Chiudere tutto per riaprire prima

di Gabriele Boselli. A casa bambini e ragazzi faticano a starci, sono nervosi. Vogliono stare con gli amici: vivono di relazioni, non solo elettroniche. Pure i loro genitori sono preoccupati e tesi per il lavoro e la sorte dei loro investimenti; specialmente i babbi che ora fanno più fatica a evitare con scuse le incombenze domestiche. Quello che li tiene e li terrà a casa non è un vento qualsiasi, freddo ma di rapida folata. Durerà per mesi, anni se non si riuscirà a imporre e far seguire soluzioni “cinesi”, radicali.

Invece l’ Italia non è davvero “zona rossa” ma giallina: le aule sono chiuse, ma gli uffici e le fabbriche aperti. E’ come pensare di salvare i nonni mandando a scuola i nipotini. Si fatica far passare l’idea che se ci vogliamo salvare non solo attraverso la selezione “naturale” dei più forti, tutto l’inessenziale deve fermarsi. Quella che ci attende è una guerra, con enormi danni alle persone, all’economia e alle strutture dell’infuturazione, come fondazionalmente è la scuola.

E’ un incubo, una cosa da film di fantascienza catastrofica, come peraltro le pandemie degli animali, i grandi incendi, le alluvioni e gli eventi climatici estremi di questi ultimi tempi. Farebbe quasi pensare a selezione/evoluzione quanti-qualitativa per via virale attivata dal pianeta nei confronti di una specie che lo sta altrimenti portando a distruzione.

Spero che la struttura valoriale e politico-amministrativa della nostra società regga l’impatto e che la scuola – negli insegnanti e in tutte le sue componenti amministrative ed esecutive- reagisca proattivamente. La scuola si regge per fortuna su persone che sanno prender responsabilmente parte alla storia e all’epoca, aperti al Novum e  all’altro nella varietà dei suoi volti.

Ha saputo sinora dare risposte notevoli alle sfide del tempo; ha cercato soluzioni ai problemi che il mutamento delle tavole di valore nel tempo della globalizzazione antropica, sanitaria, economica e culturale ci poneva (e ci pone) davanti. Si prodigherà per esercitare la funzione docente nelle assolutamente inedite circostanze attuali:

-ripensamento profondo della propria missione nelle contingenze novissime della pandemia,

-lezioni, gruppi di ascolto, interrogazioni e correzione compiti per via telematica,

-sostegno in tutte le forme  praticabili agli alunni con ipersingolarità e alle loro famiglie,

-indicazioni a tutte le famiglie su come aiutare i ragazzi nello studio e guidarli nell’impiego del tempo.

-integrazione con le iniziative telematiche delle comunità locali (comune, parrocchia, associazioni) di soccorso alle situazioni di sofferenza sociale da coronavirus,

-il magistero della scuola è rivolto da sempre a tutta la società (ora si potrebbe sostenere il lavoro telematico delle biblioteche per riempire di cultura il tempo altrimenti disperso dei cittadini),

-attuarsi in tutte le contingenze come suggeritrice di iniziative sociali portatrici di speranza.

Potrebbe essere che per la prima volta i libri di testo dei ragazzi non rimangano pressochè intonsi e tutti gli insegnanti e i dirigenti dedichino quotidianamente qualche ora allo studio personale.

Vivremo per alcuni mesi come nodi o grumi di relazioni immateriali, pur ben forniti di pastasciutta o confortati nel dolore se si sta male. Ma se si chiude subito tutto quel che non è immediatamente vitale si torna a vivere prima.