Ricordando Giancarlo

di Antonio Valentino.

“Una valutazione a tre dimensioni” — La valutazione è un oggetto pedagogico assai complesso: si presenta infatti come punto di incrocio tra diversi piani di attenzione.
“Una prima prospettiva si riferisce alla valutazione degli alunni, o meglio, all’apprendimento dei loro ‘punti di partenza e di arrivo, dei processi, delle difficoltà riscontrate e degli interventi compensativi attuati’, e quindi degli esiti della formazione scolastica, come sottolineano i programmi didattici nazionali (dpr n. 104 del 10 febbraio 1985). Appartengono a questa dimensione temi cruciali per la scuola di base, quali il concetto di diritto all’educazione (anzi, al successo scolastico), la sostanziale eguaglianza dei risultati (che ‘debbono essere equivalenti qualunque sia l’itinerario metodologico scelto’, dpr 104/85), la prescrittività (cioè l’obbligatorietà) di alcuni traguardi essenziali, l’idea di standard formativi (cioè di livelli di competenza confrontabili).
“Una seconda prospettiva attiene alle modalità di regolazione per controllare, regolare, verificare l’intervento intenzionale delle scuole. L’adulto che in essa opera è un professionista responsabile, attento ai bisogni di relazione dei bambini, ma al contempo impegnato ad organizzare situazioni di apprendimento e capace di riequilibrare i propri interventi in base alla qualità delle risposte che osserva. Affermano chiaramente i programmi: ‘Il complesso delle osservazioni sistematiche effettuate dagli insegnanti nel corso dell’attività didattica costituisce lo strumento privilegiato per la continua regolazione della programmazione, permettendo agli insegnanti di introdurre per tempo quelle modificazioni o integrazioni che risultassero opportune’ (dpr 104/85).
“Infine la valutazione implica un piano alto di riflessione. Ci si riferisce qui alla valutazione della qualità del sistema educativo, cioè a quegli indicatori (sia quantitativi, esprimibili con numeri, sia qualitativi, cioè di tipo descrittivo) che possono portare ad esprimere giudizi di valore su una singola scuola o su ‘categorie’ di scuole (ad esempio le scuole elementari del ‘benessere vitale’ individuate dal Censis nel corso del ‘monitoraggio’ della riforma) o su un intero segmento del sistema formativo (ad esempio, la scuola elementare italiana, vista nell’ambito del contesto europeo dove – sia detto per inciso e senza falsa modestia – la comparazione ci vede belle posizioni di testa”.
E potrei continuare a copiare. Si tratta dell’incipit del primo paragrafo del primo capitolo “Valutare perché e come”, del volume collettaneo che io e Giancarlo pubblicammo insieme nel lontano 1994 per i tipi della Tecnodid di Napoli. La parte prima riguardava la scuola elementare (allora si chiamava ancora così); la parte seconda, scritta da me, riguardava la scuola media.
E la nostra collaborazione, che in effetti veniva da lontano, continuò. In forme diverse: ad esempio nei tanti convegni organizzati dalla Tecnodid ad Ischia, nel periodo estivo. Convegni, per altro affollatissimi, di insegnanti e dirigenti scolastici! Chi legge penserà: sì ad Ischia! Con tutto quel mare… è vero! Nonostante “tutto quel mare”, al mattino interventi preziosi e stimolanti, e al pomeriggio lavori di gruppo. Ma la Tecnodid non dava tregua né agli insegnanti né ai suoi esperti: in autunno, altri convegni, a Scanno.
E Giancarlo era sempre presente, con i suoi interventi ricchi, articolati: tante carte sul tavolo e le sue mani a farle scorrere, a ritrovare i mille spunti che arricchivano i suoi interventi. Per tutte queste cose, e per mille altre, Giancarlo rimarrà sempre nei nostri ricordi, nella nostra mente e nel nostro cuore.
Sul sito della Tecnodid leggo: Salutare qualcuno è sempre difficile, ancora di più se dobbiamo salutare una persona a cui vogliamo bene, perché a Giancarlo tutti vogliamo bene. Da ieri sera il mondo della scuola ha perso una delle sue guide più illuminate e lungimiranti, un pedagogista sensibile e attento, un Maestro. Per noi Giancarlo era e resta un amico, con cui abbiamo condiviso un lungo percorso, ricco di intuizioni e di successi, professionali e umani. Il sentimento che assale tutti quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo è quello della perdita, il vuoto incolmabile di una figura del suo calibro. A noi, però, piace ricordare quello che ci ha lasciato: l’amore per la scuola, la passione per le idee, la cura e l’attenzione per i più piccoli, la caparbietà delle scelte, la fierezza delle posizioni, il rispetto dell’altro, l’onestà intellettuale, la capacità di fare squadra. Ci stringiamo con affetto alla sua famiglia, lo stesso affetto che ci ha fatto sorridere insieme tanto a lungo.
Ciao Giancarlo, resterai sempre con noi.

Roma, oggi, 21 aprile 2020, la città compie 2765 anni!
Maurizio Tiriticco