Per forza di spingere e per forza di tirare

di Franco de Anna Ma non si torna indietro. In un recente post (lo trovate sulla mia pagina se volete…) ricordavo che la Storia ci insegna (sempre dopo, accidenti…) che tutte le fasi di cambiamento radicale (le transizioni di “epoche” direbbero gli storici) sono contrassegnate da (almeno) tre fattori ricorrenti: cambiamenti climatici, epidemie, spostamenti di massa di popolazioni. E che a ciò dovremmo sempre richiamare il pensiero dell’oggi (viste le coincidenze…) Sia chiaro che, nel mio “illuminismo genetico” (è l’età e/o effetto della mia sindrome bipolare che mi investe quando dialogo con me stesso) non ho un approccio “catastrofista di sinistra” (alla Bifo Berardi, per intenderci). Non c’è spazio qui per argomentare in proposito; ma per cavarmela con una battuta adattata, penso che quell’approccio sia segnato da “la faute à Foucault”. (se preferite “la faute à Heidegger”) Credo invece che i prodotti dello sviluppo delle Scienze (tutte), quelli dello sviluppo delle tecnologie (tutte), l’invenzione della democrazia e delle relazioni internazionali (la mondializzazione della politica), se congiuntamente e sensatamente utilizzati mettano l’uomo, oggi a differenza di ieri, in condizione potenziale di esercitare livelli di “padronanza” su quei fattori che nella storia segnavano semplicemente il “destino inevitabile”. Il “senza futuro”. La dialettica e lo scontro sociale e politico sono perciò oggi “a tutto campo”. Ovviamente non c’è alcun “automatismo” e neppure alcuna “sicurezza” del risultato. Ma solo un livello possibile di “padronanza” esercitabile. E perciò un “impegno storico e etico” L’istruzione, nella sua prospettiva di sviluppo sociale universale, ha questo significato: l’affermazione generale e distribuita di quella capacità di padronanza. Forse quando (stra?)parliamo di scuola dovremmo ricordarci di ciò, per scansare la “corta veduta”, o gli interessi immediati e parziali, o il primato del “come eravamo”. Richiamo sempre a me stesso (disturbo bipolare) queste semplici considerazioni quando devo misurarmi (con cautela e poco entusiasmo) con ciò che “emerge dalla emergenza” della pandemia, in particolare nella esperienza del (nostro) sistema di istruzione nazionale. Obbiettivo immediato: “falsificare” (Popper) una comunicazione mediatica nella quale le opinioni degli “opinion makers” (legittime ovviamente, e spesso “autorevoli”) sembrano sempre sostituire la funzione della “analisi dei dati”, che rimane una tappa fondamentale (anche se non esclusiva ed esauriente) del “conoscere” (effetto padronanza connesso). Le opinioni così diventano “fatti”. Occasione immediata in esame: la cosiddetta Didattica a Distanza. Oggi con la ripresa della scuola e gli effetti epidemia connessi, con i controlli differenziati e attenti, appare evidente che l’uso di quegli strumenti non possa essere considerato “finito”. Non si torna alla scuola di prima (anche perché da lì nasceva gran parte di ciò che è emerso nell’emergenza). Occorre invece fare i conti con quegli strumenti il cui uso proseguirà, innanzi tutto sciogliendo un equivoco sorto proprio nella congiuntura dell’emergenza: che DAD e “digitale nell’apprendimento” siano la medesima cosa. Da tale equivoco le ricadute speculari dei soliti “apocalittici e integrati” di buona memoria; che radicalizzano i “sì e i no” (in questo senso sono proprio “digitali”) senza esplorare i “se, i ma, i forse”. (La dialettica del pensiero e la padronanza possibile del reale). In questi mesi la scuola reale, nel lavoro dei docenti e nell’impegno di studenti e famiglie, ha “fatto fronte”, con generosità, con adattamento, con creatività. Cioè per “forza di spingere”: il “carico” è davanti a sé e ciò rende complicato distinguere la meta e la strada, ma ad ogni passo c’è una scoperta potenziale. Il “per forza di tirare” (qualcuno che abbia la meta chiara di fronte e il carico alle spalle) non è certo stato altrettanto produttivo (mi taccio della politica dell’istruzione e soprattutto della sua amministrazione: la centralità delle “rotelle” dei banchi per chi pensa di “tirare” sembra coerente… dipende da cosa intendi tirare). E c’è il pericolo di perdere il carico per strada… Sono convinto che per guidare un sistema sociale complesso e di dimensione potenzialmente “universale” come la scuola, le due forme dello “spingere” e del “tirare” debbano coesistere e che la capacità di governo consista proprio (anche) nelle forme sensate ed organizzate di tale doppia dimensione. Certo in alcune fasi storiche la creatività potenziale dello “spingere” appare un ingrediente fondamentale (le “zone franche” di Roberto Maragliano?). Per un vecchio ispettore come me l’esigenza di “riportare a sistema” rimane fondamentale, e dunque anche il ruolo del “tirare”. Una condizione operativa fondamentale è in ogni caso quella della analisi della realtà, della conoscenza reale di ciò che succede e/o è successo, della esperienza effettivamente condotta, dei significati effettivamente esplorati e della semantica prodotta. La tentazione di “fare politica” sulla parola/parabola degli “opinion maker” che tiene il posto dei “fatti” è diffusa e conosciuta. Ma proprio per questo abbiamo l’impegno di smentirla e controllarla. Innanzi tutto, guardando i “dati di realtà” e cercando di interpretarli nel “confronto collettivo e partecipato”. Su questi mesi caratterizzati dalla emergenza, come Associazione “Centro Studi AUMIRE” che opera nelle Marche, abbiamo interrogato le scuole coinvolte nella DAD, attraverso semplici questionari cui hanno risposto rispettivamente i loro docenti e, limitatamente alle scuole associate, gli studenti e i genitori. Offriamo pubblicamente la lettura “complessiva” dei dati e la loro interpretazione. A ciascuna scuola associata verranno invece restituiti i “propri” dati elaborati per consentire una comparazione autoanalitica e un proprio autonomo impegno verso una maggiore consapevolezza collettiva della singola organizzazione. (L’autovalutazione e la rendicontazione sono le “missioni” storiche della Associazione) Trovate il tutto (la relazione complessivae i dati) sul sito della Associazione AUMIRE. https://www.centrostudiaumire.it/index.php/area-riservata/didattica-a-distanza-rilevazione-per-il-monitoraggio-2019-2020“.