Legge 107/2015 e Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione del 2012

Le considerazioni e le riflessioni di seguito enunciate, senza alcuna pretesa di rappresentare un lavoro sistematico né tanto meno esaustivo, cercano di porre in correlazione alcune tematiche di grande rilevanza riferite alla Legge 107/2015 di riforma,  con i contenuti delle Indicazioni Nazionali per il curricolo del 2012.

 

In tal senso, a leggere il testo della Legge 107/05 paiono emergere  forti e numerosi elementi, espliciti o impliciti, di relazione tra quest’ultima e le Indicazioni Nazionali, al di là e in modo più profondo di quanto se ne potrebbe dedurre dai richiami alle Indicazioni che pure si ritrovano nel testo della 107.

 

Per ciò che concerne i primi livelli del sistema educativo e di istruzione, la scelta contenuta nella Legge 107 di prevedere l’istituzione di un sistema integrato da zero a sei anni appare certamente di fortissima rilevanza.

 

(Legge 107/05)

Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni, costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia, al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali, nonché ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell'offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici e la partecipazione delle famiglie…

 

 

Si tratta non già di uniformare la gestione di questo settore, in cui agiscono storicamente diversi soggetti e modalità organizzative (Stato, Comuni, Scuole Paritarie…) ma di ricondurre a sistema integrato  tali realtà, definendo standard di accettabilità  che riguardino gli elementi strutturali, organizzativi e qualitativi.  Nella norma non si riscontra alcuna velleità di ricondurre sotto un unico modello il complesso di servizi esistenti, ma è comunque chiaro che se la riforma vuole avere successo ed incidere sullo status quo, è necessario che tale complessa e complicata operazione non si limiti ad una sostanziale ratifica dell’esistente, ma  vada costruito un sistema coordinato di servizi, in primis esplicitando  quale bambino si vuole porre come centro di tutta l’operazione. 

In sintesi, mi pare che l’idea di bambino che emerge dalle Indicazioni Nazionali sia quella di  un soggetto costruttore delle proprie competenze cognitive, sociali ed emotive, anzi per meglio dire co-costruttore di tali competenze. Il processo di apprendimento è visto infatti inscindibilmente connaturato alla dimensione sociale . Se l’affascinate e misterioso processo in base al quale scatta la scintilla di un nuovo apprendimento segue tempi e percorsi personalizzati, che vanno rispettati e coltivati, non c’è però dubbio sul fatto che ciò possa avvenire solo in un contesto di relazioni positive in un gruppo di pari. In tale percorso l’opera indispensabile dell’adulto non è tanto quella dell’attore protagonista, quanto quella del regista capace di rendere disponibile un contesto idoneo fatto di tempi, spazi, materiali, raggruppamenti, proposte stimolo… adeguate all’età e alle caratteristiche dei soggetti in apprendimento. Tutto ciò, a partire dai primi livelli del percorso educativo e didattico.

 

(Indicazioni Nazionali)

La scuola dell’infanzia si presenta come  un ambiente protettivo, capace di accogliere le diversità e di promuovere le potenzialità di tutti i bambini, che fra i tre e i sei anni esprimono una grande ricchezza di bisogni ed emozioni, che sono pronti ad incontrare e sperimentare nuovi linguaggi, che pongono a se stessi, ai coetanei e agli adulti  domande impegnative e inattese, che osservano e interrogano la natura, che elaborano le prime ipotesi sulle cose, sugli eventi, sul corpo, sulle relazioni, sulla lingua, sui diversi sistemi simbolici e sui media, dei quali spesso già fruiscono non soltanto e non sempre in modo passivo; e sull’esistenza di altri punti di vista

…La scuola promuove lo star bene e un sereno apprendimento attraverso la cura degli ambienti, la predisposizione degli spazi educativi, la conduzione attenta dell’intera giornata scolastica …

L’organizzazione degli spazi e dei tempi diventa elemento di qualità pedagogica dell’ambiente educativo e pertanto deve essere oggetto di esplicita progettazione e verifica….

La progettualità si esplica nella capacità di dare senso e intenzionalità all’intreccio di spazi, tempi, routine e attività, promuovendo un coerente contesto educativo, attraverso un’appropriata  regia pedagogica…

 

Utilizzare i principi espressi dalle Indicazioni Nazionali più in generale, come quadro di riferimento per il sistema 0/6, significa certo negoziare tali linee di sviluppo con gli altri soggetti coautori dei servizi educativi ma vuol dire anche fornire strumenti  organizzativi affinché le dichiarazioni di principio, anche quando condivise, si traducano poi progressivamente in prassi di lavoro. Devono essere costruite e rese vincolanti modalità  che rendano sistematiche e generalizzate le attività di formazione comune tra educatori e insegnanti che operano nello 0/6, in collegamento con il livello primario successivo.

Il comma 124 della Legge 107/15 prevede per gli insegnanti che ..la formazione in servizio…è obbligatoria, permanente e strutturale.

Il punto 1.2 del comma 181 prevede la formazione continua del personale dei servizi educativi per l’infanzia e la scuola dell’infanzia.

Se, finalmente, la questione della formazione uscirà dal limbo di norme contrattuali fumose il cui effetto è stato, in moltissimi casi, che fruissero dell’aggiornamento  per lo più i docenti sensibili a tale esigenza, si potrà avviare una stagione in cui la formazione – quale strumento per il miglioramento continuo del servizio- potrà vedere il lavoro di gruppi misti di educatori e insegnanti in verticale.

Sappiamo però bene che le attività di formazione e progettazione sono condizione necessaria ma non sufficiente per  co-costruire un curricolo verticale, come sviluppo coerente di un percorso fondato sulla conoscenza approfondita e condivisa di ogni sua articolazione. Per mirare a tale necessario ed ambizioso traguardo occorrono strumenti organizzativi che predispongano le condizioni di tale operazione e la rendano “normale”.

La Legge 107/15 prevede

… standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l'infanzia e della scuola dell'infanzia, diversificati in base alla tipologia, all'età dei bambini e agli orari di servizio, prevedendo tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l'infanzia e dei docenti di scuola dell'infanzia, nonché il coordinamento pedagogico territoriale e il riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, adottate con il regolamento di cui al Decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254;

 

La parte di Legge sopra citata mi pare introduca due aspetti decisivi.

-          La previsione di tempi di compresenza del personale dei servizi educativi e della scuola dell’infanzia, non legata in modo aleatorio a favorevoli contingenze e/o dall’impegno di singole realtà, può fornire lo strumento operativo per la costruzione sistematica di attività di continuità verticale nel corso delle quali gli operatori sul campo mettano in comune le competenze, superino i pre-giudizi e possano disegnare uno specifico educativo e didattico per ogni tappa del percorso senza trascinamenti o, peggio, anticipi inopportuni.

-          La seconda questione riguarda il coordinamento pedagogico ed è questione che  vale non solo per lo zero-sei ma anche per tutti gli anni di competenza degli Istituti Comprensivi. Tale funzione è presente in maniera piuttosto diffusa nei servizi educativi gestiti dagli enti locali, mentre è rarissima nelle scuole statali. Va da subito ribadito che il Dirigente Scolastico deve avere in primis come obiettivo prioritario tale compito, che rappresenta il cuore e la ragione prima del servizio scolastico. E’ però parimenti vero che il Dirigente da solo non è in grado di seguire sistematicamente tutta l’attività di coordinamento. La figura di un coordinatore pedagogico, quale componente dello staff di istituto, capace anche di tenere costanti rapporti con  le figure professionali che si occupano di tale aspetto nei servizi all’infanzia del territorio, risulta condizione necessaria. La sua presenza all’interno degli Istituti Comprensivi rappresenterebbe un fortissimo contributo, anche per il progressivo consolidamento di un curricolo lungo, che riguardi tutto il percorso sino al termine della secondaria di primo grado.

 

Un’altra questione che si trova richiamata sia nelle Legge 107/15 sia nelle Indicazioni Nazionali 2012 è quella della didattica laboratoriale.

 

Dalle Indicazioni Nazionali - Primo ciclo

Realizzare attività didattiche in forma di laboratorio, per favorire l’operatività e allo stesso tempo il dialogo e la riflessione su quello che si fa. Il laboratorio, se ben organizzato, è la modalità di lavoro che meglio incoraggia la ricerca e la progettualità, coinvolge gli alunni nel pensare, realizzare, valutare attività vissute in modo condiviso e partecipato con altri, e può essere attivata sia nei diversi spazi e occasioni interni alla scuola sia valorizzando il territorio come risorsa per l’apprendimento..

 

 

Sempre dalle Indicazioni Nazionali

Fin dalla scuola dell’infanzia, nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado l’attività didattica è orientata alla qualità dell’apprendimento di ciascun alunno e non ad una sequenza lineare, e necessariamente incompleta, di contenuti disciplinari. I docenti, in stretta collaborazione, promuovono attività significative nelle quali gli strumenti e i metodi caratteristici delle discipline si confrontano e si intrecciano tra loro, evitando trattazioni di argomenti distanti dall’esperienza e frammentati in nozioni da memorizzare.

 

Dalla Legge 107/15

Per favorire lo sviluppo della didattica laboratoriale, le istituzioni scolastiche, anche attraverso i poli tecnico-professionali, possono dotarsi di laboratori territoriali per l'occupabilità attraverso la partecipazione, anche in qualità di soggetti cofinanziatori, di enti pubblici e locali, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, istituti tecnici superiori e imprese private, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:…

c) apertura della scuola al territorio e possibilità di utilizzo degli spazi anche al di fuori dell'orario scolastico.

 

In questo caso la consonanza di obiettivi tra Indicazioni Nazionali  e Legge di riforma avrebbe bisogno di approfondimenti, che dovrebbero poter essere sviluppati e recepiti dai Decreti attuativi della riforma stessa. Il sostegno ad una didattica laboratoriale sembra essere preso in considerazione dalla Legge 107 esclusivamente pensando alla scuola secondaria di secondo grado e al suo importante rapporto con il mondo del lavoro.

Il concetto di laboratorio che si può evincere dalle Indicazioni Nazionali è invece riferito all’idea di strutturazione degli spazi fisici, dei tempi, dei raggruppamenti degli alunni che faccia da supporto ad una modalità di apprendimento in grado di offrire ai soggetti in apprendimento la possibilità, materiale e intellettuale, di esplorare problemi, ricercare possibili soluzioni, verificarle o falsificarle. Tale percorso, in modi, tempi e modalità certamente differenti ed adeguate, vale tanto per la scuola dell’infanzia quanto per il primo ciclo di istruzione. Stimolare la realizzazione di ambienti idonei a tali processi è  quindi un impegno che la Legge non dovrebbe riservare solo alla scuola secondaria di secondo grado, in quanto il metodo di apprendimento laboratoriale per essere davvero efficace, formativo e orientativo deve accompagnare tutto il percorso scolastico e non solo la sua parte terminale.

 

La Legge 107/15 richiama il fatto che

la piena realizzazione del curricolo della scuola e il raggiungimento degli obiettivi di cui ai commi da 5 a 26, la valorizzazione delle potenzialità e degli stili di apprendimento nonché della comunità professionale scolastica con lo sviluppo del metodo cooperativo, nel rispetto della libertà di insegnamento, la collaborazione e la progettazione, l'interazione con le famiglie e il territorio sono perseguiti mediante le forme di flessibilità dell'autonomia didattica e organizzativa previste dal regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.

 

E’ un dato di fatto che il DPR 275/1999 riconosceva già alle Istituzioni Scolastiche Autonome ampi spazi di autonomia e di assunzione di responsabilità in ordine alle modalità organizzative del servizio scolastico, così come è un dato di fatto che, in generale, di tale possibilità ne è stato fatto un uso insufficiente. La possibilità che la Legge 107 fornisca un forte impulso in tale direzione dipenderà in larga parte dai contenuti dei Decreti Attuativi che il Governo dovrà emanare entro 180 giorni dalla promulgazione della Legge e dall’effettiva disponibilità delle risorse previste a sostegno della riforma, in primis quell’organico funzionale che dovrebbe permettere la effettiva progettazione ed attuazione delle azioni previste dalla Legge e di cui si è prima parlato.  Poli territoriali per l’infanzia, coordinamento pedagogico, attività laboratoriali, continuità verticale dovranno progressivamente concretizzarsi, attraverso l’utilizzo che di tali strumenti le istituzioni scolastiche ed educative potranno disporre e del cui uso dovranno volere e sapere rendere conto.

 

 

 

 

 

 

 

Le considerazioni e le riflessioni di seguito enunciate, senza alcuna pretesa di rappresentare un lavoro sistematico né tanto meno esaustivo, cercano di porre in correlazione alcune tematiche di grande rilevanza riferite alla Legge 107/2015 di riforma,  con i contenuti delle Indicazioni Nazionali per il curricolo del 2012.

In tal senso, a leggere il testo della Legge 107/05 paiono emergere  forti e numerosi elementi, espliciti o impliciti, di relazione tra quest’ultima e le Indicazioni Nazionali, al di là e in modo più profondo di quanto se ne potrebbe dedurre dai richiami alle Indicazioni che pure si ritrovano nel testo della 107.

 

Per ciò che concerne i primi livelli del sistema educativo e di istruzione, la scelta contenuta nella Legge 107 di prevedere l’istituzione di un sistema integrato da zero a sei anni appare certamente di fortissima rilevanza.

 

(Legge 107/05)

Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni, costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia, al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali, nonché ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell'offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici e la partecipazione delle famiglie…

 

 

Si tratta non già di uniformare la gestione di questo settore, in cui agiscono storicamente diversi soggetti e modalità organizzative (Stato, Comuni, Scuole Paritarie…) ma di ricondurre a sistema integrato  tali realtà, definendo standard di accettabilità  che riguardino gli elementi strutturali, organizzativi e qualitativi.  Nella norma non si riscontra alcuna velleità di ricondurre sotto un unico modello il complesso di servizi esistenti, ma è comunque chiaro che se la riforma vuole avere successo ed incidere sullo status quo, è necessario che tale complessa e complicata operazione non si limiti ad una sostanziale ratifica dell’esistente, ma  vada costruito un sistema coordinato di servizi, in primis esplicitando  quale bambino si vuole porre come centro di tutta l’operazione. 

In sintesi, mi pare che l’idea di bambino che emerge dalle Indicazioni Nazionali sia quella di  un soggetto costruttore delle proprie competenze cognitive, sociali ed emotive, anzi per meglio dire co-costruttore di tali competenze. Il processo di apprendimento è visto infatti inscindibilmente connaturato alla dimensione sociale . Se l’affascinate e misterioso processo in base al quale scatta la scintilla di un nuovo apprendimento segue tempi e percorsi personalizzati, che vanno rispettati e coltivati, non c’è però dubbio sul fatto che ciò possa avvenire solo in un contesto di relazioni positive in un gruppo di pari. In tale percorso l’opera indispensabile dell’adulto non è tanto quella dell’attore protagonista, quanto quella del regista capace di rendere disponibile un contesto idoneo fatto di tempi, spazi, materiali, raggruppamenti, proposte stimolo… adeguate all’età e alle caratteristiche dei soggetti in apprendimento. Tutto ciò, a partire dai primi livelli del percorso educativo e didattico.

 

(Indicazioni Nazionali)

La scuola dell’infanzia si presenta come  un ambiente protettivo, capace di accogliere le diversità e di promuovere le potenzialità di tutti i bambini, che fra i tre e i sei anni esprimono una grande ricchezza di bisogni ed emozioni, che sono pronti ad incontrare e sperimentare nuovi linguaggi, che pongono a se stessi, ai coetanei e agli adulti  domande impegnative e inattese, che osservano e interrogano la natura, che elaborano le prime ipotesi sulle cose, sugli eventi, sul corpo, sulle relazioni, sulla lingua, sui diversi sistemi simbolici e sui media, dei quali spesso già fruiscono non soltanto e non sempre in modo passivo; e sull’esistenza di altri punti di vista

…La scuola promuove lo star bene e un sereno apprendimento attraverso la cura degli ambienti, la predisposizione degli spazi educativi, la conduzione attenta dell’intera giornata scolastica …

L’organizzazione degli spazi e dei tempi diventa elemento di qualità pedagogica dell’ambiente educativo e pertanto deve essere oggetto di esplicita progettazione e verifica….

La progettualità si esplica nella capacità di dare senso e intenzionalità all’intreccio di spazi, tempi, routine e attività, promuovendo un coerente contesto educativo, attraverso un’appropriata  regia pedagogica…

 

Utilizzare i principi espressi dalle Indicazioni Nazionali più in generale, come quadro di riferimento per il sistema 0/6, significa certo negoziare tali linee di sviluppo con gli altri soggetti coautori dei servizi educativi ma vuol dire anche fornire strumenti  organizzativi affinché le dichiarazioni di principio, anche quando condivise, si traducano poi progressivamente in prassi di lavoro. Devono essere costruite e rese vincolanti modalità  che rendano sistematiche e generalizzate le attività di formazione comune tra educatori e insegnanti che operano nello 0/6, in collegamento con il livello primario successivo.

Il comma 124 della Legge 107/15 prevede per gli insegnanti che ..la formazione in servizio…è obbligatoria, permanente e strutturale.

Il punto 1.2 del comma 181 prevede la formazione continua del personale dei servizi educativi per l’infanzia e la scuola dell’infanzia.

Se, finalmente, la questione della formazione uscirà dal limbo di norme contrattuali fumose il cui effetto è stato, in moltissimi casi, che fruissero dell’aggiornamento  per lo più i docenti sensibili a tale esigenza, si potrà avviare una stagione in cui la formazione – quale strumento per il miglioramento continuo del servizio- potrà vedere il lavoro di gruppi misti di educatori e insegnanti in verticale.

Sappiamo però bene che le attività di formazione e progettazione sono condizione necessaria ma non sufficiente per  co-costruire un curricolo verticale, come sviluppo coerente di un percorso fondato sulla conoscenza approfondita e condivisa di ogni sua articolazione. Per mirare a tale necessario ed ambizioso traguardo occorrono strumenti organizzativi che predispongano le condizioni di tale operazione e la rendano “normale”.

La Legge 107/15 prevede

… standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l'infanzia e della scuola dell'infanzia, diversificati in base alla tipologia, all'età dei bambini e agli orari di servizio, prevedendo tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l'infanzia e dei docenti di scuola dell'infanzia, nonché il coordinamento pedagogico territoriale e il riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, adottate con il regolamento di cui al Decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254;

 

La parte di Legge sopra citata mi pare introduca due aspetti decisivi.

-          La previsione di tempi di compresenza del personale dei servizi educativi e della scuola dell’infanzia, non legata in modo aleatorio a favorevoli contingenze e/o dall’impegno di singole realtà, può fornire lo strumento operativo per la costruzione sistematica di attività di continuità verticale nel corso delle quali gli operatori sul campo mettano in comune le competenze, superino i pre-giudizi e possano disegnare uno specifico educativo e didattico per ogni tappa del percorso senza trascinamenti o, peggio, anticipi inopportuni.

-          La seconda questione riguarda il coordinamento pedagogico ed è questione che  vale non solo per lo zero-sei ma anche per tutti gli anni di competenza degli Istituti Comprensivi. Tale funzione è presente in maniera piuttosto diffusa nei servizi educativi gestiti dagli enti locali, mentre è rarissima nelle scuole statali. Va da subito ribadito che il Dirigente Scolastico deve avere in primis come obiettivo prioritario tale compito, che rappresenta il cuore e la ragione prima del servizio scolastico. E’ però parimenti vero che il Dirigente da solo non è in grado di seguire sistematicamente tutta l’attività di coordinamento. La figura di un coordinatore pedagogico, quale componente dello staff di istituto, capace anche di tenere costanti rapporti con  le figure professionali che si occupano di tale aspetto nei servizi all’infanzia del territorio, risulta condizione necessaria. La sua presenza all’interno degli Istituti Comprensivi rappresenterebbe un fortissimo contributo, anche per il progressivo consolidamento di un curricolo lungo, che riguardi tutto il percorso sino al termine della secondaria di primo grado.

 

Un’altra questione che si trova richiamata sia nelle Legge 107/15 sia nelle Indicazioni Nazionali 2012 è quella della didattica laboratoriale.

 

Dalle Indicazioni Nazionali - Primo ciclo

Realizzare attività didattiche in forma di laboratorio, per favorire l’operatività e allo stesso tempo il dialogo e la riflessione su quello che si fa. Il laboratorio, se ben organizzato, è la modalità di lavoro che meglio incoraggia la ricerca e la progettualità, coinvolge gli alunni nel pensare, realizzare, valutare attività vissute in modo condiviso e partecipato con altri, e può essere attivata sia nei diversi spazi e occasioni interni alla scuola sia valorizzando il territorio come risorsa per l’apprendimento..

 

 

Sempre dalle Indicazioni Nazionali

Fin dalla scuola dell’infanzia, nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado l’attività didattica è orientata alla qualità dell’apprendimento di ciascun alunno e non ad una sequenza lineare, e necessariamente incompleta, di contenuti disciplinari. I docenti, in stretta collaborazione, promuovono attività significative nelle quali gli strumenti e i metodi caratteristici delle discipline si confrontano e si intrecciano tra loro, evitando trattazioni di argomenti distanti dall’esperienza e frammentati in nozioni da memorizzare.

 

Dalla Legge 107/15

Per favorire lo sviluppo della didattica laboratoriale, le istituzioni scolastiche, anche attraverso i poli tecnico-professionali, possono dotarsi di laboratori territoriali per l'occupabilità attraverso la partecipazione, anche in qualità di soggetti cofinanziatori, di enti pubblici e locali, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, istituti tecnici superiori e imprese private, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:…

c) apertura della scuola al territorio e possibilità di utilizzo degli spazi anche al di fuori dell'orario scolastico.

 

In questo caso la consonanza di obiettivi tra Indicazioni Nazionali  e Legge di riforma avrebbe bisogno di approfondimenti, che dovrebbero poter essere sviluppati e recepiti dai Decreti attuativi della riforma stessa. Il sostegno ad una didattica laboratoriale sembra essere preso in considerazione dalla Legge 107 esclusivamente pensando alla scuola secondaria di secondo grado e al suo importante rapporto con il mondo del lavoro.

Il concetto di laboratorio che si può evincere dalle Indicazioni Nazionali è invece riferito all’idea di strutturazione degli spazi fisici, dei tempi, dei raggruppamenti degli alunni che faccia da supporto ad una modalità di apprendimento in grado di offrire ai soggetti in apprendimento la possibilità, materiale e intellettuale, di esplorare problemi, ricercare possibili soluzioni, verificarle o falsificarle. Tale percorso, in modi, tempi e modalità certamente differenti ed adeguate, vale tanto per la scuola dell’infanzia quanto per il primo ciclo di istruzione. Stimolare la realizzazione di ambienti idonei a tali processi è  quindi un impegno che la Legge non dovrebbe riservare solo alla scuola secondaria di secondo grado, in quanto il metodo di apprendimento laboratoriale per essere davvero efficace, formativo e orientativo deve accompagnare tutto il percorso scolastico e non solo la sua parte terminale.

 

La Legge 107/15 richiama il fatto che

la piena realizzazione del curricolo della scuola e il raggiungimento degli obiettivi di cui ai commi da 5 a 26, la valorizzazione delle potenzialità e degli stili di apprendimento nonché della comunità professionale scolastica con lo sviluppo del metodo cooperativo, nel rispetto della libertà di insegnamento, la collaborazione e la progettazione, l'interazione con le famiglie e il territorio sono perseguiti mediante le forme di flessibilità dell'autonomia didattica e organizzativa previste dal regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.

 

E’ un dato di fatto che il DPR 275/1999 riconosceva già alle Istituzioni Scolastiche Autonome ampi spazi di autonomia e di assunzione di responsabilità in ordine alle modalità organizzative del servizio scolastico, così come è un dato di fatto che, in generale, di tale possibilità ne è stato fatto un uso insufficiente. La possibilità che la Legge 107 fornisca un forte impulso in tale direzione dipenderà in larga parte dai contenuti dei Decreti Attuativi che il Governo dovrà emanare entro 180 giorni dalla promulgazione della Legge e dall’effettiva disponibilità delle risorse previste a sostegno della riforma, in primis quell’organico funzionale che dovrebbe permettere la effettiva progettazione ed attuazione delle azioni previste dalla Legge e di cui si è prima parlato.  Poli territoriali per l’infanzia, coordinamento pedagogico, attività laboratoriali, continuità verticale dovranno progressivamente concretizzarsi, attraverso l’utilizzo che di tali strumenti le istituzioni scolastiche ed educative potranno disporre e del cui uso dovranno volere e sapere rendere conto.

 

Elio Raviolo

 

 

 

 

 

Le considerazioni e le riflessioni di seguito enunciate, senza alcuna pretesa di rappresentare un lavoro sistematico né tanto meno esaustivo, cercano di porre in correlazione alcune tematiche di grande rilevanza riferite alla Legge 107/2015 di riforma,  con i contenuti delle Indicazioni Nazionali per il curricolo del 2012.

In tal senso, a leggere il testo della Legge 107/05 paiono emergere  forti e numerosi elementi, espliciti o impliciti, di relazione tra quest’ultima e le Indicazioni Nazionali, al di là e in modo più profondo di quanto se ne potrebbe dedurre dai richiami alle Indicazioni che pure si ritrovano nel testo della 107.

 

Per ciò che concerne i primi livelli del sistema educativo e di istruzione, la scelta contenuta nella Legge 107 di prevedere l’istituzione di un sistema integrato da zero a sei anni appare certamente di fortissima rilevanza.

 

(Legge 107/05)

Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni, costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia, al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali, nonché ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell'offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici e la partecipazione delle famiglie…

 

 

Si tratta non già di uniformare la gestione di questo settore, in cui agiscono storicamente diversi soggetti e modalità organizzative (Stato, Comuni, Scuole Paritarie…) ma di ricondurre a sistema integrato  tali realtà, definendo standard di accettabilità  che riguardino gli elementi strutturali, organizzativi e qualitativi.  Nella norma non si riscontra alcuna velleità di ricondurre sotto un unico modello il complesso di servizi esistenti, ma è comunque chiaro che se la riforma vuole avere successo ed incidere sullo status quo, è necessario che tale complessa e complicata operazione non si limiti ad una sostanziale ratifica dell’esistente, ma  vada costruito un sistema coordinato di servizi, in primis esplicitando  quale bambino si vuole porre come centro di tutta l’operazione. 

In sintesi, mi pare che l’idea di bambino che emerge dalle Indicazioni Nazionali sia quella di  un soggetto costruttore delle proprie competenze cognitive, sociali ed emotive, anzi per meglio dire co-costruttore di tali competenze. Il processo di apprendimento è visto infatti inscindibilmente connaturato alla dimensione sociale . Se l’affascinate e misterioso processo in base al quale scatta la scintilla di un nuovo apprendimento segue tempi e percorsi personalizzati, che vanno rispettati e coltivati, non c’è però dubbio sul fatto che ciò possa avvenire solo in un contesto di relazioni positive in un gruppo di pari. In tale percorso l’opera indispensabile dell’adulto non è tanto quella dell’attore protagonista, quanto quella del regista capace di rendere disponibile un contesto idoneo fatto di tempi, spazi, materiali, raggruppamenti, proposte stimolo… adeguate all’età e alle caratteristiche dei soggetti in apprendimento. Tutto ciò, a partire dai primi livelli del percorso educativo e didattico.

 

(Indicazioni Nazionali)

La scuola dell’infanzia si presenta come  un ambiente protettivo, capace di accogliere le diversità e di promuovere le potenzialità di tutti i bambini, che fra i tre e i sei anni esprimono una grande ricchezza di bisogni ed emozioni, che sono pronti ad incontrare e sperimentare nuovi linguaggi, che pongono a se stessi, ai coetanei e agli adulti  domande impegnative e inattese, che osservano e interrogano la natura, che elaborano le prime ipotesi sulle cose, sugli eventi, sul corpo, sulle relazioni, sulla lingua, sui diversi sistemi simbolici e sui media, dei quali spesso già fruiscono non soltanto e non sempre in modo passivo; e sull’esistenza di altri punti di vista

…La scuola promuove lo star bene e un sereno apprendimento attraverso la cura degli ambienti, la predisposizione degli spazi educativi, la conduzione attenta dell’intera giornata scolastica …

L’organizzazione degli spazi e dei tempi diventa elemento di qualità pedagogica dell’ambiente educativo e pertanto deve essere oggetto di esplicita progettazione e verifica….

La progettualità si esplica nella capacità di dare senso e intenzionalità all’intreccio di spazi, tempi, routine e attività, promuovendo un coerente contesto educativo, attraverso un’appropriata  regia pedagogica…

 

Utilizzare i principi espressi dalle Indicazioni Nazionali più in generale, come quadro di riferimento per il sistema 0/6, significa certo negoziare tali linee di sviluppo con gli altri soggetti coautori dei servizi educativi ma vuol dire anche fornire strumenti  organizzativi affinché le dichiarazioni di principio, anche quando condivise, si traducano poi progressivamente in prassi di lavoro. Devono essere costruite e rese vincolanti modalità  che rendano sistematiche e generalizzate le attività di formazione comune tra educatori e insegnanti che operano nello 0/6, in collegamento con il livello primario successivo.

Il comma 124 della Legge 107/15 prevede per gli insegnanti che ..la formazione in servizio…è obbligatoria, permanente e strutturale.

Il punto 1.2 del comma 181 prevede la formazione continua del personale dei servizi educativi per l’infanzia e la scuola dell’infanzia.

Se, finalmente, la questione della formazione uscirà dal limbo di norme contrattuali fumose il cui effetto è stato, in moltissimi casi, che fruissero dell’aggiornamento  per lo più i docenti sensibili a tale esigenza, si potrà avviare una stagione in cui la formazione – quale strumento per il miglioramento continuo del servizio- potrà vedere il lavoro di gruppi misti di educatori e insegnanti in verticale.

Sappiamo però bene che le attività di formazione e progettazione sono condizione necessaria ma non sufficiente per  co-costruire un curricolo verticale, come sviluppo coerente di un percorso fondato sulla conoscenza approfondita e condivisa di ogni sua articolazione. Per mirare a tale necessario ed ambizioso traguardo occorrono strumenti organizzativi che predispongano le condizioni di tale operazione e la rendano “normale”.

La Legge 107/15 prevede

… standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l'infanzia e della scuola dell'infanzia, diversificati in base alla tipologia, all'età dei bambini e agli orari di servizio, prevedendo tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l'infanzia e dei docenti di scuola dell'infanzia, nonché il coordinamento pedagogico territoriale e il riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, adottate con il regolamento di cui al Decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254;

 

La parte di Legge sopra citata mi pare introduca due aspetti decisivi.

-          La previsione di tempi di compresenza del personale dei servizi educativi e della scuola dell’infanzia, non legata in modo aleatorio a favorevoli contingenze e/o dall’impegno di singole realtà, può fornire lo strumento operativo per la costruzione sistematica di attività di continuità verticale nel corso delle quali gli operatori sul campo mettano in comune le competenze, superino i pre-giudizi e possano disegnare uno specifico educativo e didattico per ogni tappa del percorso senza trascinamenti o, peggio, anticipi inopportuni.

-          La seconda questione riguarda il coordinamento pedagogico ed è questione che  vale non solo per lo zero-sei ma anche per tutti gli anni di competenza degli Istituti Comprensivi. Tale funzione è presente in maniera piuttosto diffusa nei servizi educativi gestiti dagli enti locali, mentre è rarissima nelle scuole statali. Va da subito ribadito che il Dirigente Scolastico deve avere in primis come obiettivo prioritario tale compito, che rappresenta il cuore e la ragione prima del servizio scolastico. E’ però parimenti vero che il Dirigente da solo non è in grado di seguire sistematicamente tutta l’attività di coordinamento. La figura di un coordinatore pedagogico, quale componente dello staff di istituto, capace anche di tenere costanti rapporti con  le figure professionali che si occupano di tale aspetto nei servizi all’infanzia del territorio, risulta condizione necessaria. La sua presenza all’interno degli Istituti Comprensivi rappresenterebbe un fortissimo contributo, anche per il progressivo consolidamento di un curricolo lungo, che riguardi tutto il percorso sino al termine della secondaria di primo grado.

 

Un’altra questione che si trova richiamata sia nelle Legge 107/15 sia nelle Indicazioni Nazionali 2012 è quella della didattica laboratoriale.

 

Dalle Indicazioni Nazionali - Primo ciclo

Realizzare attività didattiche in forma di laboratorio, per favorire l’operatività e allo stesso tempo il dialogo e la riflessione su quello che si fa. Il laboratorio, se ben organizzato, è la modalità di lavoro che meglio incoraggia la ricerca e la progettualità, coinvolge gli alunni nel pensare, realizzare, valutare attività vissute in modo condiviso e partecipato con altri, e può essere attivata sia nei diversi spazi e occasioni interni alla scuola sia valorizzando il territorio come risorsa per l’apprendimento..

 

 

Sempre dalle Indicazioni Nazionali

Fin dalla scuola dell’infanzia, nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado l’attività didattica è orientata alla qualità dell’apprendimento di ciascun alunno e non ad una sequenza lineare, e necessariamente incompleta, di contenuti disciplinari. I docenti, in stretta collaborazione, promuovono attività significative nelle quali gli strumenti e i metodi caratteristici delle discipline si confrontano e si intrecciano tra loro, evitando trattazioni di argomenti distanti dall’esperienza e frammentati in nozioni da memorizzare.

 

Dalla Legge 107/15

Per favorire lo sviluppo della didattica laboratoriale, le istituzioni scolastiche, anche attraverso i poli tecnico-professionali, possono dotarsi di laboratori territoriali per l'occupabilità attraverso la partecipazione, anche in qualità di soggetti cofinanziatori, di enti pubblici e locali, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, istituti tecnici superiori e imprese private, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:…

c) apertura della scuola al territorio e possibilità di utilizzo degli spazi anche al di fuori dell'orario scolastico.

 

In questo caso la consonanza di obiettivi tra Indicazioni Nazionali  e Legge di riforma avrebbe bisogno di approfondimenti, che dovrebbero poter essere sviluppati e recepiti dai Decreti attuativi della riforma stessa. Il sostegno ad una didattica laboratoriale sembra essere preso in considerazione dalla Legge 107 esclusivamente pensando alla scuola secondaria di secondo grado e al suo importante rapporto con il mondo del lavoro.

Il concetto di laboratorio che si può evincere dalle Indicazioni Nazionali è invece riferito all’idea di strutturazione degli spazi fisici, dei tempi, dei raggruppamenti degli alunni che faccia da supporto ad una modalità di apprendimento in grado di offrire ai soggetti in apprendimento la possibilità, materiale e intellettuale, di esplorare problemi, ricercare possibili soluzioni, verificarle o falsificarle. Tale percorso, in modi, tempi e modalità certamente differenti ed adeguate, vale tanto per la scuola dell’infanzia quanto per il primo ciclo di istruzione. Stimolare la realizzazione di ambienti idonei a tali processi è  quindi un impegno che la Legge non dovrebbe riservare solo alla scuola secondaria di secondo grado, in quanto il metodo di apprendimento laboratoriale per essere davvero efficace, formativo e orientativo deve accompagnare tutto il percorso scolastico e non solo la sua parte terminale.

 

La Legge 107/15 richiama il fatto che

la piena realizzazione del curricolo della scuola e il raggiungimento degli obiettivi di cui ai commi da 5 a 26, la valorizzazione delle potenzialità e degli stili di apprendimento nonché della comunità professionale scolastica con lo sviluppo del metodo cooperativo, nel rispetto della libertà di insegnamento, la collaborazione e la progettazione, l'interazione con le famiglie e il territorio sono perseguiti mediante le forme di flessibilità dell'autonomia didattica e organizzativa previste dal regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.

 

E’ un dato di fatto che il DPR 275/1999 riconosceva già alle Istituzioni Scolastiche Autonome ampi spazi di autonomia e di assunzione di responsabilità in ordine alle modalità organizzative del servizio scolastico, così come è un dato di fatto che, in generale, di tale possibilità ne è stato fatto un uso insufficiente. La possibilità che la Legge 107 fornisca un forte impulso in tale direzione dipenderà in larga parte dai contenuti dei Decreti Attuativi che il Governo dovrà emanare entro 180 giorni dalla promulgazione della Legge e dall’effettiva disponibilità delle risorse previste a sostegno della riforma, in primis quell’organico funzionale che dovrebbe permettere la effettiva progettazione ed attuazione delle azioni previste dalla Legge e di cui si è prima parlato.  Poli territoriali per l’infanzia, coordinamento pedagogico, attività laboratoriali, continuità verticale dovranno progressivamente concretizzarsi, attraverso l’utilizzo che di tali strumenti le istituzioni scolastiche ed educative potranno disporre e del cui uso dovranno volere e sapere rendere conto.

 

Elio Raviolo

 

 

 

 

 

Le considerazioni e le riflessioni di seguito enunciate, senza alcuna pretesa di rappresentare un lavoro sistematico né tanto meno esaustivo, cercano di porre in correlazione alcune tematiche di grande rilevanza riferite alla Legge 107/2015 di riforma,  con i contenuti delle Indicazioni Nazionali per il curricolo del 2012.

In tal senso, a leggere il testo della Legge 107/05 paiono emergere  forti e numerosi elementi, espliciti o impliciti, di relazione tra quest’ultima e le Indicazioni Nazionali, al di là e in modo più profondo di quanto se ne potrebbe dedurre dai richiami alle Indicazioni che pure si ritrovano nel testo della 107.

 

Per ciò che concerne i primi livelli del sistema educativo e di istruzione, la scelta contenuta nella Legge 107 di prevedere l’istituzione di un sistema integrato da zero a sei anni appare certamente di fortissima rilevanza.

 

(Legge 107/05)

Istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni, costituito dai servizi educativi per l'infanzia e dalle scuole dell'infanzia, al fine di garantire ai bambini e alle bambine pari opportunità di educazione, istruzione, cura, relazione e gioco, superando disuguaglianze e barriere territoriali, economiche, etniche e culturali, nonché ai fini della conciliazione tra tempi di vita, di cura e di lavoro dei genitori, della promozione della qualità dell'offerta educativa e della continuità tra i vari servizi educativi e scolastici e la partecipazione delle famiglie…

 

 

Si tratta non già di uniformare la gestione di questo settore, in cui agiscono storicamente diversi soggetti e modalità organizzative (Stato, Comuni, Scuole Paritarie…) ma di ricondurre a sistema integrato  tali realtà, definendo standard di accettabilità  che riguardino gli elementi strutturali, organizzativi e qualitativi.  Nella norma non si riscontra alcuna velleità di ricondurre sotto un unico modello il complesso di servizi esistenti, ma è comunque chiaro che se la riforma vuole avere successo ed incidere sullo status quo, è necessario che tale complessa e complicata operazione non si limiti ad una sostanziale ratifica dell’esistente, ma  vada costruito un sistema coordinato di servizi, in primis esplicitando  quale bambino si vuole porre come centro di tutta l’operazione. 

In sintesi, mi pare che l’idea di bambino che emerge dalle Indicazioni Nazionali sia quella di  un soggetto costruttore delle proprie competenze cognitive, sociali ed emotive, anzi per meglio dire co-costruttore di tali competenze. Il processo di apprendimento è visto infatti inscindibilmente connaturato alla dimensione sociale . Se l’affascinate e misterioso processo in base al quale scatta la scintilla di un nuovo apprendimento segue tempi e percorsi personalizzati, che vanno rispettati e coltivati, non c’è però dubbio sul fatto che ciò possa avvenire solo in un contesto di relazioni positive in un gruppo di pari. In tale percorso l’opera indispensabile dell’adulto non è tanto quella dell’attore protagonista, quanto quella del regista capace di rendere disponibile un contesto idoneo fatto di tempi, spazi, materiali, raggruppamenti, proposte stimolo… adeguate all’età e alle caratteristiche dei soggetti in apprendimento. Tutto ciò, a partire dai primi livelli del percorso educativo e didattico.

 

(Indicazioni Nazionali)

La scuola dell’infanzia si presenta come  un ambiente protettivo, capace di accogliere le diversità e di promuovere le potenzialità di tutti i bambini, che fra i tre e i sei anni esprimono una grande ricchezza di bisogni ed emozioni, che sono pronti ad incontrare e sperimentare nuovi linguaggi, che pongono a se stessi, ai coetanei e agli adulti  domande impegnative e inattese, che osservano e interrogano la natura, che elaborano le prime ipotesi sulle cose, sugli eventi, sul corpo, sulle relazioni, sulla lingua, sui diversi sistemi simbolici e sui media, dei quali spesso già fruiscono non soltanto e non sempre in modo passivo; e sull’esistenza di altri punti di vista

…La scuola promuove lo star bene e un sereno apprendimento attraverso la cura degli ambienti, la predisposizione degli spazi educativi, la conduzione attenta dell’intera giornata scolastica …

L’organizzazione degli spazi e dei tempi diventa elemento di qualità pedagogica dell’ambiente educativo e pertanto deve essere oggetto di esplicita progettazione e verifica….

La progettualità si esplica nella capacità di dare senso e intenzionalità all’intreccio di spazi, tempi, routine e attività, promuovendo un coerente contesto educativo, attraverso un’appropriata  regia pedagogica…

 

Utilizzare i principi espressi dalle Indicazioni Nazionali più in generale, come quadro di riferimento per il sistema 0/6, significa certo negoziare tali linee di sviluppo con gli altri soggetti coautori dei servizi educativi ma vuol dire anche fornire strumenti  organizzativi affinché le dichiarazioni di principio, anche quando condivise, si traducano poi progressivamente in prassi di lavoro. Devono essere costruite e rese vincolanti modalità  che rendano sistematiche e generalizzate le attività di formazione comune tra educatori e insegnanti che operano nello 0/6, in collegamento con il livello primario successivo.

Il comma 124 della Legge 107/15 prevede per gli insegnanti che ..la formazione in servizio…è obbligatoria, permanente e strutturale.

Il punto 1.2 del comma 181 prevede la formazione continua del personale dei servizi educativi per l’infanzia e la scuola dell’infanzia.

Se, finalmente, la questione della formazione uscirà dal limbo di norme contrattuali fumose il cui effetto è stato, in moltissimi casi, che fruissero dell’aggiornamento  per lo più i docenti sensibili a tale esigenza, si potrà avviare una stagione in cui la formazione – quale strumento per il miglioramento continuo del servizio- potrà vedere il lavoro di gruppi misti di educatori e insegnanti in verticale.

Sappiamo però bene che le attività di formazione e progettazione sono condizione necessaria ma non sufficiente per  co-costruire un curricolo verticale, come sviluppo coerente di un percorso fondato sulla conoscenza approfondita e condivisa di ogni sua articolazione. Per mirare a tale necessario ed ambizioso traguardo occorrono strumenti organizzativi che predispongano le condizioni di tale operazione e la rendano “normale”.

La Legge 107/15 prevede

… standard strutturali, organizzativi e qualitativi dei servizi educativi per l'infanzia e della scuola dell'infanzia, diversificati in base alla tipologia, all'età dei bambini e agli orari di servizio, prevedendo tempi di compresenza del personale dei servizi educativi per l'infanzia e dei docenti di scuola dell'infanzia, nonché il coordinamento pedagogico territoriale e il riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo di istruzione, adottate con il regolamento di cui al Decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 16 novembre 2012, n. 254;

 

La parte di Legge sopra citata mi pare introduca due aspetti decisivi.

-          La previsione di tempi di compresenza del personale dei servizi educativi e della scuola dell’infanzia, non legata in modo aleatorio a favorevoli contingenze e/o dall’impegno di singole realtà, può fornire lo strumento operativo per la costruzione sistematica di attività di continuità verticale nel corso delle quali gli operatori sul campo mettano in comune le competenze, superino i pre-giudizi e possano disegnare uno specifico educativo e didattico per ogni tappa del percorso senza trascinamenti o, peggio, anticipi inopportuni.

-          La seconda questione riguarda il coordinamento pedagogico ed è questione che  vale non solo per lo zero-sei ma anche per tutti gli anni di competenza degli Istituti Comprensivi. Tale funzione è presente in maniera piuttosto diffusa nei servizi educativi gestiti dagli enti locali, mentre è rarissima nelle scuole statali. Va da subito ribadito che il Dirigente Scolastico deve avere in primis come obiettivo prioritario tale compito, che rappresenta il cuore e la ragione prima del servizio scolastico. E’ però parimenti vero che il Dirigente da solo non è in grado di seguire sistematicamente tutta l’attività di coordinamento. La figura di un coordinatore pedagogico, quale componente dello staff di istituto, capace anche di tenere costanti rapporti con  le figure professionali che si occupano di tale aspetto nei servizi all’infanzia del territorio, risulta condizione necessaria. La sua presenza all’interno degli Istituti Comprensivi rappresenterebbe un fortissimo contributo, anche per il progressivo consolidamento di un curricolo lungo, che riguardi tutto il percorso sino al termine della secondaria di primo grado.

 

Un’altra questione che si trova richiamata sia nelle Legge 107/15 sia nelle Indicazioni Nazionali 2012 è quella della didattica laboratoriale.

 

Dalle Indicazioni Nazionali - Primo ciclo

Realizzare attività didattiche in forma di laboratorio, per favorire l’operatività e allo stesso tempo il dialogo e la riflessione su quello che si fa. Il laboratorio, se ben organizzato, è la modalità di lavoro che meglio incoraggia la ricerca e la progettualità, coinvolge gli alunni nel pensare, realizzare, valutare attività vissute in modo condiviso e partecipato con altri, e può essere attivata sia nei diversi spazi e occasioni interni alla scuola sia valorizzando il territorio come risorsa per l’apprendimento..

 

 

Sempre dalle Indicazioni Nazionali

Fin dalla scuola dell’infanzia, nella scuola primaria e nella scuola secondaria di primo grado l’attività didattica è orientata alla qualità dell’apprendimento di ciascun alunno e non ad una sequenza lineare, e necessariamente incompleta, di contenuti disciplinari. I docenti, in stretta collaborazione, promuovono attività significative nelle quali gli strumenti e i metodi caratteristici delle discipline si confrontano e si intrecciano tra loro, evitando trattazioni di argomenti distanti dall’esperienza e frammentati in nozioni da memorizzare.

 

Dalla Legge 107/15

Per favorire lo sviluppo della didattica laboratoriale, le istituzioni scolastiche, anche attraverso i poli tecnico-professionali, possono dotarsi di laboratori territoriali per l'occupabilità attraverso la partecipazione, anche in qualità di soggetti cofinanziatori, di enti pubblici e locali, camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, istituti tecnici superiori e imprese private, per il raggiungimento dei seguenti obiettivi:…

c) apertura della scuola al territorio e possibilità di utilizzo degli spazi anche al di fuori dell'orario scolastico.

 

In questo caso la consonanza di obiettivi tra Indicazioni Nazionali  e Legge di riforma avrebbe bisogno di approfondimenti, che dovrebbero poter essere sviluppati e recepiti dai Decreti attuativi della riforma stessa. Il sostegno ad una didattica laboratoriale sembra essere preso in considerazione dalla Legge 107 esclusivamente pensando alla scuola secondaria di secondo grado e al suo importante rapporto con il mondo del lavoro.

Il concetto di laboratorio che si può evincere dalle Indicazioni Nazionali è invece riferito all’idea di strutturazione degli spazi fisici, dei tempi, dei raggruppamenti degli alunni che faccia da supporto ad una modalità di apprendimento in grado di offrire ai soggetti in apprendimento la possibilità, materiale e intellettuale, di esplorare problemi, ricercare possibili soluzioni, verificarle o falsificarle. Tale percorso, in modi, tempi e modalità certamente differenti ed adeguate, vale tanto per la scuola dell’infanzia quanto per il primo ciclo di istruzione. Stimolare la realizzazione di ambienti idonei a tali processi è  quindi un impegno che la Legge non dovrebbe riservare solo alla scuola secondaria di secondo grado, in quanto il metodo di apprendimento laboratoriale per essere davvero efficace, formativo e orientativo deve accompagnare tutto il percorso scolastico e non solo la sua parte terminale.

 

La Legge 107/15 richiama il fatto che

la piena realizzazione del curricolo della scuola e il raggiungimento degli obiettivi di cui ai commi da 5 a 26, la valorizzazione delle potenzialità e degli stili di apprendimento nonché della comunità professionale scolastica con lo sviluppo del metodo cooperativo, nel rispetto della libertà di insegnamento, la collaborazione e la progettazione, l'interazione con le famiglie e il territorio sono perseguiti mediante le forme di flessibilità dell'autonomia didattica e organizzativa previste dal regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275.

 

E’ un dato di fatto che il DPR 275/1999 riconosceva già alle Istituzioni Scolastiche Autonome ampi spazi di autonomia e di assunzione di responsabilità in ordine alle modalità organizzative del servizio scolastico, così come è un dato di fatto che, in generale, di tale possibilità ne è stato fatto un uso insufficiente. La possibilità che la Legge 107 fornisca un forte impulso in tale direzione dipenderà in larga parte dai contenuti dei Decreti Attuativi che il Governo dovrà emanare entro 180 giorni dalla promulgazione della Legge e dall’effettiva disponibilità delle risorse previste a sostegno della riforma, in primis quell’organico funzionale che dovrebbe permettere la effettiva progettazione ed attuazione delle azioni previste dalla Legge e di cui si è prima parlato.  Poli territoriali per l’infanzia, coordinamento pedagogico, attività laboratoriali, continuità verticale dovranno progressivamente concretizzarsi, attraverso l’utilizzo che di tali strumenti le istituzioni scolastiche ed educative potranno disporre e del cui uso dovranno volere e sapere rendere conto.