NON SI PUO’ TORNARE INDIETRO

di Marzia Campioni

Con questo articolo voglio iniziare a presentare alcune riflessioni sui passaggi delle Linee prammatiche del Ministero della Pubblica istruzione

Il primo punto delle Linee programmatiche del Ministero dell’Istruzione

  1. La scuola è il motore del Paese.

Questa frase, molto di effetto, è la scoperta dell’”acqua calda”. Dagli anni ’90 almeno, si è parlato dell’istruzione e del capitale umano come motore di “competitività, crescita e occupazione” come ben delineato nel libro di Jacques Delors, presentato alla Commissione europea nel1993.

Non dipende sicuramente dalla pandemia e su questo sono d’accordo con quanto scrive il Ministero: “Il nostro è un Paese a basso livello di crescita, ancor prima della pandemia, determinato soprattutto da profondi divari territoriali e da insufficienti investimenti su scuola, università e ricerca.”. Ma, sono anche sicura che non si possa più tornare indietro e che non si possono mettere solo pezze al nostro sistema di istruzione e formazione, ma bensì dobbiamo cambiare il nostro modo di concepire la scuola ricordando che “ La scuola è il luogo dove si costruiscono le competenze e si acquisiscono le abilità; sono questi i presupposti per diventare cittadini preparati, critici e partecipi.

Le possibilità, oggi ci sono tutte poiché abbiamo a disposizione “..le risorse del PNRR”.

Ma da dover bisogna partire e su questo sono completamente in accordo sicuramente dalle esperienze positive che oggi nella scuola ci sono: bisogna partire dal “patrimonializzare l’esperienza vissuta e, in modo particolare, ciò che gli insegnanti hanno sperimentato in fase emergenziale e le molteplici innovazioni che ne sono derivate.”

L’unico problema è quello di cercare, analizzare, valutare, diffondere queste esperienze senza limitarci come sempre a dire che ci sono, ma mai a valutarle e diffonderle in modo obiettivo.

Nella scuola si conoscono quelle esperienze che sono “appoggiate”, quelle degli amici degli amici, con l’obiettivo non di cambiare e migliorare il sistema ma di mettere in “vista” e sugli “allori” questa o quella persona con fini prettamente politici.

Il lavoro sommerso non viene mai riconosciuto e molte volte viene ostacolato perché “essere innovativi” dà fastidio. La vera “innovazione” nella scuola ha dimostrato che le cose possono cambiare e soprattutto cambiano da basso. Purtroppo, ha anche dimostrato che il “basso” non viene mai ascoltato e a parlare sono sempre coloro che “urlano” più forte e che cercano sempre l’appoggio di quella o quell’altra corrente politica.

Chi veramente lavora per la “scuola” non ha tempo di discutere, non ha tempo di andare in televisione, non ha tempo di cercare consensi …lavora e basta.

Ma partire dalle esperienze innovative che ci sono non è sufficiente.

Il punto di partenza o comunque un ‘azione da svolgere in parallelo è sicuramente quella di aggregare “….risorse su importanti interventi infrastrutturali diretti a garantire la piena sicurezza, la riqualificazione del patrimonio edilizio scolastico, per migliorare la qualità degli ambienti di apprendimento, anche con un ripensamento delle metodologie didattiche in chiave innovativa. “e aggiungerei quella di permettere alla scuola di aver gli strumenti per “essere innovativa”.

Gli strumenti che abbiamo, in parte, imparato a conoscere in questo periodo di pandemia e che ci possono permettere di realizzare una scuola per tutti, che permetta a tutti il potenziamento dei propri talenti e che si muova verso un diritto allo studio collegato al’” l’idea che la scuola e lo studio devono essere intesi come “bene comune” al pari del diritto alla salute. È necessaria una reinterpretazione del diritto allo studio come diritto ad una “scuola di qualità” e un intervento sull’equità complessiva del sistema educativo.”

Tutto questo si può realizzare eliminando quello che è l’isolamento della scuola, soprattutto della scuola secondaria superiore lasciata per molti anni in balia di sé stessa. E qui ancora una volta sono ancora d’accordo con quanto riportato nelle Linee programmatiche :”È imprescindibile il forte coinvolgimento di tutta la “comunità educante”. Per questo si intende promuovere una politica di coesione, improntata al dialogo costruttivo, al confronto e al coordinamento con le istituzioni pubbliche e con la società civile. Tutte le professionalità devono essere coinvolte nel processo di cambiamento e valorizzate attraverso forme diverse di riconoscimenti e incentivi. È questa una potente leva strategica per invertire la rotta e segnare un reale cambio di passo nelle politiche dell’istruzione”.

Le istituzioni, il territorio, la comunità sono beni preziosi per la scuola e la scuola è un bene prezioso per le istituzioni, il territorio e la comunità. La sinergia è di fondamentale importanza per cambiare il modo di fare scuola. È attraverso l’esperienza vissuta nel proprio ambiente che lo studente costruisce le proprie conoscenze e acquisisce le proprie competenze. Il territorio, se saputo sfruttare è un contesto di apprendimento formidabile e allora ben vengano le Scuole aperte anche nei mesi estivi, sempre.

Nelle scuole dobbiamo costruire centri di educazione permanente dove gli spazi: biblioteche, palestre, centri di aggregazione, punti di incontro di Associazioni di volontariato devono essere usufruiti da tutti. Pensare a scuole dove la “formazione per tutta la vita” diventa una realtà.

Ma a questo proposito bisogna chiedersi: quali scuole, in quali territori, con quali strumenti e risorse. Non si può pensare di aprire scuole che in estate diventano invivibili, per il caldo, l’inquinamento e non per ultimo la mancanza di personale e la sporcizia. Non si po’ ancora una volta “parcheggiare” gli studenti o costringerli in lezioni frontali di recupero. Meglio allora utilizzare ancora la FAD per i recuperi on-line anche in estate.

Bisogna chiedersi se ci sono gli spazi e strumenti adeguati  per realizzare, oggi, un simile progetto altrimenti si rischia che questo diventi l’ennesima spesa inutile di risorse.

Rendiamo prima le scuole sostenibili altrimenti non potremmo mai pensare a “di rafforzare la convivialità e i rapporti interpersonali degli studenti”.

Al prossimo articolo con altre riflessioni