Azzolina alla Conferenza stampa: una ministra for ever

di Aristarco Ammazzacaffè

Pensava di non farcela ad essere all’altezza. Invece in questi ultimi mesi ha fatto salti da gigantessa. Si parla ovviamente della Ministra Azzolina. Per la quale – dicono – continua ad essere una sorta di icona il suo predecessore, prof. Bussetti: non si è infatti mai sentita di raggiungerne i meriti, ma neanche di stargli molto indietro. Non ci sta, lei, a sfigurare, orgogliosa com’è.

Ora invece si trova addirittura a superarlo. Ma come fa? Il piglio? La statura? La competenza? Ma forse c’è anche la sua cultura, a pensarci bene; pur senza voler approfondire.

 

L’ultima conferenza stampa, di alcuni giorni fa, è stata effettivamente la sua mossa vincente. Davanti: un tavolo immenso, con due presenze, ai lati e a distanza sociale: molto importanti – queste presenze -, pare, e particolarmente coreografiche nello scenario da Corona virus. E lei, fornita solo di alcuni fogli che leggeva e non leggeva e comunque sfogliava. E cercava di convincere. Ma come si fa?

A conti fatti però – va riconosciuto – la sua figura, la Ministra, l’ha fatta tutta.

Anche grazie ad un discorso di presentazione delle Ordinanze – addirittura tre! – che in effetti il Bussetti se lo poteva solo sognare. D’altra parte lui preferiva sorridere. Sorrideva sempre. E non si è mai capito perché. Ci ha lasciato col suo sorriso e il mistero che nascondeva. Chissà dove sarà adesso. Una perdita!

Sarà così anche per la Azzolina? E quando? C’è già gente che prega.

Ma torniamo alla Conferenza stampa e alla sua presentazione. Ben tre ordinanze – si diceva -: sulla valutazione negli scrutini di fine anno, sugli esami di terza media e su quelli di maturità. Le stesse ordinanze che erano girate da due mesi, con modifiche più o meno settimanali, in omaggio al principio che il cambiamento è vita.

Non scontato l’incipit della Conferenza: che avvalora decisamente il profilo anticonformista della Ministra. La spia più evidente, i ringraziamenti; che generalmente si fanno alla fine, mentre in questa conferenza hanno addirittura introdotto la presentazione.

E che ringraziamenti! Comincia: con il Comitato Tecnico scientifico (CTS) e nominativamente coi i due angeli custodi della conferenza, i dirigenti in capo al CTS, il dott. Miozzo e il prof. Villani: che però non reagiscono; poi tocca al ministro Speranza al quale saranno sicuramente fischiate le orecchie; e, dopo Speranza, tocca a tutti i docenti e  dirigenti scolastici, al personale ausiliario tecnico e amministrativo delle scuole tutte; e ai disabili, a cui manda un abbraccio speciale; e poi, ancora, agli Uffici Scolastici regionali e a quelli Territoriali e alle parti sociali – che, se no, si offendono -; a cui fan seguito: la Croce Rossa Italiana e il Dalai Lama con i Pink Floyd. E tutti, citati senza leggere. Ma come fa?

Sorvolo sui contenuti specifici di ogni singola Ordinanza, versione definitiva, forse. Ci tiene però a dire in premessa – la Ministra –: 1. che, comunque, la lettura delle ordinanze “va fatta a 360 gradi” (evidentemente non bastano più neanche i 180. Si vede che è esigente, e fa bene; ma sui gradi, c’è qualche interrogativo appeso. Strategia comunicativa? Chi lo può dire? ); 2. che, soprattutto, con la pandemia, le è costata molto la decisione di chiudere le scuole, ma che ha dovuto farlo “per salvare vite umane”. Pensate! Sarebbe stato – chiarisce – più facile e più coerente con la sua missione di ministro dell’istruzione riaprirle, ma non l’ha fatto. E perché non l’ha fatto?

Primo perché – spiega – lei ha giurato, come tutti i suoi colleghi ministri, sulla Costituzione e quando si giura sulla Costituzione non ci si può tirare indietro: il bene dei cittadini prevale.  Il ragionamento, fuori contesto, non fa una piega.

E poi perché lei, prima di diventare ministra, era insegnante e quindi capisce. Il cosa, non si dice, così ognuno può metterci il suo. Massima libertà, si intuisce. Una questione di stile. Ma anche di strategia. Se ci pensate, ma poco però.

Un passaggio centrale, prima delle spiegazioni sulle ordinanze, è sul metodo. Su questo insiste molto perché lei ci crede. E questo le fa onore. E chiarisce, al riguardo, che al primo posto c’è la collaborazione e l’intesa con il Comitato Tecnico Scientifico; mentre al secondo posto c’è, se ho capito bene, la sicurezza per studenti e operatori scolastici durante gli esami finali e le operazioni di fine anno. Il ragionamento, come si vede, non fa una grinza. Infatti, se non è metodo questo, cos’è? Boh!

Sulla prima Ordinanza (la valutazione), l’insistenza è sul rigore e la serietà a cui lei è sempre stata molto affezionata. L’Azzolina è fatta così! È nel suo DNA, sembra di capire, dal tono accurato che usa. E quindi, sì, promozione per tutti, ma i voti restino voti – e non diventino carciofi, si intuiva -: devono rispecchiare il rendimento degli alunni, anche nella primaria e anche se praticamente l’insegnamento e le verifiche, nei mesi di scuola a distanza, sono state generalmente quello che sappiamo. Cioè a distanza.

Lei comunque capisce – ci tiene a dirlo – gli appelli di pedagogisti, insegnanti, dirigenti, psicologi perché si recuperi la scelta dell’abolizione dei voti (L. 517/1977); considerata anche l’eccezionalità estrema della situazione attuale. Ma i voti sul rendimento – ribadisce – non si possono sostituire dall’oggi al domani perché  ci sono troppe complicazioni e bisogna pensarci e averci tempo per pensare e, ancor prima, esserci abituati, a pensare (però!). Ma c’è soprattutto un ‘perché’ ancora più generale che lei per discrezione non dice e che, tradotto in napoletano, potrebbe suonare così: “perché,  cu’ ‘stu drìnghete e ‘ndrà, mièzz o’ mare ‘nu scoglio ce sta; … pe:cchè drìnghete,  drìnghete e ‘ndrà”.

Discrezione e saggezza. Se ce le vedete.

 

Sulla Maturità in presenza, poi, i chiarimenti sono espliciti e addirittura lirici: “Non si possono defraudare i giovani di questa esperienza eccezionale senza sentirsi in colpa!”. E aggiunge: “Per me è stato il giorno più bello della mia vita” (sic!).

Qui però c’è subito un interrogativo: in che senso: “il più bello”? quale evento l’ha segnato al punto da spingerla a questa dichiarazione? Ne erano al corrente i genitori? E l’evento, prima o dopo l’esame? Per alleviare la tensione o per scaricarla? Tutto lecito?

E c’è anche un’altra domanda: ammettiamo pure che possa essere il giorno più bello per un giovane che si libera finalmente della scuola; ma il problema sicurezza, per il quale lei ha giurato sulla Costituzione, qui non vale? Mah!

Mi sa che ci vuole un’interpellanza parlamentare.

E anche sulla decisione di non far svolgere in presenza l’esame di stato di terza media: non è forse un momento importante anche il passaggio dall’adolescenza alla prima giovinezza dei quattordicenni? Perché questa discriminazione? Ministra, ci ripensi, visto che c’è abituata. Dirigenti e insegnanti se ne faranno una ragione: sono abituati.

 

Pregnante infine il passaggio conclusivo (o iniziale? Ma, tanto…) della presentazione. Nel quale, dopo aver dichiarato di aver parlato “in tutta sincerità” (grazie, prof., come è buona, lei!), lancia a tutti noi, in cerca di certezze, un colto messaggio nientemeno che “cum grano salis”: che, qualunque cosa significhi in bocca alla Ministra, ci interroga e rassicura. Che è il massimo. A pensarci.