Non "giochi", ma atti da punire e ragazzi da educare

«È l’ora dell’intervallo. Due studenti, undici anni, si avvicinano a un compagno. Il ragazzino è disabile. Lo spingono al fondo del corridoio, che è cieco. Cercano di mettergli le mani addosso e di abbassargli i pantaloni. Un’insegnante assiste a tutta la scena e interviene. Parla con l’allievo strattonato e poi con chi ha cercato di umiliarlo.

Emerge che si tratterebbe di un “gioco”, che prosegue da alcuni giorni. Succede alla fine di settembre in una scuola media torinese. L’insegnante, di ruolo da 5 anni, si confronta con la vicepreside, che assiste ai colloqui, e poi punisce i due ragazzi con una nota sul diario».
A riferire l’episodio è il quotidiano «La Stampa», nelle cronache di Torino, ove si spiega quali siano state le conseguenze di quel provvedimento assunto dall’insegnante: la famiglia di uno dei ragazzi puniti chiede di non riportare la nota sul registro di classe, perché, «pur essendo discutibile e da non ripetere, si trattava di un gioco». Un’altra famiglia arriva addirittura a chiedere all’insegnante che «si chiarisca con i ragazzi», porgendo loro sostanzialmente le scuse, «per un rimbrotto giudicato evidentemente eccessivo», che rischia di danneggiare «la reputazione del loro figlio nella scuola dall’episodio di presunto bullismo».
«Stupita da un comportamento che non potevo accettare – dichiara a questo punto la docente – perché metteva in dubbio la mia correttezza, ho scritto al Preside, volendo che fosse lui a prendere una posizione in merito. La risposta? Una convocazione in palestra di tutti i ragazzi e l’annuncio che, visto che si comportavano male durante l’intervallo, sarebbe stata annullata la tradizionale gita di inizio anno. Nessun cenno al caso di bullismo. Nessun riferimento ai responsabili né tantomeno una comunicazione ai genitori».
«Se ho deciso di raccontare questa storia – conclude la professoressa -, è per sottolineare come, in queste condizioni, sia diventato impossibile tutelare la professione dell’insegnante e la deontologia professionale. Quel che più fa male, dopo anni dedicati a questo mestiere che è anche una missione, è vedere come certi genitori vogliano proteggere i proprio figli anche quando sbagliano. Lasciandoli disarmati e non educandoli ad assumersi le loro responsabilità».

«Premesso che gli atti di bullismo sono sempre e comunque deprecabili – commenta Liana Baroni, presidente nazionale dell’ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici) -, sia che si verifichino ai danni di una persona con disabilità, sia di un compagno particolarmente indifeso, ciò che soprattutto sorprende in questa vicenda è che dopo la nota data ai ragazzi da parte dell’insegnante che aveva assistito alla scena, siano insorti i genitori dei “bulli”, chiedendo di non riportare quella nota sul registro ed esigendo addirittura che venissero presentate le scuse ai loro figli. E stupisce non poco che anche il Preside abbia lasciato sostanzialmente sola l’insegnante. Dubitiamo che la dirigenza della scuola e i genitori abbiano compreso come il loro atteggiamento possa istigare gli autori del gesto a ulteriori comportamenti da teppisti, creando i presupposti di favorire la maleducazione e la sopraffazione». «Di fronte a questo malcostume – conclude -, che rinforza il comportamento negativo dei ragazzi, ci schieriamo pertanto dalla parte dell’insegnante che, mettendo la nota, ha denunciato un comportamento da estinguere e da rettificare. Auspichiamo per altro che il Preside riveda la propria posizione, evitando di dare un pessimo esempio». (S.B.)