Quale sciopero farei

Trovo l’intervento di Maurizio Tiriticco strano. Dice,in buona sostanza, che la “Buona scuola” trascura le questioni esseziali del sistema formativo, ossia la didattica per l’acquisizione di competenze e l’attenzione per i percorsi reali degli studenti,e che per questo aderirebbe ( se potesse: anche lui, come me,è pensionato da un po’ di tempo...)  allo sciopero del cinque maggio indetto  - non casualmente proclamato alla vigilia delle prove INVALSI - da tutti i sindacati.

 

Io aggiungerei qualcos’altro: per esempio, che non si può voler generalizzare l’alternanza e tollerare che il 50% dei fondi per le scuole per l’a.s.2013-2014 non sia stato ancora accreditato, mentre si è lasciato che l’INDIRE abbandonasse la piattaforma delle imprese formative simulate; che non si può sostenere il merito ed accettare che il fondo di istituto continui ad essere assolutamente insufficiente per retribuire le prestazioni di coordinamento organizzativo e didattico  che tengono in piedi le nostre scuole autonome  nelle loro nuove innumervoli funzioni;  che non si può sostenere il ruolo di leader educativo del  dirigente scolastico e non emanare immediatamente il bando per evitare una nuova  ondata di reggenze dopo quella distruttiva degli anni scorsi; che lo scandalo dei docenti  precari su posti vacanti e disponibili deve essere immediatamente superato; che non si può,se davvero si vuole una didattica laboratoriale, lasciare come un optional la formazione in servizio e totalmente in mano alle università quella iniziale; che la flessibilità predicata dal riordino del secondo ciclo sia contraddetta dalla rigidità di un organico basato unicamente sul dogma dell’orario di cattedra e delle classi di concorso; che – infine – non si può accettare che il lavoro scolastico, in primis quello dei dirigenti , continui ad essere non valutato.

E parecchio altro.                               

Il problema è che molti di questi temi sono ben presenti nel documento governativo e sono quotidianamente contraddetti dalla prassi centralistica della nostra Amministrazione. Io  aderirei  quindi molto volentieri ad una iniziativa che servisse ad incalzare il governo e il Parlamento inducnedolo a rendere coerenti buoni propositi e provvedimenti concreti..

Un simile sciopero  sarebbe uno strumento ancora utile ed efficace.  Invece, sento troppe voci – alcune davvero fuori misura – che vanno nella direzione di lasciare in buona sostanza  tutto come sta. Che per non fare ingiustizie bisogna immettere in ruolo tutti; che per non dare troppo potere ai presidi occorre rispolverare suggestioni autogestionarie; che di valutazione e merito non bisogna neanche lontanamente parlare perchè questo significhirebbe attaccare l’unicità della funzione docente e instaurare una logica aziendalista.

Per questo trovo strano lo stupore di Maurizio di fronte alla posizione dei molti innovatori che si schierano  invece perchè si  superino velocemente le contraddizioni sicuramente presenti nel testo  e soprattutto quelle con prassi burocratiche che continuano a pesare sull’autonomia delle scuole.

Siamo ancora d’accordo che  per  avere una scuola capace di elaborare risposte curriculari alle domande formative occorre un organico funzionale  e un dispostivo organizzativo e didattico fondato sulle competenze  e non di carattere elettivo ?  Siamo ancora d’accordo che per  realizzare  una didattica per competenza  occorrono docenti non reclutati unicamente sulla base di graduatorie?

Certo che non possono essere solo i dirigenti a decidere per chiamata diretta. Per questo occorre riscrivere subito le norme che regolano la governance di istituto: la delega deve prevedere la piena valorizzazione sia dei poteri di indirizzo – che vanno esercitati dal Consiglio di Istituto  – sia di quelli di gestione, che sono senza dubbio, anche secondo l’attuale normativa! – del Dirigente Scolastico.

Cosa c’è di distruttivo in tutto questo ? Certo non è sufficiente e  per non fare un discorso troppo lungo dico che concordo con le osservazioni dei colleghi che hanno fatto presente che  il piano triennale su cui si fonda l’organico funzionale  deve essere di competenza del Consiglio di Istituto e non del solo dirigente. Inoltre va recuperato lo spessore che aveva nel  testo originario la valutazione dei docenti, a condizione che – sulla base di indicatori nazionalmente stabiliti-  il meccanismo sia poi esercitato a livello di scuola da un organismo e non da un singolo.

Ma che il dirigente deve essere considerato responsabile della coerenza tra le scelte organizzative e   e gli indirizzi e della loro efficacia non  mi sembra  affatto una deriva autoritaria: al contratio una cosa che gli insegnanti migliori desiderano ed auspicano.

Insomma, la mia maggiore preoccupazione è che arriviamo a settembre  ancora una volta con un nulla di fatto e una sanatoria in più. Se mi convochi uno sciopero per impedire questo, io ci sto.

Se si tratta invece di ricominciare,ancora una volta, tutto da capo, non ci sto.Abbiamo già dato.

Con l’affetto di sempre per Maurizio.

Aldo Tropea