La valutazione dei DS: tra criticità del modello e richiesta di rinvio

Come è noto, la forte e diffusa mobilitazione dei Dirigenti Scolastici (DS) del 25 maggio aveva come motivo non secondario la protesta contro il tipo di valutazione previsto per loro dalle disposizioni della L. 107/2015. Su di essa si insiste in tutti i documenti delle varie sigle che, con modalità diverse, hanno raccolto il malessere della categoria.

 

Nel documento congiunto dei Sindacati Confederali e dello SNALS, e non solo, è stata sottolineata la richiesta di abolire la classificazione dei dirigenti, ai fini della Retribuzione di Risultato (RdR), in base ai tre livelli di valutazione previsti. E vi si invitano i DS ad astenersi dall’attuazione degli adempimenti non obbligatori connessi; a partire dalla partecipazione alle attività di formazione.

Di ragioni per protestare per il modello proposto e soprattutto contro la gestione ministeriale dello stesso, ce n’è molte e tutte fondate. Proverò qui a riconsiderare i punti fondamentali della protesta, per porre poi alcuni interrogativi con cui sarebbe opportuno misurarci.

 In questa riflessione, mi sembrano fondamentali soprattutto le seguenti ragioni.

  1. Ci si continua a chiedere - è la prima criticità da mettere sotto osservazione -  quali siano gli effettivi oggetti valutativi (“il cosa” effettivamente valutare) dentro la pluralità di criteri, riferimenti, obiettivi, di cui sono disseminate le Linee Guida ministeriali.  La cosa che in tali Linee Guida meno si capisce è il profilo professionale del DS, che pure dovrebbe essere alla base di ogni seria pratica valutativa; di difficile decifrazione appare infatti il ruolo dirigenziale specifico, oscillante tra contributi, criteri e riferimenti che rinviano ora al RAV, al PDM, al PTOF ora al comma 93 della 107 e  al CCNL dell’area V, ora al D.Lvo 165. E certamente dimentico qualcosa.

L’unica scusante – non da poco, certo – per questa indeterminatezza  è che manca ancora nella legislazione scolastica una chiara declinazione del profilo del DS (e non solo del DS); e questo rende certamente complicata la matassa della sua valutazione (e non solo)[1]. La sola cosa che appare chiara è che la valutazione è comunque, alla fin fine, prerogativa dei Direttori Scolastici Regionali (DSR) che operano tra l’altro sulla base di Programmi sulla gestione dei processi valutativi (consultabili nel sito del MIUR) molto spesso “dissonanti” gli uni dagli altri. E anche quest’ultimo aspetto qualche problema lo pone.

  1. L’altro aspetto del modello che pone interrogativi è la configurazione della valutazione essenzialmente come auto-valutazione: la quale autovalutazione è certamente attività importante in una procedura che tende a valorizzare giustamente l’auto-osservazione e la ricchezza delle esperienze nella crescita professionale. Ma non può di certo risolversi in esse. Sono ovviamente previsti, come è noto, i Nuclei Esterni di Valutazione (NEV), che almeno una volta ogni tre anni dovranno “visitare” la scuola presso cui opera il DS valutando. Ma dov’è l’anomalia? Essa è evidente nel fatto che mentre la valutazione da parte del DSR[2] – e con essa l’attribuzione della retribuzione di risultato - è prevista annualmente, la valutazione dei Nuclei esterni, di cui si avvarrà il DSR, potrà essere prevista una sola volta in un triennio, considerato il numero complessivo di Nuclei attivati. C’è da interrogarsi a questo punto sul perché di una valutazione annuale (su base poi prevalentemente cartacea), ove si consideri tra l’altro che lo stesso PTOF è triennale e triennale è la cadenza del percorso di autovalutazione/valutazione-piani di miglioramento-rendicontazione, previsti dal sistema nazionale di valutazione.
  2. Ancora: sensatezza ed efficacia della pratica auto-valutativa richiedono, oltre ad una preparazione solida dei valutatori, una formazione adeguata del personale valutato. Se si vuole, come pure è ribadito nei documenti ufficiali, che, attraverso i processi previsti, cresca una cultura professionale che si alimenti di buone capacità di autoanalisi; tali cioè da contrastare derive autoreferenziali che poco hanno a che fare con comportamenti e pratiche autocorrettive.

Ma, per sapere cosa sono stati effettivamente gli interventi formativi per i DS in tutte le ragioni, o anche quelli dei NEV, basta chiedere in giro agli interessati. 

  1. Altre criticità:

la “pesantezza” degli impegni documentari[3]; a partire dalla struttura del Portfolio, che presenta non pochi problemi - di senso oltre che di compilazione - che andrebbero affrontati preventivamente se non si vuole cadere nella logica dell’adempimento formale;

la standardizzazione nazionale degli strumenti di autovalutazione, che rischia di far passare in second’ ordine la specificità del “racconto” del valutato e quindi le sue peculiarità e priorità;

l’aggancio della valutazione solo alla Retribuzione di Risultati e non anche a sviluppi professionali (possibilità di accesso ad altri ruoli dirigenziali come la dirigenza tecnica o altri incarichi di più elevata responsabilità); da legare ad un sistema di crediti acquisibili attraverso i risultati della valutazione ;

la presenza di DS (valutandi) dentro i NEV, valutatori per antonomasia.

Le ragioni del disappunto sulla proposta di rinvio

Ce n’è quindi di ragioni per protestare contro il modello proposto e la gestione dell’operazione complessiva.

Quello che crea perplessità e disappunto è piuttosto l’obiettivo ultimo di questa protesta; che prevede il rinvio della valutazione che la Legge di riforma (che è come sappiamo del luglio del 2015) stabilisce parta da quest’anno.

Alcune cose da richiamare a questo punto: la valutazione dei DS è prevista già nel primo contratto della Dirigenza scolastica (1999) e, con la istituzione del sistema di valutazione (2013), essa costituisce il terzo ed ultimo - necessario - tassello per assicurare stabilità e tenuta all’intero ‘edificio’.

Ma va anche ricordato che, negli ultimi 15 anni, e forse più, si sono susseguite ricerche, elaborazioni, sperimentazioni su possibili modelli di valutazione dei DS; e in esse un ruolo non di secondo piano (come è giusto che sia) l’hanno avuto le associazioni professionali e le organizzazioni sindacali (direttamente o indirettamente). Ma ogni qual volta che si trattava di passare dall’elaborazione o sperimentazione, più o meno condivisa, alla proposta operativa, spuntava sempre la richiesta di soprassedere momentaneamente, condivisa da tutti i soggetti in campo. Amministrazione compresa.

Va però anche considerato che, per la valutazione proposta con l’ultimo modello, è mancato quasi del tutto la volontà, da parte dell’Amministrazione, di costruire un consenso, neanche di massima, su un’operazione – come su altre previste dalla Riforma - che in ogni caso richiede interlocuzione e negoziazione necessaria coi soggetti coinvolti.

 

La domanda a cui dare risposta

Alla luce di questi richiami, la domanda è: un ennesimo rinvio è veramente la risposta giusta?

O non è piuttosto un modo per offrire alibi a quanti continuano a sostenere che, a scuola, l’unico soggetto valutabile è, stranamente, lo studente e che tutti gli altri tendono a sfuggire a questa pratica? Alla quale sono potenzialmente legati, da una parte, il controllo sulla “produttività” del fare scuola, dall’altra, la valorizzazione, attraverso la valutazione, delle professionalità?

E questo ennesimo rinvio giova all’immagine del Dirigente scolastico? Dà o toglie credibilità a questa figura, anche sotto il profilo delle giuste rivendicazioni che sono alla base delle mobilitazioni di questi giorni? Non può essere visto – il rinvio – come un tirarsi fuori dalla stessa possibilità di modificare – come categoria - l’impianto e le procedure delle Linee guida attraverso una gestione attiva dei processi? Gestione volta a individuare le scelte da correggere o affinare-risistemare e dare – rivendicare – valore sperimentale alla proposta ministeriale?

Questa della valutazione – ed è questo un punto da cui non si può prescindere - è comunque materia a cui è connaturata in ogni caso una pratica sperimentale non breve e una manutenzione comunque continua nel tempo.

Perciò penso che “partire” sia importante: da più punti di vista. Anche con un modello imperfetto. Se c’è la volontà contestuale di rivederlo, correggerlo, affinarlo strada facendo. Come per tutti i processi che contano e i cui esiti non sono scontati in partenza. Perciò può essere rilevante – penso - tenere distinta la valutazione dagli altri punti su cui si sta mobilitando la categoria. E valorizzare in questa fase la scelta centrale dell’autovalutazione, rivendicando che la formazione prevista si realizzi come Dio comanda e si trasformi in momenti di ricerca e sperimentazione. Senza comunque attestarsi sull’ennesimo rinvio. O no?

Già l’Amministrazione ha accettato, per il corrente anno scolastico, di non legare la Retribuzione di risultato alla Valutazione. Per alcuni è un gesto ambiguo e snaturante dell’intero processo. Io penso invece che in questa fase è importante che il Ministero abbia lanciato messaggi distensivi – che sembrano denotare consapevolezza che qualcosa, anche in profondità, vada cambiato -; a partire dai quali costruire un discorso il più possibile efficace e condiviso.

Perché non pensarci?[4] 



[1] Rinvio su questo punto e sull’argomento in generale, agli articoli di Franco De Anna, pubblicati sulle Riviste on line ScuolaOggi e Pavone Risorse. L’ultimo in ordine di tempi è “Tanto tuonò che piovve”.  Molto stimolanti, oltre ai ragionamenti che sono alla base del modello che propone, i molti materiali esemplificativi. Nella proposta di De Anna - se ne ho colto il senso -, gli elementi del profilo di ruolo (che in questa nota si richiamano sinteticamente perché potrebbero ben orientare una ricerca seria su questo terreno), sono i seguenti:

-  Il DS è un “dirigente pubblico” responsabile finale di una “strategia pubblica” E’ infatti responsabile del prodotto di essa offerto ai cittadini come servizio al diritto all’istruzione. La sua azione è pertanto orientato al prodotto, non all’amministrazione;

- Il DS è un dirigente di “una organizzazione che produce servizi alla persona”;

-  Il DS è dirigente di una “organizzazione a elevatissima permeabilità sociale”. La scuola rappresenta infatti un servizio “universale” che coinvolge progressivamente tutte le generazioni e che è istituzionalmente aperto alla partecipazione;

- Il DS è un dirigente di una organizzazione ad alta intensità di personale e a basso tasso di gerarchia. La gestione del personale rappresenta perciò uno dei caratteri specifici di questa tipologia di dirigente.

 

[2] Il DSR si avvale di Dirigenti tecnici chiamati a leggersi i numerosi documenti previsti e a fornirgli una nota informativa.

[3] È vero che si tratta di documenti della scuola.  Ma è altrettanto vero che quelli più importanti  sono già richiamati nelle scelte fondamentali nel PTOF. Le voci dal 6 al 13, per esempio potrebbero ben essere accantonate

[4] L’ANDIS Lombardia prima e l’ANDIS Nazionale successivamente hanno elaborato documenti che si muovono, almeno  per quanto riguarda il “no” al rinvio, secondo il tipo di ragionamento che qui si è svolto. Per il quale sono in parte debitore a Franco De Anna (v. art. cit.)