Scuola: Piano di rientro o di rientro piano?

di Pippo Frisone

 

Mancano meno di due mesi all’apertura del nuovo anno scolastico. Il 1° settembre gli studenti  che hanno riportato delle insufficienze dovranno ritornare tra i banchi per primi per le previste attività di recupero.                      Luglio e agosto è risaputo sono mesi destinati alle ferie, non solo per il personale della scuola ma  anche per quanti lavorino in altri settori. A conti fatti i giorni da utilizzare per mettere in piedi quanto previsto dalle  Linee guida (DM 39 del 26/6/20) si riducono a poco più di un mese. Quella che sembrava la data che aveva messo d’accordo tutti, era quella del 14 settembre , data d’inizio delle lezioni su tutto il territorio nazionale. Ma non è andata proprio così. Nelle regioni dove si dovranno svolgere le elezioni amministrative, Puglia e Campania han detto di no e han deciso autonomamente di rientrare il 24 settembre. Secondo i governatori Emiliano e De Luca non avrebbe senso far rientrare gli studenti per tre giorni, poi lasciarli a casa di nuovo per le elezioni, tanto vale farli entrare tutti dopo il 24 settembre. Ma anche a Balzano gli studenti rientrano in altra data, il 7 settembre mentre in Veneto le scuole riaprono l’11 settembre. Il Piano di rientro nelle scuole, previsto dalla Ministra Azzolina, è basato su tre pilastri fondamentali :                                                                                          a) mascherine b) distanziamento fisico c) igiene personale.  Mentre sulle mascherine e a quale fascia d’età renderle obbligatorie si deciderà nelle ultime settimane di agosto, sul distanziamento fisico i burocrati hanno coniato un termine nuovo, rime buccali, vale a dire da bocca a bocca, non più da banco a banco, per garantire la distanza minima di un metro tra gli studenti, con la speranza di recuperare così maggior spazio nelle aule.   Sulla igienizzazione e sui materiali di pulizia il governo ha già fatto pervenire alle scuole 331 mln per gli acquisti. Verrà istituito, oltre ai tavoli sulla sicurezza, anche il cosiddetto “cruscotto informativo” a disposizione di scuole ed enti locali per censire aule e recuperare nuovi spazi. Si, perché si potrà fare lezione non solo nelle aule ma anche nei Musei, nei Teatri, negli Archivi, nei Parchi. Poi ci sono anche 3mila plessi scolastici dismessi che è possibile recuperare. E se tutto ciò non bastasse, nella secondaria superiore si può tornare alla DAD, magari alternando metà classe in presenza e metà classe che segue le lezioni in remoto da casa. E in tutto questo fervorìo tra Ministero, CTS, Enti locali, per la messa a punto di spazi, arredi e aule da rimettere a norma di distanziamento buccale, piovono sulla testa degli insegnanti e dei precari ben 4 Concorsi tra ordinari e straordinari in coincidenza col nuovo anno scolastico. I precari da assumere con supplenza vengono stimati attorno ai 200mila, senza contare i nuovi 50mila dovuti all’emergenza Covid-19. Cambiano le regole per i precari che verranno assunti da nuove graduatorie provinciali laddove le GAE non fossero e non lo sono già, sufficienti. Ma il buco nero del sostegno c’era e rimane soprattutto nelle grandi aree metropolitane del nord, dove continueranno a scarseggiare non solo i laureati in alcune discipline ma anche le maestre!!!   Le procedure concorsuali straordinarie varate dal governo, in netto dissenso coi sindacali, non si concluderanno che verso la fine del prossimo anno scolastico. L’anno scolastico 2020/21 sarà un test decisivo per monitorare lo stato di salute, non solo delle scuole ma dell’intero Paese. Investire nell’istruzione e nella formazione è diventato adesso uno slogan buono per tutte le stagioni. Ma se vogliamo uscire dalla crisi in cui siamo precipitati a causa del COVID-19 e non solo, bisogna passare dalle parole ai fatti. Non bastano mascherine, disinfettanti e distanziamenti. Non basta istituire in ogni scuola un presidio sanitario, dotando le scuole di un medico competente obbligatorio. Non basta chiarire il ruolo delle ASL in caso di contagio e quale sia l’autorità sanitaria che certifica le “fragilità” sul lavoro. Non bastano test e tamponi per tutto il personale che opera nelle scuole. Per uscire dall’emergenza occorre mettere in atto un vero e proprio piano d’investimenti pluriennali a favore della scuola, selezionando con procedure rapide e trasparenti insegnanti non solo ben formati dalle università ma anche ben pagati con stipendi medi a livello europeo. Le incertezze e i mal di pancia che scuotono giornalmente la maggioranza di governo non fanno però ben sperare mentre la ripresa del nuovo anno si presenta come un vero e proprio anno di prova per tutti. Dal Governo al Parlamento, dai Governatori ai Sindaci, dai dirigenti scolastici a tutto il personale scolastico. E se qualcuno verrà bocciato, il rischio che a rimetterci le penne questa volta non sarà solo l’amministratore di turno ma l’intera comunità scolastica.