Un tempo sospeso tra Smart Working e Didattica a Distanza

di Carmen Talarico. 4 Marzo 2020 ore 18:20: le scuole di tutta Italia chiuse fino al 15 marzo

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Una data e un’ora che difficilmente dimenticherò nella mia vita di docente.

DPCM 4 marzo 2020, art. 1 comma d: «Limitatamente al periodo intercorrente dal giorno successivo a quello di efficacia del presente decreto e fino al 15 marzo 2020, sono sospesi i servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché la frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master e università per anziani, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza; sono esclusi dalla sospensione i corsi post universitari connessi con l’esercizio di professioni sanitarie, ivi inclusi quelli per i medici in formazione specialistica, i corsi di formazione specifica in medicina generale, le attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie, nonché le attività delle scuole di formazione attivate presso i ministeri dell’interno e della difesa» [1].

 

La notifica del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri giunge mentre, con i colleghi e i rappresentanti dei genitori, condivido un impegno collegiale programmato nel Piano Annuale delle Attività: il Consiglio d’Interclasse. Tra i presenti segue un silenzio innaturale. Gli occhi di tutti sono pieni di domande senza risposte. Io mi sento trascinata in un presente senza forma. Ci congediamo. L’unica nostra compagna è una pesante lentezza. Mi volto: uno sguardo alla mia scuola ecofriendly e, in alto, alle mie aule colorate. Mi avvio verso casa: un pensiero ai miei alunni operosi salutati al mattino.

Nelle strade, in varie forme, rimbombano le parole: evitate le strette di mano, evitate gli abbracci, state a casa e andrà tutto bene…

 

 

Lo smarrimento: la start up

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Il giorno dopo mi viene chiesto di caricare giornalmente sul registro elettronico i compiti per gli allievi secondo il personale orario quotidiano. Presto vengono inviate le linee guida per le famiglie e gli alunni per la condivisione dei materiali con i docenti. È una rete convulsa di circolari, tutorial, chat di notifiche con il team e i rappresentanti dei genitori. Segue un rumoroso tam tam di webinar, link, esperienze di istituzioni scolastiche virtuose, piattaforme dedicate rese disponibili dalla solidarietà digitale, documenti ufficiali, confronti virtuali tra colleghi di ogni ordine e grado.

Una distanza nella distanza in un tempo lento sempre più ampio. Un ossimoro.

 

La mia vita professionale viene riprogrammata secondo un unico algoritmo: un codice binario costituito da Smart Working e Didattica a Distanza (forse). Così come richiesto per il Covid-19, metaforicamente inizio a proteggermi dalla DaD con mascherine e guanti interiori.

Come docente faccio una sorta di role-playing: con un salto nel passato ripesco la routine della didattica laboratoriale che mi appartiene insieme al linguaggio e agli stili di apprendimento aperti alla progettualità e alla metodologia della ricerca-azione e al cooperative learning e li calo nel presente strano. Il feedback è quello di sentirmi una macchinetta a gettoni che quotidianamente colma i vuoti temporali dei ragazzi.

 

 

8 marzo 2020 ore 22:20: le scuole di tutta Italia chiuse fino al 3 aprile

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DPCM 8 marzo 2020, art. 1 comma h: prolungata la chiusura delle scuole e annullati tutti gli impegni collegiali.

Il mio team di lavoro, composto da dodici docenti, concorda un video-meeting. Scopro talenti sconosciuti e, spontaneamente, nasce una solidarietà di competenze.

Dopo varie problematiche audio-video e inceppi di connessione, eccoci: undici persone senza filtri nella privacy del proprio ambiente domestico; un collega è virtualmente assente giustificato perché impegnato nelle videolezioni dei figli e nella gestione dei propri dispositivi disponibili, un problema dell’intera comunità scolastica.

L’impatto emotivo è forte, la gioia di rivedersi è tanta. Facciamo un primo report sul lavoro svolto e ci confrontiamo sulla DaD. Al termine del video-meeting scegliamo di rimanere nella zona di confort proponendo un «vintage innovativo»: attività didattiche interattive proposte nell’ebook dei libri cartacei adottati; infine concordiamo un «aggancio emotivo» con i ragazzi con un video di saluto per tutti gli alunni da inserire nel registro elettronico.

Il nostro slogan: DISTANTI E VICINI! La meditata scelta della congiunzione «e» è l’illusione di mantenere vive la tenerezza e le libertà al momento vietate.

 

 

16 marzo 2020 17:30: le indicazioni ministeriali per la Didattica a Distanza.

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Il Ministro della Pubblica Istruzione, con la Nota M.I. n.388, [3] fornisce le prime indicazioni operative sulla Didattica a Distanza.

Si moltiplicano le app create dalle istituzioni scolastiche virtuose e dalle case editrici. Gli ambienti di apprendimento virtuali, non capirò mai perché, hanno classroom con la lavagna di ardesia, un solo docente con la bacchetta in mano, gli alunni in fila tra i banchi. Una contraddizione in termini: esperienze di buone prassi orientate verso la didattica laboratoriale con una immagine di lezione frontale.

I miei interrogativi si moltiplicano, così come il mio senso di inadeguatezza.

Dopo qualche giorno, un dono inatteso: un video di saluto dei ragazzi di una classe. È un video con un’idea vincente, un progetto comune e un lavoro di squadra di genitori e alunni. È un video che rivela legami profondi che iniziano a germogliare. Per me un sold out di emozioni che sposa lo slogan del team docente: DISTANTI E VICINI!

Mi fermo. Rifletto.

Nel passato tempo veloce le nuove tecnologie erano demonizzate e oggetto di incontri genitoriali per i problemi crescenti sul cyberbullismo; nel presente tempo sospeso assumono una veste solidale e di prossimità.

Nel passato tempo veloce i legami erano caratterizzati da incontri distratti di individualità centrate su di sé, in spazi condivisi e per tempi limitati; nel presente tempo sospeso gli stessi spazi si restringono e gli stessi legami si trasformano in conflitti.

 

 

21 marzo 2020: le prime testimonianze sulla Didattica a Distanza.

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Per i miei alunni di classe quarta di Scuola Primaria, con la collega concordiamo, per la Giornata Internazionale della Poesia, la realizzazione di un video asincrono di una nostra lettura poetica sui sogni e la richiesta di una successiva condivisione di una poesia di due versi da parte degli alunni al fine di realizzare un testo poetico. Le famiglie, con educazione, fanno presente i disagi: la limitazione dei device che servono per lo Smart Working dei genitori, i problemi nella connessione, la gestione dei figli. Alcuni testi poetici richiesti vengono condivisi. Ciò che prevale è la voglia di far vedere che c’è impegno, seppur con fatica.

Mi confronto con mia sorella, docente in classe terza in un’altra scuola primaria organizzata secondo una didattica laboratoriale. La sua scelta è stata quella di brevi videolezioni settimanali per gruppi di quattro allievi cui al termine chiede come si sono sentiti. Alcuni bambini: «È stato bello entrare nelle case di ciascuno di noi e osservare la cucina, la mansarda, la cameretta, ma mi mancano i compagni del tavolo. Mi sono sentita sola. In fondo la nostra casa è la scuola perché lì ci stiamo bene»; «A me è piaciuto tanto perché siamo un piccolo gruppo e posso capire meglio le cose». Alcuni genitori: «Lezione molto bella e interessante. Grazie per la diponibilità».; «Ho seguito la lezione anche io, visto che non mi era mai piaciuta la Matematica».

Registro i report dei ragazzi di scuola secondaria di primo e secondo grado. Le videolezioni secondo una lezione frontale hanno avuto inizio immediatamente, alcuni quotidianamente, altri a giorni alterni. Alcune videolezioni sono rallentate da intromissioni esterne, altri non prendono proprio parte perché non hanno gli strumenti e trascorrono le loro giornate dormendo.

Mi fermo. Rifletto.

Nella Didattica a Distanza la lezione frontale è una conferma della distanza nella distanza, la didattica laboratoriale è un disagio che frena il pensiero divergente, la didattica inclusiva è esclusione, le «classi pollaio» allontanano gli alunni.

 

 

Lo tsunami professionale

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DISTANTI E VICINI!

Mi fermo. Mi interrogo. Come dare significato a quella «e» che congiunge la distanza e la vicinanza?

Ad oggi non so dare una risposta adeguata. Sono una docente in trasformazione, che sente di dover fare di questo tempo sospeso un tempo di revisione personale e professionale.

Prima si discuteva di lezione frontale e di didattica laboratoriale, ora si discute di Didattica a Distanza.

Prima si era «distanti nella Didattica in Presenza», ora si è vicini nella Didattica a Distanza.

Prima non c’era il tempo per l’ascolto o lo sguardo attivo, ora c’è la solidarietà digitale per incontrarsi su uno schermo.

La scuola per troppo tempo si è persa nella burocrazia e si è allontanata dal cuore pulsante: l’allievo.

L’empatia e l’ascolto devono essere gli ingredienti per irrobustire le radici della Didattica in Presenza che possono poi far germogliare i semi di una Didattica a Distanza strutturata.