Scuola: pur di non cambiare si digerisce tutto

di Enrico Maranzana Nel dicembre 2019 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è stato sdoppiato: è stata riconosciuta la sostanziale divergenza tra gli orientamenti formativi delle due istituzioni.

Il provvedimento è passato sotto silenzio.

La palude l’ha inghiottito: un incontrovertibile sintomo sia del disinteresse che avvolge il problema educativo, sia della superficialità di quanti trattano di scuola.

 

Vediamo perché.

L’insegnamento universitario illumina lo stato attuale del sapere: adesione, comprensione, applicazione, elaborazione sono le risposte attese.

I dipartimenti disciplinari operano in perfetta autonomia.

 

L’incertezza e l’imprevedibilità, che caratterizzano i traguardi cui mira la scuola secondaria, condizionano il suo orientamento: al termine dei percorsi i giovani devono essere in grado di interagire positivamente con ambienti dinamici e complessi.

La promozione e il consolidamento delle capacità degli studenti sono la sua meta: il concetto “sistema” ne è l’animus.

La progettazione formativa, quella educativa e dell’istruzione [DPR 275/99] e la collegialità [TU 297/94] non devono essere eluse, come da sempre avviene.

 

La conoscenza, finalità dell’insegnamento universitario, diventa la palestra, l’occasione per stimolare le qualità intellettive e operative dei giovani.