Fare scuola al tempo dei legami telematici

di  Giorgio Cavadi  Il rischio della compulsione digitale

Scrivere di scuola in questi tempi di feroce e repentina trasformazione rende qualunque affermazione e lo stesso pensiero fortemente instabile e volatile, tanto è repentino e radicale il mutamento degli assetti che, da due secoli almeno, hanno caratterizzato il nostro sistema di istruzione.

Abbiamo risposto all’emergenza con un entusiasmo e una creatività inaspettate di fronte ad una situazione che, pur nei rispettivi campi e con le dovute differenze, non è dissimile da quella del sistema sanitario: sono i due settori di servizi alla persona, costituzionalmente garantiti, in questo momento maggiormente sotto stress e soggetti a forti tensioni e riconversioni.

Il primo effetto è stato quello della compulsione digitale, il pericolo della ridondanza della comunicazione univoca: dal docente verso gli studenti (tutti ad assegnare qualcosa, ingolfamento della bacheca di Argo e delle piattaforme); tutti presi da una smania emotivamente comprensibile, di supplire al vuoto attraverso un output continuo di “cose da fare” (esercitazioni, consegne, video da scaricare, piattaforme alle quali collegarsi per scaricare oggetti di apprendimento diversamente strutturati).

Questo frastornamento digitale ha provocato spesso una risposta all’esercitazione, al compito assegnato eseguito in tempi record, risposta che segnala e supplisce al bisogno di comunità e di contatto da parte degli studenti, ma rischia di sommergere il docente.

Il bisogno di comunità: morale, scolastica, professionale

Il tempo della scuola dei legami telematici, nel giro di pochi giorni ci ha messo di fronte, però, alla necessità di un ripensamento generale dell’istituzione come, comunità morale, comunità scolastica e comunità professionale:

come comunità morale viene da domandarsi come stiamo rispondendo nel momento in cui i legami più deboli si stanno sfilacciando; la risposta dipende dal livello di condivisione del patto educativo fin qui costruito. Come stiamo rispondendo perciò, a tutti i livelli di comunità, nel momento della crisi?

Sul piano della comunità scolastica occorre mantenere la rete delle relazioni, educativa innanzitutto, ma soprattutto tenere i canali aperti con le famiglie: da una parte i genitori meno attrezzati nell’esercitare il proprio ruolo, in evidente crisi perché partono da situazioni svantaggiate (Chiara Saraceno, La Repubblica, 14/03/2020) e che la scuola in questo momento non può affiancare e verso cui, a volte, ha perso ogni contatto. Dall’altro lato i genitori “smart”, dei quali si deve contenere la domanda a volte spasmodica di DAD e che ci riporta alla necessità di rispondere alla richiesta da parte dei genitori di “compiti”, come forma di occupazione mentale.

A livello di comunità professionale occorre riconnettere la rete degli snodi necessari al funzionamento: recuperiamo dal PTOF l’organigramma della scuola ricostruendo una serie di link e sottoinsiemi che garantiscano il funzionamento minimo della scuola. Meglio i piccoli gruppi – staff, consigli di classe , funzioni strumentali – o una comunicazione univoca verso tutto il Collegio dei docenti?

Prendersi cura delle persone

In una parola, ora come non mai, tocca alla comunità scolastica prendersi cura delle persone e, in ultima analisi, di sé stessa: dei docenti meno attrezzati che annaspano travolti dall’onda della digitalizzazione esasperata di queste settimane per i quali l’animatore digitale da solo non basta, e per il quali occorre un tutoring interno, veloce ed agile. Dei genitori si è detto. Ma quelli di cui occorre prendersi cura, immediatamente sono i bambini, gli studenti “dispersi digitali” non connessi non raggiungibili.

Non possiamo permetterci un aumento dello spread  educativo e quindi della varianza interna. Insomma non uno di meno ai tempi del digital divide (divario digitale). Gli allarmi in questo senso, superato il frastornamento digitale si moltiplicano. Perciò, contestualmente al consolidamento della didattica  a distanza, occorre mettere in sicurezza le fasce più deboli per non vedere, alla fine di questa “parentesi” un baratro che separi i sommersi dai salvati.

Rimodulare il curricolo.

Infine occorre mettere in sicurezza il curricolo di scuola; la didattica a distanza senza una rimodulazione del curricolo rischia di essere un volenteroso quanto confuso sforzo di proporre attività di insegnamento/apprendimento curvati sulla tècnhe. Riprendiamo le progettazioni, i traguardi di competenza, gli obiettivi di apprendimento. Vanno rimodulati in una nuova cornice che tenga conto del canale della comunicazione; della fattibilità rispetto alla modifica del setting; dei tempi scolastici « a domicilio»; delle effettive dotazioni degli alunni.

Pertanto, per la comunità professionale e per il dirigente è importante non perdere il contatto con il proprio PTOF almeno su tre aspetti: il modello organizzativo; la prospettiva curriculare; la valutazione degli apprendimenti.

Su quest’ultimo punto non possiamo che ribadire l’importanza della dimensione formativa e quindi progressiva della valutazione; utilizziamo i descrittori che abbiamo già definito, adattiamoli alla situazione. Ci sarà tempo per i voti e comunque avremo nel frattempo messo fieno in cascina per comprendere i miglioramenti negli apprendimenti conseguiti dai nostri studenti in questi mesi di inattesa epoché.

 

Giorgio Cavadi.