SCUOLE APERTE 2.0 : un modello di Comunità Educante

CONSIDERAZIONI DI FUNZIONAMENTO  PER  SCUOLE APERTE, SECONDO IL PIANO SCUOLA ESTATE 2021

di Giovanni Del Bene.

Psicologo, già Dirigente Scolastico e collaboratore Ufficio Scuole Aperte Comune di Milano e della Rete di Scuole Aperte in Italia.

L’attività extracurricolare e la scuola aperta non devono essere “ vissute” solo nel loro aspetto “ conciliatore” dell’allungamento dell’orario scolastico, con funzioni di “ accudimento” dell’alunno  in momenti, soprattutto nelle grandi città, di traffico lavorativo del genitore, ma come un vero e proprio  “ ampliamento dell’offerta formativa” , con ricadute MISURABILI sullo sviluppo delle capacità relazionali dell’alunno stesso,   della sua integrazione, delle sua relazione con il territorio.

Si sviluppa il concetto di territorio e di Comunità “ Educante”.

Su questa premessa in questi ultimi giorni del mese di aprile 2021 è uscito il libro che tenta di  definire  il “modello” della Comunità Educante e dell’Educazione Condivisa.

Il testo , appunto a cura di GIOVANNI DEL BENE ,  ANGELO LUCIO ROSSI, ROSSELLA VIACONZI, con la Prefazione dell’Assessore all’Educazione del Comune di Milano , Laura Galimberti , con l’Introduzione del Prof. Luigi Berlinguer, già Ministro del MIUR, e con la postfazione del Prof. Massimo Galli, si intitola:

“  LA COMUNITA’ EDUCANTE’ : Scuole Aperte Al Futuro  “ dell’ Editore La Fabbrica dei Segni.

Il testo sopra citato riporta le esperienze concrete in atto a Milano ed in Italia e soprattutto riporta la genesi e la realizzazione concreta dei Patti Educativi Territoriali ( PET ) che rappresentano la messa in rete di: Scuole, Istituzioni del territorio , Associazioni del terzo settore, Cittadini e strutture culturali e pubbliche.

E per attività  non solo durante l’ estate ma durante tutto l’anno scolastico.

Ed appena poco dopo Il Ministero dell’istruzione comunica il : “Piano scuola estate 2021: un ponte per il nuovo inizio.”   Linee di indirizzo dettate dal Capo Dipartimento del MIUR, dott. Stefano Versari.

E tale piano viene accompagnato dalle :  “ LINEE PROGRAMMATICHE DEL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE” del Ministro Prof. Patrizio Bianchi, ben più strutturate e complete ma che tuttavia insistono sull’aumento del tempo scuola e soprattutto sul rinsaldare i legami con il territorio attraverso i Patti Educativi di  Comunita’.

Le scuole Aperte , nella loro primaria apparizione, sono nate circa vent’anni fa, figlie di un sintomo venuto via via sempre più alla ribalta: Il riconoscimento in quelle quattro mura con aule, palestre, laboratori e giardini, di uno spazio pubblico che poteva aprirsi agli studenti, ai genitori, alle associazioni, ai quartieri, al territorio.

Esattamente in quest’ordine.

Dopo la legge sull’autonomia scolastica, anno 1999, sono nate come eccezione grazie all’impegno e all’alleanza fra genitori  e presidi e lentamente si sono affermate, complice anche l’avanzare della crisi economica, come luoghi di incontro e di accoglienza, capaci di realizzare corsi pomeridiani per allievi e per adulti, a costi calmierati, attività di pre e post scuola, i più svariati laboratori, attività di sostegno per i più fragili, progetti di inclusione e integrazione per le comunità straniere e per chi abbisognasse di una attenzione in più, a cominciare dagli alunni con disabilità.

Si arriva così, con situazioni a “ macchia di Leopardo” , alla Ministra Giannini e alla legge sulla Buona Scuola ( legge 107/2015 ) che in un suo discorso al Senato, ancor prima che la legge venisse varata, dedicò ampio spazio al tema della Scuola Aperta “………..Ci serve una scuola aperta per rispondere alle esigenze degli studenti e contrastare la dispersione scolastica. Bisogna lasciare le porte aperte oltre l’orario delle lezioni (…) e apertura vuol dire tante cose, anche che siano aperte al territorio nel quale sono inserite , con iniziative e attività rivolte non solo agli alunni ma anche alla cittadinanza …..”

Queste poche frasi bastarono per abilitare una trasformazione già in atto, di cui anche l’ANCI, da sempre attenta ai cambiamenti che nascono sul territorio, aveva preso pienamente consapevolezza:

La scuola come vero e proprio  POLO CIVICO di zona. Per alcuni quartieri , periferie e piccoli paesi l’unica forte presenza dello Stato nel territorio, la sola dove si trovano aggregate le bandiere dei Comuni, del Paese e dell’Europa.

E con il decreto del MIUR del 27 aprile 2016, nr. 273 ( Scuole al Centro), inizia anche un’azione specifica e finanziata da PON, per la prevenzione della dispersione scolastica nelle zone periferiche delle città metropolitane , attraverso progetti “ ad hoc” , svolti in spazi extracurricolari, con il coinvolgimento anche di altri soggetti del territorio: enti pubblici e locali, associazioni, fondazioni, professionisti. Il decreto inizialmente sperimenta su quattro città ( Palermo, Napoli, Milano e Roma ), ma la via per rendere le Scuole Aperte una realtà Istituzionale è tracciata.

Infatti attualmente i PON sono stati riconfermati ed estesi a tutto il territorio nazionale.

Quindi le iniziative delle Scuole Aperte nascono sia da un problema di gestione delle risorse economiche nei confronti del sistema educativo, sia dall’esigenza di rivalutazione dei concetti di “beni comuni” e “ beni pubblici”.

Importante quindi creare gli strumenti  amministrativi che possano attuare lo sviluppo dell’autonomia scolastica non prescindendo, tuttavia, da un intervento collettivo a livello locale, che coinvolga in eguale misura l’amministrazione comunale, le dirigenze scolastiche e le Associazioni cittadine ( anche quelle  costituite dai genitori/ utenti ).

Da queste basi complesse nasce l’idea di “ SCUOLA APERTA”. L’idea cioè di aprire gli spazi degli Istituti ad attività diverse dal curricolare rivolte non solo ai singoli studenti, ma all’intera comunità. In un luogo che si apre per accogliere ma anche  per “uscire”.

In modo  che nasca un interesse comune nel  preservare e promuovere la funzione educativa del polo scolastico e del territorio.

E’ qui che interviene il concetto di scuola aperta “ condivisa”.

La sperimentazione di apertura di spazi e iniziative di varia natura, concordate a priori con le dirigenze, vede il coinvolgimento attivi delle istituzioni del territorio e dell’organizzazione di tali attività, anche da parte dei genitori, degli studenti e delle formazioni locali.

Si può riflettere quindi su una nuova concezione del modello educativo: si può parlare quindi di “ educazione” come “ bene comune dinamico”.

Lo stato Centrale non ha il solo compito di emanare normative e modelli di istruzione, seguendo uno schema top down, ma è necessario che faciliti, come sta attualmente facendo, con l’adeguata regolamentazione il coinvolgimento dei soggetti attivi.

Con questo nuovo paradigma viene data, quindi, enfasi sulla dimensione collettiva, indispensabile per un miglioramento delle pratiche educative.

Infatti , nelle pratiche laboratoriali ed extracurricolari, non si pratica solo “ il sapere” inteso come conoscenza  da valutare ma anche il “ saper fare “ e “ saper essere”, intesi  come  COMPETENZE  di ordine sociale e relazionale:  aumenta l’autoaffermazione  e l’autostima  nonché  la capacità di problem solving

Attraverso le “ Competenze  di  vita”  ( coltivare, suonare uno strumento, fare giochi di squadra, recitare, esplorare il territorio, ecc. ecc. ) e senza essere “ valutati” con un voto ma con una esperienza.

I temi della sinergia e dell’utenza e dell’amministrazione locale nei progetti di scuole aperte , sono fortemente collegati all’attuazione del principio di SUSSIDIARIETA’ che identifica il valore sociale delle scuole come luogo di ricerca e sperimentazione, e delinea la necessità di superare il modello della delega della progettazione e gestione delle attività supplementari a favore di un modello partecipativo, realizzando realmente i principi della nostra Costituzione come la sussidiarietà orizzontale  all’articolo 118 comma 4 ( A.1 , A.2 ).

La pandemia ha messo in primo piano le difficoltà della Scuola e soprattutto ha messo in evidenza la necessità di cambiamenti sia di carattere organizzativo che di carattere sistemico: la scuola , come apertura e servizio al territorio , ha finora funzionato in modo inverso al funzionamento di uno stabilimento balneare:

Chiuso in inverno ed apertissimo nella bella stagione ed in estate.

La scuola nei mesi di luglio ed agosto è sempre generalmente chiusa ed il suo personale non è in attività.

Questa è sempre stata una consuetudine , tranne appunto in quelle scuole che hanno praticato attività di scuola aperta anche nel mese di luglio e fin dai primi di settembre, con attività di recupero compiti, attività motorie, visita delle strutture culturali e naturali del proprio territorio.

Attività socializzanti insomma e di life Skill , cioè di sviluppo di competenze di “ vita” . E molte scuole , milanesi ed in molte grandi città italiane, hanno fatto e fanno questa esperienza già da molto tempo. Utilizzando la prerogativa della loro autonomia , con il sostegno degli utenti e dei Consigli di Istituto, nonché dei Dirigenti scolastici, delle Istituzioni locali, del personale ATA e dei docenti.

A tale proposito vale solo la pena ricordare che i contratti collettivi di lavoro del personale della scuola prevedono un mese di ferie ( per i Dirigenti scolastici a volte meno, a seconda delle emergenze) e una indicazione  di essere “ a disposizione “ nel restante periodo estivo.

Ricordato questo particolare ora resta da vedere come le indicazioni Ministeriali per l’apertura delle scuole in questa estate 2021 potranno essere realizzate. Anche perché il Ministero ha investito circa 520 milioni di euro, e non sono pochi. Attraverso PON , e fornendo anche alle scuole strumenti  di supporto contabile.

Esemplificazione 13 luglio 2020, redatto dal Comitato di esperti istituito con  D.M. 21 aprile 2020 , n. 203 ,   “ Scuola ed emergenza Covid-19”. Il Rapporto raccomanda che la scuola , per superare il difficile compito educativo, ha bisogno di modalità innovative e di “ sguardi plurimi” ( il rapporto li definisce proprio così), di apporti differenziati . Quindi si sollecitano attività, in relazione alle specifiche esigenze territoriali, personalizzate di contrasto alle vecchie e nuove povertà educative ed alle nuove fragilità prodotte dalla pandemia.

Sempre il citato Rapporto ha posto l’attenzione quindi sulla funzione strategica dei “ Patti Educativi di Comunità” , un modo attraverso il quale il territorio sostenga, in collaborazione con la scuola ed in convenzione, offrendo ed utilizzando risorse, capitale umano ed Associazioni  per attività , ad esempio, di musica d’insieme, di arte e creatività, di attività motorie e sport , di educazione alla cittadinanza, alla vita collettiva ed al rispetto dell’ambiente ed educazione alle tecnologie digitali che tanto impatto hanno sulle nuove forme di socialità.

Il testo da noi scritto porta un intero capitolo di  esemplificazione dei Patti Educativi Territoriali , con documentazione già in essere, convenzioni con il territori ed attività in atto. E Ciò, almeno nella città di Milano, in attività già da alcuni anni. Con documenti ufficiali, convenzioni con il personale intermedio della scuola e con i Dirigenti Scolastici.

Si può!

Ma sulle nuove linee indicate per l’estate 2021 temo che il problema dei Dirigenti scolastici, del personale docente e del personale ATA si presenterà  in modo marcato e di non facile soluzione. Soprattutto quando le posizioni di queste figure di sistema  oscillano tra la necessità concreta di sostegno educativo alla popolazione studentesca e  tra le considerazioni  di carattere sindacali e delle RSU interne alle strutture scolastiche.

Due interessi contrapposti e a volte contrastanti.  E’ possibile  riuscire finalmente da parte delle Strutture di Governo Centrali , far convergere le azioni del  sistema Scuola verso un unico obiettivo, che dovrebbe essere quello  di una educazione globale, per risolvere : povertà educative, fragilità culturali, recupero dell’apprendimento  , sviluppo delle competenze relazionali e della propria autostima.

In sintesi: La formazione di un futuro buon cittadino!