Alba ci ha lasciati

di Maurizio Tiriticco

 “Che la comunicazione verbale e non verbale interessi il processo educativo è una considerazione che ha il carattere dell’evidenza. Il rapporto educativo tra due o più persone, particolarmente rilevante quando i suoi termini sono gli adulti da un lato e i giovani dall’altro, può aver luogo, infatti, in modo più o meno programmato, con o senza chiare finalità, con l’aiuto di tecniche raffinate o, al contrario, utilizzando mezzi del tutto empirici: in ogni caso si affida ad una condizione di fondo, ossia ad un processo di comunicazione che trova la sua espressione più esauriente nei suoi aspetti linguistici.

“L’azione educativa, però, non si esaurisce in un semplice comunicare: basti pensare a tutte le implicazioni emotive dei processi di apprendimento, ai problemi inerenti alla scelta e all’organizzazione dei contenuti in dipendenza di scelte altrettanto complesse di finalità e di obiettivi e in ragione delle capacità di differenti età e di differenti origini socioculturali, per rendersi conto di alcuni aspetti (soltanto alcuni) per i quali il fatto educativo specifica ed approfondisce in forme proprie ed originali il rapporto comunicativo.

“Tuttavia, e anzi appunto per questo, è necessario controllare la comunicazione nei suoi aspetti verbali e non verbali. Va a questo proposito sottolineata l’importanza che essa assume nella pratica educativa, in quanto, anche al di fuori della volontà degli insegnanti o di chi intenzionalmente si pone degli obiettivi educativi, può risultare inefficace o utile, o ancora, può venire deformata da significati non desiderati.

“Essere consapevoli della complessità di questa tematica vale a realizzare un avanzamento sia nei confronti dei procedimenti didattici improvvisati, costruiti a volta a volta per prove ed errori sulla base di intuizioni empiriche, sia anche nei confronti di una più matura e critica riflessione sull’educazione.

“Ma un controllo e una consapevolezza di tal genere riportano al problema generale, già accennato, del rapporto tra i singoli campi di ricerca applicati all’educazione – in questo caso tra la ricerca sulla comunicazione verbale e non verbale – e l’organizzazione dei contributi delle differenti discipline in chiave pedagogica”.

Così scriveva Alba Porcheddu, Professoressa Ordinaria di Didattica generale, attiva presso le Università di Cagliari, Siena, Roma , nel suo “Insegnamento e Comunicazione”, pubblicato da Giunti e Lisciani a Teramo nel lontano 1984, pagg.7-8.

Siamo negli anni ottanta, ricchissimi per quanto concerne la ricerca educativa e la riflessione pedagogica, a valle di quegli anni sessanta e settanta, caratterizzati dalle lotte condotte dal Movimento Studentesco e da ampi gruppi di insegnanti, finalizzate ad un rinnovamento profondo del nostro ordinamento scolastico. Già Don Milani aveva detto la sua nel 1967 nella famosa “Lettera a una Professoressa”: e proprio alla vigilia di quel Sessantotto che vedrà gli studenti di tutto il mondo, da Parigi a Berkley, da Roma a Pechino, muoversi contro “la scuola dei padroni”. O meglio per una scuola rinnovata nei suoi obiettivi e nei suoi contenuti, e soprattutto non selettiva e discriminante, ma aperta a tutti e promozionale.

Per quanto riguarda la scuola, in quegli anni ci si batteva perché il rapporto docente/alunno si fondasse in primo luogo su una comunicazione interattiva, efficace e produttiva, ben altra cosa rispetto alla informazione discendente, tipica dell’insegnamento ex cathedra. Quindi gli anni settanta furono ricchissimi per quanto riguarda la ricerca educativa, Nel 1978 Aldo Visalberghi con la collaborazione di Roberto Maragliano e Benedetto Vertecchi, pubblica per Mondadori “Pedagogia e Scienze dell’Educazione”, una summa teologica, se ci è concessa l’espressione, su tutte le problematiche educative. A pagina 21 viene rappresentata schematicamente l’insieme della cosiddetta enciclopedia pedagogica: vengono individuate ben 24 discipline!

Insomma, insegnare non è una cosa semplice. Ed un insegnamento cessa di essere cattedratico, se viene investito e supportato da un insieme di discipline altre, di cui l’insegnante sia ovviamente padrone. Ma il vincolo che le lega è sempre il concreto campo della comunicazione interattiva. Ed è su questo terreno che scende l’esplorazione di Alba Porcheddu. Una esplorazione che si è avventurata su terreni diversi. Basta leggere la ricca bibliografia del volume. Circa 300 testi! Ed in larga misura stranieri e tutti attinenti alle problematiche della comunicazione.

Alba Porcheddu ci ha lasciati! Fisicamente! Ma ci ha lasciato una ricca eredità di ricerca, riflessione e produzione! Che è quanto mai importante e suggestiva oggi, in un’epoca in cui il covid costringe insegnanti e studenti a percorrere strade altre e diverse rispetto a quelle della tradizione, quando la comunicazione era solo quella veicolata da una cattedra ad un banco! Oggi mediata da una lavagna luminosa e da un PC! E forse non sempre! Anche perché è pur sempre l’atto linguistico, quello umano, o meglio l’insieme degli speech acts, a cui Alba Porcheddu dedica molte pagine, quello che connota i rapporti che docenti e studenti costruiscono in aula! Ed anche fuori di essa!

L’insegnamento di Alba viene da lontano, ma poi si è dispiegato sulle cattedre di tante nostre università ed ha coinvolto centinaia di studenti! Ma anche centinaia di amici, a lei legati da tanto affetto e tanta stima. Per queste ragioni il ricordo di Lei è vivo oggi! Ed anche domani!

Roma, 18 giugno 2021