesare di Roma. E non ti dico che faticata!!!

Poi le cose cambiarono. Ma vengo a tempi più recenti. Con il varo della legge 119 del lontano 5 aprile 1969 si prevedeva che “l’esame di MATURITA’ ha come fine la valutazione globale della personalità del candidato” (art. 5) e che “a conclusione dell’esame di maturità viene formulato, per ciascun candidato, un motivato giudizio, sulla base delle risultanze tratte dall’esito dell’esame, dal curriculum di studi e da ogni altro elemento posto a disposizione delle commissioni… Il giudizio di maturità è integrato da un voto espresso da tutti i componenti della commissione, ciascuno dei quali può assegnare un voto compreso tra un minimo di 6 e un massimo di 10” (art. 8).

Ma in seguito la legge 425 del 1997 (Ministro PI in carica Luigi Berlinguer) rivoluziona tutta la normativa precedente in materia. Perché ci si chiese: ma che cosa significa maturità? In effetti il concetto stesso di maturità riguarda più la ricerca psicologica che la didattica. Comunque la legge recita che i nuovi esami di Stato conclusivi del secondo ciclo di istruzione “hanno come fine la preparazione di ciascun candidato in relazione agli obiettivi generali e specifici propri di ciascun indirizzo di studi (art. 1, comma 1)” e che la certificazione rilasciata deve dare “trasparenza alle COMPETENZE, CONOSCENZE e CAPACITA’ (le famose tre C) acquisite secondo il piano di studi seguito, tenendo conto delle esigenze di circolazione dei titoli di studio nell’ambito dell’Unione Europea (art. 6)”.

E si intendeva così anche sprovincializzare la nostra scuola ed inserirla in un contesto sovranazionale! Pertanto il concetto stesso di maturità venne definitivamente liquidato. Restava però da definire con chiarezza quale significato condiviso attribuire alle nuove tre parole/concetto. E fu adottato questo quadro di riferimento: COMPETENZA, utilizzazione delle conoscenze acquisite per risolvere situazioni problematiche o produrre nuovi ‘oggetti’; CONOSCENZA, acquisizione di dati contenuti disciplinari e pluridisciplinari, cioè princìpi, teorie, concetti, termini, regole, procedure, metodi, tecniche; CAPACITA’, utilizzazione significativa e responsabile di determinate competenze in situazioni organizzate in cui interagiscono più fattori e/o più soggetti e si debba assumere una decisione. In effetti oggi al termine/concetto di CAPACITA’ si preferisce il termine/concetto di ABILITA’.

Insomma, oggi parlare ancora di MATURITA’ significa non avere ancora compreso ed interiorizzato, dopo decenni, che la maturità attiene – o dovrebbe attenere – solo alle mele e ad altri frutti, non all’esame di Stato di un diciannovenne. Mi chiedo: quando li faremo uscire dalla scuola a 18 anni? Come avviene in tanti altri Paesi? So che ci sono sperimentazioni in atto. Ma ora mi chiedo e ti chiedo: le competenze che gli studenti sono tenuti a raggiungere al termine di un lungo percorso di studi sono realmente individuate, descritte e proposte agli studenti? Mi chiedo: le progettazioni educative e le programmazioni didattiche che gli insegnanti sono tenuti a costruire, descrivere, condurre e realizzare sono veri documenti progettuali o carte riempite perché così vuole la legge? Mah!

Le Linee guida (relative agli istituti tecnici e professionali) e le Indicazioni nazionali (relative ai licei), di cui alla normativa del lontano 2010, descrivono con chiarezza le COMPETENZE, da raggiungere in ordine alla concorrenza di date CONOSCENZE e date ABILITA’. Soprattutto nelle Linee guida. Dove si ricorre alla rappresentazione grafica di un dolmen: date conoscenze e date abilità (i due piedritti) concorrono a produrre date competenze (l’architrave).

Ma infine mi chiedo: queste “benedette competenze” raggiunte dallo studente X vengono veramente certificate? Non credo proprio! Il fatto è che un rinnovamento che avrebbe dovuto essere radicale è rimasto solo sulla carta e nella testa di Berlinguer. E mia! Anche lo stesso colloquio in effetti si sbriciola in tante domandine suggerite – si fa per dire – da una tesina – non so se sia ancora prevista – che vale quello che vale, e che credo che non sia più di casa! Stando così le cose, è ovvio che si continui a parlare di MATURITA’ perché le COMPETENZE, in effetti, sono un’araba fenice: dove sia nessun lo dice, cosa sia nessun lo sa! Eppure i nostri docenti sono tenuti a scrivere tonnellate di carte progettuali oggi Rav, Pdm, Ptof e non so quali altre diavolerie. Pertanto, non è un caso poi che le ricerche dell’OCSE collocano i nostri ragazzi “maturi” in posizioni non davvero esaltanti. Questo insieme di cose in realtà inficia la cultura stessa del nostro Paese, e mina la nostra stessa democrazia! E, per essere cattivelli, questo tutto di banalità consente a un tale Salvini – parole parole parole – di fare il pieno ai suoi comizi! E a un tale Di Maio – esperto in bevande analcoliche – di essere Ministro degli Affari Esteri! Quando le ignoranze si coniugano! Nella Repubblica delle banane! Con un Draghi, “costretto” da un Mattarella a mettere le pezze ai buchi di una politica molto casereccia! Ma ciò riguarda – penso – l’intero Paese. E quanto accade al Comune di Roma, governato da una gentile signora, ma solo gentile, una volta Caput Mundi, è più che eloquente! Quando l’improvvisazione diventa governo!

 

Roma, 21 giugno 2021