Lo zero in informatica del ministro Azzolina? Una questione mal posta.

di Enrico Maranzana.

L’assoluta negatività della prestazione del neo ministro Lucia Azzolina nella prova d’informatica del concorso per dirigente scolastico è stigmatizzata sulla stampa e sui social.

Si tratta di un giudizio affrettato e superficiale, teso al discredito.

Vediamo perché.

L’orale del concorso prevedeva “Una verifica della conoscenza degli strumenti informatici e delle tecnologie della comunicazione normalmente in uso presso le istituzioni scolastiche”.

Ne discende: l’accertamento d’esame non riguardava l’informatica ma la tecnica di comunicazione con gli strumenti di calcolo automatico.

Una scelta di campo che sacrifica la sostanza della cultura informatica: il rapporto con la macchina (coding e interazione) è la fase terminale, il momento esecutivo dei processi d’automazione.

Il campo d’azione della commissione d’esame non avrebbe dovuto riguardare la conoscenza della strumentazione informatica: avrebbe dovuto  rilevare la razionalità e l’intelligenza che si manifestano nel loro utilizzo.

E’ bene ricordare che l’informatica ha modificato radicalmente il rapporto uomo/realtà: un cambiamento culturale, indipendente dalla strumentazione. Le nuove tecnologie hanno dilatato la dimensione dei problemi esaltandone la complessità, hanno collocato la visione sistemica tra le competenze professionali essenziali, hanno valorizzato la progettualità, hanno delegato molti aspetti decisionali all’algoritmica, hanno esaltato la funzione del controllo (feed-back) ..

L’aver ristretto il campo d’osservazione alla sola prestazione d’informatica del nuovo ministro implica l’accettazione incondizionata d’una miope selezione della dirigenza, che trascura aspetti essenziali del mondo contemporaneo.

Ne consegue: l’esito dell’accertamento è insignificante.