Alternanza Scuola/Mondo del lavoro: il Miur sbaglia

Nel 2003 il legislatore incaricò il governo di “Definire le norme generali sull’istruzione” per realizzare il “Sistema educativo di istruzione e di formazione”. Un mandato che esplicitava la finalità del sistema scolastico e che specificava significato e relazioni di parole e di concetti: “E’ promosso l'apprendimento in tutto l'arco della vita e sono assicurate a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea”.
La parte finale della norma, oltre a vincolare la problematica dell’alternanza scuola/mondo del lavoro, richiedeva l’identificazione dei parametri per soppesarne “l’adeguatezza”.
Le capacità e le competenze, “generali e specifiche”, sono l’interfaccia che il Piano Triennale dell’Offerta Formativa deve predisporre: costituiscono il fondamento dell’autogoverno del sistema educativo. Esse “riflettono le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale”. [Può essere utile ricordare che si definisce competenza il comportamento esibito da chi affronta un compito, comportamento da cui traspaiono le capacità e le abilità in gioco. In rete: “La promozione delle competenze” ne mostra una coerente applicazione].
La natura dell’alternanza è identificata: essa costituisce il feed-back di sistema. Le aziende che ospitano gli studenti hanno il compito di misurare il grado di conseguimento dei traguardi del Piano Triennale.