Diversi progetti, un unico obiettivo: trovare se stessi e ciò che si vuole essere UN PONTE VERSO UN ALTRO MONDO

L’alternanza scuola-lavoro: un’iniziativa dibattuta, ma che, se sfruttata bene può portare a ottimi risultati. L’alternanza scuola lavoro, nota anche con l’acronimo ASL, un percorso che tutti gli studenti del triennio delle superiori devono svolgere, è una delle innovazioni introdotte dalla riforma della Buona Scuola nel 2015.

Per il liceo classico, la quota minima di ore di alternanza da totalizzare è pari a 200. L’idea che sta alla base di tutti i progetti di alternanza è quella di creare un ponte tra il mondo scolastico e quello lavorativo, due realtà che sono sempre rimaste separate, in compartimenti ben definiti. In questo modo i due mondi possono provare a fondersi, e noi studenti abbiamo la possibilità di acquisire delle capacità non solo in campo teorico, ma anche abilità concrete che potremo mettere in atto una volta usciti nel mondo reale, quello degli uffici, delle redazioni, delle imprese. L’anno scorso ho partecipato a un progetto a cui ha aderito tutta la mia classe, presso un’azienda di consulenza finanziaria. Le aspettative non erano alte: temevamo di essere abbandonati a noi stessi, lasciati in un angolo a fare delle fotocopie. Invece abbiamo avuto la possibilità di passare 8 giorni all’interno di una vera azienda: il personale ha tenuto delle lezioni riguardo a temi molto tecnici come il project management e la Ciber security, in particolare, ma abbiamo anche ricevuto dei consigli pratici su come affrontare al meglio un colloquio di lavoro e redigere un curriculum vitae efficiente. Un altro progetto a cui ho aderito si svolgeva invece in un istituto che comprendeva scuole elementari e medie, in cui si tenevano attività di catalogazione in biblioteca, alfabetizzazione alle elementari e sostegno ai ragazzi delle medie. Questa esperienza mi ha permesso di sviluppare delle capacità che non pensavo di avere e di migliorarne delle altre, facendomi al contempo rendere conto che alcune conoscenze che davo per scontate in realtà non lo erano affatto. Soprattutto attraverso l’attività di sostegno ai ragazzi delle medie ho notato come sia difficile spiegare un concetto adattandolo alle conoscenze della persona che si ha davanti. Un altro progetto interessante che è considerato come alternanza scuola-lavoro è lo stage all’estero, che alcune classi hanno la possibilità di effettuare. Anche se a prima vista può risultare destabilizzante considerare un viaggio all’estero un’esperienza al pari di un percorso all’interno di un’azienda, ritengo che sia in ogni caso un’esperienza utile e sicuramente formativa, perché permette di migliorare la lingua che è ormai diventata indispensabile per poter comunicare in qualsiasi angolo del mondo, e la cui conoscenza è dunque fondamentale nell’ambito lavorativo: l’inglese. Per realizzare un’analisi completa dell’iniziativa proposta dalla riforma, è necessario osservarla da tutti i punti di vista. Se infatti da un lato essa permette di acquisire nuove capacità, guardando il bicchiere mezzo vuoto le modalità con cui essa viene di fatto realizzata non sono sempre ottimali. Infatti affinché questo percorso dia risultati positivi, esso dovrebbe consistere in diverse centinaia di ore in cui ogni ragazza/o ha la possibilità di scoprire quali siano gli ambiti che gli interessano maggiormente, agevolandolo nella scelta di ciò che sarà il suo futuro. I progetti che vengono proposti al liceo sono numerosi e negli ambiti più variegati: questo permette un’ampia scelta, favorendo la scoperta di professioni che rientrano negli interessi dello studente, però questa iniziativa potrebbe essere sfruttata meglio, dando risultati anche migliori. Essendo in quarta liceo e avendo già avuto a che fare con l’alternanza l’anno scorso, posso dire che finora è stato un percorso utile che mi ha permesso di arricchire le mie conoscenze e le mie competenze, ma questo non implica che esso debba essere necessario, intendendo questa parola come qualcosa che non può essere diverso da come è. Infatti, questa esperienza costituisce un valore aggiunto per gli studenti, ma essi dovrebbero poter scegliere se aderirvi oppure no, a seconda delle loro inclinazioni. In un momento di grande insicurezza come può essere quello vissuto dagli studenti delle superiori, questo tipo di percorso può essere recepito in modo diverso a seconda dei singoli individui: per alcuni può rivelarsi molto utile, mentre per altri può non essere rilevante.  Insomma, parlando di un’iniziativa che si presta a un ampio dibattito, credo che la cosa migliore sia approfittare delle attività che ci permettono di crescere e di acquisire delle competenze, sfruttando al meglio le fatidiche “ore di alternanza” con l’obiettivo finale di scoprire nuovi aspetti di sé e interessi particolari, per poter poi intraprendere un buon percorso una volta finite le superiori.