L’Europa in festa!

di Maurizio Tiriticco

Il 9 maggio è stata  la festa dell’Europa! O meglio, la festa di noi tutti Cittadini Europei, con tanto di maiuscole. Ricorre l’anniversario della storica “dichiarazione di Schuman”. In occasione di un discorso a Parigi, nel 1950, a cinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale in Europa – occorre ricordare che sul fronte nipponico la guerra finì molto più tardi, grazie soprattutto al terribile ma necessario lancio di due bombe atomiche sul territorio giapponese, una su Hiroshima, l’altra su Nagasaki – l’allora Ministro degli Esteri francese Robert Schuman espose la sua idea di una nuova forma di cooperazione politica per l’Europa, che avrebbe reso impensabile nonché impossibile una nuova guerra tra le nazioni europee. Sono trascorsi settantun anni da quel giorno! E gli auspici e le attese di allora si sono avverati! Mai nella loro storia gli europei hanno vissuto un periodo di pace così lungo. E di pace costruttiva anche.

L’ambizione di Schuman, ovviamene sostenuta da gran parte dei politici e dei cittadini europei, era quella di creare un’istituzione europea che avrebbe dovuto mettere in comune e gestire la produzione del carbone e dell’acciaio, materie prime fondanti per la vita produttiva e civile di un Paese. E questo disegno si concretizzò con un trattato che dette vita ad una prima istituzione europea, che per molti sembrava ambiziosa ed avveniristica. Infatti, nel 1951, con il Trattato di Parigi, nasce la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. E viene instaurato il mercato comune per il carbone e i minerali di ferro. Sottoscrivono il trattato sei Paesi, Italia, Francia, Germania, Belgio, Olanda e Lussemburgo (questi ultimi tre meglio noti come Benelux). Con questo accordo sono soppressi i dazi doganali e le restrizioni quantitative sulle materie prime: cosa mai vista nella lunga storia europea. La concretizzazione della proposta di Schuman è considerata il lontano atto di nascita della successiva Unione europea, che vedrà la luce il primo novembre 1993, con il trattato di Maastricht, una città dei Paesi Bassi.

Negli anni successivi seguono altri atti di estrema importanza. Segnalo i due Trattati firmati a Roma il 25 marzo del 1957. Sottolineo, a Roma! Perché la Resistenza ci aveva riscattati dall’onta del fascismo! Il primo è il Trattato che istituisce l’EURATOM, ovvero la Comunità europea dell’energia atomica. Il secondo è il Trattato che istituisce la CEE, la Comunità Economica Europea. E’ importante sottolineare che con questo documento si sancisce anche che la formazione professionale costituisce la leva fondante delle politiche del lavoro, ma forse più al servizio del mercato che della persona: infatti sembra resistere, allora, il concetto della formazione professionale funzionale più alle politiche del lavoro che alla formazione della persona. Comunque è opportuno ricordare che negli anni successivi l’evoluzione delle tecnologie, dell’automazione e dell’informatica trasformano radicalmente i processi di lavorazione manuale, perché vengono via via richieste competenze sempre più elevate e complesse. Pertanto, nel corso degli anni, nella Formazione Professionale il concetto e la pratica di addestramento al lavoro vengono via via superati.

In seguito, le problematiche relative all’educazione (del cittadino), alla formazione (della persona), all’istruzione (del lavoratore) sono animatamente dibattute in sede europea. E’ doveroso citare un importante documento: il Rapporto della Commissione internazionale per lo sviluppo dell’educazione, più noto come Rapporto sulle strategie dell’educazione o Rapporto Faure, dal nome del presidente della commissione Edgar Faure, ex Primo Ministro francese e Ministro dell’educazione. Il Rapporto è del 1972 e risente dei toni e del linguaggio successivi agli anni della Rivoluzione culturale operata dalla “contestazione studentesca” del 1968. Ebbe vasta risonanza e contribuì a diffondere nel mondo i concetti di Educazione permanente (si apprende dalla culla alla tomba) e di Comunità Educante.

Tra le tante interessanti pubblicazioni di quegli anni, occorre ricordarne alcune di estremo interesse. Ecco il “Libro Bianco” di Jacques Delors, del 1993. Affronta il problema della disoccupazione nei paesi membri della Comunità Europea che va oltre i 18 milioni di persone. E contiene numerose indicazioni di politica economica che i singoli Stati membri e la Comunità nel loro complesso dovrebbero seguire per combatterla. Ed ecco una indispensabile indicazione documentaria: “Libro bianco su crescita, competitività, occupazione”, pubblicato a cura di Jacque Delors. presentato dalla Commissione Europea nel dicembre 1993. Ed ancora: “Insegnare e apprendere: verso la società conoscitiva”, Ceri-Ocse – 1996, “Apprendere a tutte le età: le politiche educative e formative per il XXI secolo”.

In quegli anni venne data una particolare attenzione alla scuola e all’istruzione. Si pensava che ciascuna scuola nazionale della Comunità si dovesse porre anche obiettivi sovranazionali, miranti alla formazione di una cittadinanza europea. Un obiettivo ambizioso, che trovò una sua concretizzazione con il “Trattato di Maastricht”, del ’92. Com’è noto, con questo accordo la CEE diventa UE, Unione Europea: un enorme balzo in avanti: non più solo “economia”, ma anche “politica”!!! E l’istruzione, la scuola, in ciascun “paese membro”, devono diventare fattore di sviluppo per una cittadinanza europea attiva e responsabile. Si tracciano le linee per individuare una Dimensione Europea dell’Educazione. Ovviamente, nessuna pretesa di modificare gli ordinamenti scolastici dei singoli Paesi Membri. ma si individuano tre percorsi curricolari comuni: a) le origini storiche, culturali, civili; b) la ricerca scientifica e le tecnologie; c) le competenze linguistiche: ciascun cittadino europei, oltre alla sua lingua, è tenuto a conoscere una delle lingue comunitarie. Ed infine giungiamo al Trattato di Maastricht. E’ il 15 dicembre del 2004 e 32 ministri dell’istruzione europei sottolineano la necessità di giungere ad un sistema unitario di formazione e qualificazione professionale per rilasciare certificazioni leggibili e spendibili in tutti i Paesi dell’Unione. L’Europa cammina!

Ma torniamo al 9 maggio di quel lontano 1945. Quando un’Europa unita e solidale è nata! Grandi festeggiamenti di popolo ovunque. E mi piace ricordare che quella notte a Londra Elisabetta, la futura regina del Regno Unito, uscì dal Buckingham Palace con la sorella Margareth e si mischiò alla folla per festeggiare la vittoria. Ed infine, come regalo al lettore che è giunto fin qui, ecco il filmato della “parata della vittoria”, che si svolse a Mosca, sulla Piazza Rossa per festeggiare la vittoria e l’avvio di quel periodo di pace che ancora dura, nonostante le tante tensioni che nel corso degli anni si sono manifestate.

https://www.youtube.com/watch?v=zG042BCDZAk.