L’esperienza di studio all’estero è valida per l’Alternanza Scuola-Lavoro?

Dibattuta, sostenuta, criticata… l’alternanza scuola-lavoro è spesso sulla bocca di molti italiani e, nell’anno scolastico 2016/2017, ha coinvolto 1.1 milioni di persone, come riporta il sito ufficiale del MIUR.

Regolata dagli articoli 33 e 43 della legge 107/2015, il progetto è diventato realtà a partire dall’anno 2015/2016 e propone come obiettivo principale l’integrazione dello studente nel mondo del lavoro. Questo aiuterebbe lo studente non solo nell’acquisire nuove competenze, ma anche nelle scelte orientative future. L’alunno riuscirebbe, secondo il ministero, a “valorizzare le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali”.

Considerata la crescente partecipazione di studenti italiani a temporanei percorsi di formazione all’estero, è stato necessario al MIUR elaborare e pubblicare una nota chiarificatoria (prot. 3355 del 2017) per rispondere a vari quesiti sul tema dell’alternanza. Tra i vari chiarimenti, il punto 7 ha ufficializzato che l’esperienza di studio all’estero è equiparabile ai progetti di Alternanza Scuola Lavoro: “Il Consiglio di Classe ha la responsabilità ultima di riconoscere e valutare le competenze acquisite all’estero, evidenziandone i punti di forza, ai fini del riconoscimento dell’equivalenza anche quantitativa con le esperienze di alternanza concluse dal resto della classe”.

All’interno del processo di internazionalizzazione la mobilità studentesca ha costituito un fenomeno strutturale in progressivo aumento: i giovani sono sempre più interessati ad acquisire e rafforzare le competenze che il crescente contesto globale richiede. Nuovi programmi e proposte hanno fatto crescere il numero degli studenti italiani che effettuano esperienze di studio o formazione di pochi mesi o dell’intero anno scolastico all’estero sia in Europa sia in altri Paesi, ove frequentano scuole di varia tipologia con contenuti formativi molto diversi da quelli delle scuole italiane.

Le esperienze di studio o formazione compiute all’estero dagli alunni italiani, per periodi non superiori ad un anno scolastico e da concludersi prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, sono valide per la riammissione nell’istituto di provenienza e sono valutate ai fini degli scrutini, sulla base della loro coerenza con gli obiettivi didattici previsti dall’istituto.

Partecipare ad esperienze di studio o formazione all’estero significa mettere alla prova risorse cognitive, affettive e relazionali riconfigurando valori, identità, comportamenti e apprendimenti. Essere “stranieri” in una famiglia e in una scuola diverse dalle proprie contribuisce a sviluppare competenze di tipo trasversale, oltre a quelle più specifiche legate alle discipline. Imparare a leggere e a utilizzare altri codici, saper riconoscere regole e principi diversi, imparare ad orientarsi al di fuori del proprio ambiente umano e sociale utilizzando “le mappe” di una cultura altra, esigono un impegno che va ben oltre quello richiesto dalla frequenza di un normale anno di studio.

Al termine dell’esperienza all’estero è compito del Consiglio di classe valutare il percorso formativo partendo da un esame della documentazione rilasciata dall’istituto straniero. Oltre alle conoscenze e competenze disciplinari, gli istituti dovrebbero essere incoraggiati a valutare e a valorizzare gli apprendimenti non formali ed informali, nonché le competenze trasversali acquisite dagli studenti partecipanti a soggiorni di studio o formazione all’estero. Nell’ambito di un sistema nazionale di certificazione delle competenze, questa forma di valutazione favorirebbe una connessione tra scuola e mondo del lavoro a vantaggio degli studenti.

Secondo i dati riportati sul sito di Intercultura, ONLUS tra le più attive nel promuovere percorsi formativi all’estero, lo scorso anno 2.125 studenti di scuole secondarie di II grado sono partiti per 65 paesi del mondo, tra questi 1.550 (pari al 72,9%) hanno ottenuto borse di studio parziali o totali. Nella maggior parte dei casi i partecipanti trascorrono all’estero il terzo o quarto anno di superiori, l’esperienza andrebbe quindi a collimare con il periodo da impiegare  per il progetto di alternanza scuola-lavoro. Abbiamo intervistato Margherita Dugnani, una studentessa del Liceo Scientifico A. Volta di Milano, partita nell’anno 2016/2017 con Intercultura, per capire come ha potuto gestire all’estero l’ASL.

Sappiamo che L’ONLUS con cui sei partita offre esperienze di varia durata e in 65 paesi del mondo. Per iniziare vorremmo sapere dove hai scelto di espatriare.

Intercultura,come altre associazioni, offre molte possibili destinazioni; io ho trascorso 10 mesi ad Hong Kong ma è leggermente impreciso parlare di una vera e propria scelta di destinazione. Nella fase di selezione infatti, viene richiesto ai partecipanti di stilare una lista di preferenze riguardante le destinazioni. Più destinazioni sono inserite in questa lista, più sale la probabilità di superare la fase di selezione finale ma bisogna anche ponderare bene le proprie scelte per non rischiare di dover trascorrere un considerevole periodo della propria vita in un paese inadatto. In base alle disponibilità  la meta finale è un qualsiasi paese tra quelli inseriti nella propria lista. Hong Kong ad esempio non era la mia prima preferenza.”                                                                                                    In linea di massima è stata un’esperienza positiva?

“Assolutamente sì! Nonostante alcuni normali alti e bassi mi sono sentita fin da subito ben accolta ed integrata. Quello che all’inizio mi era sembrato un ambiente lontano, sia fisicamente che concettualmente, dalla mia confort-zone, ben presto era diventato realtà quotidiana.                        Prima di essere un’esperienza di studio per imparare una lingua straniera, questo tipo di percorso prevede innanzitutto di calarsi nella cultura del paese ospitante… e per me è stato assolutamente così. La lingua straniera infatti, nel mio caso il cinese cantonese, non è lo scopo, bensì il mezzo dell’esperienza. In questi dieci mesi ho sviluppato nuove capacità: mi sono dovuta inserire in un nuovo contesto scolastico con il rischio di sentirmi esclusa in quanto unica europea, mi sono dovuta integrare fra persone con un carattere molto diverso dallo standard italiano e in un paese vario e diverso sotto tanti punti di vista, basti pensare all’ambito religioso e gastronomico.

Sappiamo che durante la tua permanenza ad Hong Kong hai potuto svolgere parte del progetto di alternanza scuola-lavoro, potresti raccontarci cos’hai fatto?”

Prima che il MIUR pubblicasse un documento per chiarire il tema dell’alternanza,le dinamiche di questo progetto erano molto vaghe  per noi studenti all’estero.Temendo di dover svolgere al mio ritorno tutte le ore obbligatorie, e consapevole che una volta tornata avrei dovuto studiare molto per recuperare, decisi di attivarmi nel cercare enti vari che richiedessero volontari. Durante questi 10 mesi sono riuscita a completare all’incirca un centinaio di ore di alternanza scuola-lavoro: tra i progetti a cui ho partecipato voglio parlarvi dell’esperienza svolta all’asilo “Caritas Nursery School”.  Aiutata dalla mia famiglia ospitante mi sono accordata con questo asilo locale per affiancare le maestre e far certificare il mio operato. Finita scuola, con ancora indosso la mia uniforme, andavo all’asilo e mi circondavo di bambini cinesi, cercando di capire la loro parlata che era imperfetta  tanto quanto la mia. Ho affiancato le maestre nei compiti di routine: aiutare i bambini durante il periodo del pranzo o della merenda,  seguirli durante lo svolgimento dei loro semplici compiti o organizzare i giochi o momenti ricreativi. Spesso leggevo ai bimbi storielle in inglese e talvolta raccontavo loro qualcosa dell’Italia. Essendo straniera ottenere la loro attenzione non è mai stato troppo difficile, erano incuriositi dai miei lineamenti, dal mio accento e dal mio modo di fare. Più difficile è stato gestirli quando tutti volevano la mia attenzione o giocare con me. È stata un’esperienza impegnativa ma molto positiva: mi sono potuta allenare nel parlare con persone il cui livello di cantonese  era simile al mio, i bambini, ed ho capito quali sono i compiti di un’insegnante delle scuole materne.

So che se il documento del MIUR fosse stato pubblicato precedentemente avrei potuto saltare quest’esperienza di alternanza ma sono comunque contenta di aver potuto sperimentare  un lavoro del genere. Infine una volta tornata in Italia ho portato le mie certificazioni a scuola per poterle annettere al mio fascicolo.

Dalla testimonianza fornita si capisce che un’esperienza all’estero riuscirebbe perciò a sviluppare abilità in moltissimi ambiti e soddisfare gli obbiettivi dell’ASL.

Così facendo l’interesse e l’adesione a questo tipo di percorsi formativi potrebbe ulteriormente aumentare ,il che favorirebbe una visione più ampia e aperta del mondo. Lo stesso ministero dell’istruzione afferma:

“Il contatto con la cultura e le tradizioni del Paese che accoglie lo studente nella sua esperienza di studio all’estero, l’esigenza di organizzare la propria vita al di fuori dell’ambiente familiare adattandosi alle abitudini e agli stili di comportamento di un altro popolo e di una diversa nazione, portano indubbiamente a sviluppare competenze trasversali, individuali e relazionali, fortemente richieste oggi dal mercato del lavoro. Inoltre, lo studio e la pratica intensiva della lingua straniera, compreso il linguaggio tecnico – specialistico, rappresentano elementi di eccellenza da valorizzare nella certificazione delle competenze da redigere al termine del percorso di studio dell’allievo”.                    In conclusione, risulta evidente e necessario considerare queste esperienze come ASL, in quanto le stesse rappresentano a pieno l’essenza dell’alternanza.

La crescita della persona tramite esperienze di vario genere, come un periodo di studio all’estero, verrebbe così a conciliarsi con un percorso scolastico che finalmente potrebbe riuscire ad essere più idoneo a soddisfare le mutevoli richieste del mondo del lavoro.

Margherita Dugnani Giorgia Masini

Lorenzo Comi

Cristina Paolella

(4I Liceo Scientifico Volta, Milano)