Squali e sardine

di MaurizioTiriticco. Ero – e penso ancora di esserlo – un comunista. Lo so! Non ditemi che i tempi sono cambiati e che tanti anni fa c’erano anche i guelfi e i ghibellini, i monarchici e i repubblicani! Esisteva in Italia, fin dai tempi della Rivoluzione di Ottobre e per tutto il ventennio della dittatura fascista, un Partito Comunista d’Italia, in seguito ridenominato Partito Comunista Italiano. E c’era stata anche una Terza Internazionale Comunista! Ed anche una Quarta Internazionale troskista! Poi, dopo anni ed anni e dopo una lunga storia di sacrifici, di lotte e di vittorie, che interessò l’Europa e il nostro Paese – nonché il mondo intero, che si è fatto sempre più piccolo – nel novembre del 1989, con la cosiddetta “svolta della Bolognina”, il mio grande PCI, in forza dell’operazione di un certo Achille Occhetto – in effetti, un modesto Achilletto – venne ridotto ad un PDS, ovvero ad un generico Partito Democratico della Sinistra!

Come se noi, militanti del Partito Comunista Italiano, soprattutto dopo la validissima segreteria di Enrico Berlinguer e la sua rottura con Mosca, ci dovessimo vergognare di essere comunisti! Voglio essere più preciso e ricordare alcuni fatti. Nel giugno del 1969, ad un anno dalla cosiddetta “primavera di Praga”, Enrico Berlinguer intervenne alla Conferenza mondiale dei partiti comunisti, a Mosca, e ribadì l’assoluta indipendenza del PCI dal PCUS, Partito Comunista dell’URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche). Occorre quindi segnalare che, in effetti, ben vent’anni prima della “svolta della Bolognina” – o meglio, della liquidazione del PCI, della sua storia e della svendita del suo patrimonio di lotte e di ideali – noi comunisti avevamo già fatto i conti con la nostra storia! Ed Occhetto, invece, volle avviare la “sua storia” e, di fatto, del PCI fece una vera e propria svendita! Per cui, noi, comunisti italiani di sempre e da sempre, ci ritrovammo con una quercia, il simbolo del PDS! Forse perché con le sue foglie avremmo dovuto ricoprire le nostre vergogne! Inutile sottolineare cha la falce e il martello simboleggiavano il duro lavoro dei contadini e degli operai! Ed è anche vero che in seguito tecnologie sempre più avanzate hanno pressoché cancellato l’uso manuale di strumenti di lavoro che possiamo considerare obsoleti.

Ma non voglio tirarla per le lunghe! Fatto sta che, anno dopo anno, un intero patrimonio di lotte è stato pressoché svenduto! Infine è salito alla ribalta uno sbarbatello, intento soltanto a “rottamare” definitivamente quel che rimaneva di una nobile storia! E non so quanti sono gli iscritti dell’attuale PD che sanno fino in fondo da quali nobili natali provenga questo nuovo partito e come e quanto, però, li abbia, di fatto dimenticati! Lo so! Cambiano le cose, cambiano le situazioni, cambia la storia, cambia la struttura socioeconomica, cambiano i rapporti internazionali, e il ricorrere ai “miei tempi” è dei vecchietti che hanno difficoltà a comprendere il “nuovo”, ma… a tutto c’è sempre un limite! Pertanto, nel vuoto di idee e di prospettive che da anni ci attanaglia – penso al nostro Paese – penso che finalmente qualcosa di veramente nuovo – e di coagulante anche – sia nato in questi giorni! Alludo alle “Sardine d’Italia”!

Così un titolo in prima pagina su “la Repubblica” di oggi! E questo è il sommario: “Una settimana fa non esistevano. Poi, la notte di Bologna antiSalvini. Da allora, migliaia di adesioni sui social. E le piazze si moltiplicano, da Torino a Sorrento. Niente slogan, organizzati a costo zero. La macchina del fango sui promotori”. E questo è l’incipit di Matteo Pucciarelli: “I creatori della pagina Facebook ‘l’arcipelago delle sardine’, passata da 965 (lunedì) a 46.000 iscritti, ieri si sono chiesti: ‘Non è che la cosa ci sta scappando di mano? Sardine, acciughe, alici, ogni declinazione di pesce azzurro, si trasforma in una chiamata in piazza”. Certamente! La chiamata c’è! Ma ora occorre organizzare la risposta! Anche se, con i mezzi di informazione e di coinvolgimento che abbiamo oggi, la risposta è già in atto! La mia è in queste poche righe! Anche se non può contare molto! Un ultranovantenne azzoppato può fare qualcosa, almeno fino a che non gli si azzoppi anche il cervello!

Le sardine sono un’ottima metafora per indicare l’unità di quei tanti individui che sono troppo piccoli per affrontare da soli le insidie del mondo! Altrettanto vale per le formiche, le api, le vespe, insetti troppo piccoli per affrontare i predatori e le insidie della natura! Per cui hanno imparato che l’unione fa la forza! E sono millenni che sopravvivono! Le nostre povere sardine, invece, difficilmente sopravvivono agli squali che, anch’essi in branchi, fanno di loro pasti succolenti.

Ma le italiche sardine di questi giorni sanno che si devono misurare con un uno squalo soltanto, anche se non meno furbo e pericoloso! E dalle nostre sardine discende, per tutti i partiti e partitini dell’opposizione sempre in polemica gli uni contro gli altri, quell’insegnamento che recita “l’unione fa la forza”!

 

 

MaurizioTiriticco