Una scuola organizzata

di Marzia Campioni

Nella mia lunga carriera prima di studente, poi di docente e infine di dirigente scolastico, durata più di 50 anni, ho imparato una cosa molto importante che in un ambiente di lavoro organizzato, nel quale le persone siano a proprio agio e si sentano valorizzate, è di fondamentale importanza per far funzionare un sistema.

Durante tutta la mia carriera di docente, in qualunque scuola insegnassi, mi sono sempre posta le stesse domande: che cosa mancava nel sistema scuola per raggiugere l’efficacia e l’efficienza per portare gli studenti al successo formativo? Che faceva riconoscere alla scuola il ruolo di motore della crescita e dello sviluppo di una società?. Cosa faceva sempre pensare alla scuola come ad un luogo dove non si impara? Cosa faceva pensare ad un peggioramento, negli anni, dei saperi degli studenti? Cosa faceva accrescere il divario fra competenze acquisite e richieste della società e del mondo del lavoro?. Cosa faceva della scuola italiana, con alle spalle una lunga tradizione culturale, la Cenerentola del sistema scolastico europeo?

Gli ingredienti del successo ce li avevamo tutti, a partire da un territorio con un patrimonio culturale immenso, insegnanti dal punto di vista disciplinare ben preparati da Università di tutto rispetto, studenti per la maggioranza con famiglie adeguate alle spalle, legislazione con alte potenzialità di manovra e linee guida bene strutturate per ogni ordine di scuola.

Cosa non funzionava?

La mia risposta è sempre stata: la scuola manca di organizzazione è troppo lasciata in balia della volontà del singolo, sia esso preside, o insegnante, o applicato di segreteria. Laddove questa organizzazione sembra esserci, non è mai condivisa con tutto il personale della scuola, resta nella mente del Dirigente illuminato. Ma, talvolta anche questo Dirigente non è capace di valorizzare le risorse umane a sua disposizione, non sa renderle “complici” della propria idea di scuola e del proprio concetto di miglioramento.

Anche le indicazioni ministeriali su possibili “Figure Obiettivo” o “Figure strumentali” e le discussioni su una possibile leadership partecipata da parte della dirigenza non hanno fatto cambiare la situazione. Le sovrastrutture burocratiche che spesso hanno ammorbato la scuola hanno fatto del preside non una figura di dirigente ma di funzionario, attaccato più alle regole, incapace di prendere decisioni per un vero cambiamento.

Sì, a mio avviso, un modo per un innovazione del sistema scolastico sta proprio nell’organizzazione delle singole realtà scolastiche e quindi di un cambiamento che parta dalla base e non dal vertice della piramide.

È vero che il problema soprattutto in questi ultimi 20 anno sono stati i tagli fatti alla scuola. Questo non ha permesso alla scuola di attrezzarsi di strumenti efficaci e innovativi e, non di meno, di poter cambiare la propria struttura di base, ossia l’ambiente in cui il processo di apprendimento degli studenti si è realizzato.

Ma, è anche vero, che non si è stati capaci né di ottimizzare le risorse, né di sfruttare i pochi spazi che leggi e leggine gettate ,in continuazione, sul mondo della scuola, mettevano a disposizione per un cambiamento di passo per Dirigenti e docenti.

Quando parlo di organizzazione, sto parlando di organizzazione a 360° ossia: organizzazione degli spazi, organizzazione del calendario e degli orari, organizzazione della didattica, organizzazione delle risorse finanziare ma, soprattutto, quello che è mancata di più all’interno del sistema scuola è l’organizzazione delle risorse umane.

Per la paura di toccare “la libertà di insegnamento” non siamo riusciti a valorizzare nel contesto scuola la risorsa docente. Ogni docente è stato lasciato solo a decidere della propria didattica, della propria attività senza la condivisione con gli obiettivi del proprio istituto scolastico, senza la richiesta di una coerenza con la mission della propria scuola e con la natura dei propri studenti.

Questo non ha permesso di portare avanti un progetto di scuola comune e di valorizzare anche mettendole a frutto le competenze delle singole persone a disposizione del sistema scolastico.

Questo era già un pensiero che aveva toccato all’Istituto “Gadda” di Paderno Dugnano il preside Angelo Malinverno che aiutato da esperti dell’organizzazione aveva costruito il proprio staff dando a tutti i docenti un ruolo e delle funzioni. Ad esempio, io che facevo parte del Comitato Scientifico mi dovevo occupare di programmazione e valutazione. Questo in qualche modo aveva reso più efficiente il tutto creando una programmazione comune per disciplina, quaderni per il funzionamento dei Consigli di classe, criteri di valutazione comuni, prove parallele per indirizzo e per anno di studio. Si è arrivati persino a realizzare i primi scrutini informatizzati che hanno permesso per la prima volta nella scuola secondaria superiore di fornire agli studenti una scheda completa sui propri traguardi di apprendimento. Una vera e propria rivoluzione se si pensa che eravamo ancora negli primi anni ’90, almeno 20 anni prima dal registro elettronico e dagli scrutini informatizzati arrivati nelle scuole dopo il 2010.

Questo però non era bastato ancora l’organizzazione non toccava la mission della scuola e rimaneva per molti versi solo formale. Era mancata la condivisione di intenti fra la base e il vertice della scuola. Il preside rimaneva sempre l’unico depositario degli obiettivi che si voleva raggiungere e un accentratore del proprio potere dirigenziale non mai delegato. Poca la possibilità di intervento e l’opportunità di tirare fuori le proprie potenzialità di docente. L’unica cosa che si poteva fare era quella di imparare e mettere a frutto gli spazi di crescita che tale organizzazione ti permetteva, eseguendo le indicazioni di un preside sicuramente illuminato.

Ecco che quando è stato il mio momento di diventare Dirigente la prima cosa che i sono posta come obiettivo è quella di agire secondo una leadership partecipata e di costruire il mio staff attraverso una organizzazione delle risorse umane puntuale e condivisa.

Con le immagini successivo ve ne dimostro un esempio:

                           

 

Tutto questo, rafforzato dal mio coordinamento di Dirigente che garantiva la condivisone degli intenti e che partecipava, condividendone le basi, alla stesura di ogni documento importante per il funzionamento della scuola.

Questa organizzazione delle risorse umane mi ha permesso di tenere sotto controllo ogni aspetto della vita della scuola. Bastava che chiedessi al referente per conoscere l’andamento dell’ambito che li era stato affidato ma, soprattutto, mi permetteva di comprendere le necessità e di dividere il budget annuale a seconda delle priorità degli interventi che venivano condivisi in riunioni mensili fatte con la presenza di tutto staff.

Le persone coinvolte sceglievano il proprio ambito secondo le proprie attitudini competenze e desideri.

Ciò mi permetteva di valorizzare appieno le risorse umane a mia disposizione e in pochi anni di questo assetto organizzativo si sono avuti risultati inaspettati e che hanno visto l’Istituto rifiorire in tutti i suoi settori facendo vedere il meglio del “fare scuola”.

Ovviamente l’organizzazione delle risorse umane non è sufficiente per un’innovazione scolastica c’è bisogno dell’organizzazione amministrativa, degli spazi, dei contesti di insegnamento, della didattica …e di tutti gli ambiti scolastici, ma, partire dalle risorse umane è un buon punto di partenza che forse ancora oggi non si è valutato abbastanza.

Penso che il dirigente scolastico, per un’innovazione scolastica efficace ed efficiente in continuo miglioramento, debba in primo luogo essere un buon organizzatore delle risorse umane che ha a disposizione creando un ambiente in cui il personale scolastico si senta valutato e lavori con soddisfazione.