Assistente di supporto all'insegnante: una battaglia vinta

È durata per ben tre anni la battaglia di Romina Santini, insegnante con grave disabilità motoria, per ottenere un assistente di supporto che esegua materialmente le attività impedite o rese difficoltose dalla disabilità, come sorvegliare la classe, consultare e compilare i registri, sfogliare i libri o scrivere alla lavagna.

Alla fine, però, la vittoria è arrivata e ora la docente romagnola si batterà per far sì che tale diritto venga esteso a tutti gli altri docenti con disabilità che necessitano di assistenza.

Chi si occupa di disabilità è abituato in genere a pensare alla scuola in termini di inclusione degli/delle studenti con disabilità, scordando così in tal modo che le persone con disabilità possono rivestire talora il ruolo di insegnanti, e che per svolgere il proprio lavoro potrebbero aver bisogno del supporto di qualcuno che esegua materialmente le attività che la disabilità impedisce, o rende difficoltose. Ad esempio: sorvegliare la classe, consultare e compilare i registri, sfogliare i libri, scrivere alla lavagna e così via. Insomma, il “sostegno” non è utile solo per gli studenti e le studentesse con disabilità, in alcuni casi è necessario anche per l’insegnante con disabilità.

Il problema era già emerso qualche anno fa, nella raccolta di testimonianze intitolata La scuola: davanti e dietro alla cattedra [se ne legga anche nel nostro giornale, N.d.R.] curata da Oriana Fioccone per il Gruppo Donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), quando Romina Santini, una docente d’inglese allora trentottenne, affetta da un’atrofia muscolare spinale di tipo 2 (SMA 2) e residente a Cattolica (Rimini), aveva messo in rilievo come per i docenti non vedenti la figura dell’assistente di supporto all’insegnante fosse prevista dalla Legge 601/62 (esattamente all’articolo 2; si legga a tal proposito anche Giorgio Rognetta, L’assistente dell’insegnante non vedente: profili giuridici, in «Diritto.it», 28 febbraio 2008), mentre per i docenti con altre disabilità, pur con identiche esigenze, non fosse contemplata.
Raccontava a suo tempo Santini: «Per me stare senza un assistente è impossibile, perché non ho nemmeno l’uso delle mani. Mi domando: “Perché ci permettono di accedere all’università, se poi ci chiudono le porte del lavoro per cui abbiamo studiato tanto? È assurdo, una vera e propria presa in giro!”». Nei primi tempi di insegnamento, dunque, la funzione di “assistente all’insegnante” era stata svolta dal padre, ma successivamente, a causa dei problemi di salute del padre stesso, l’insegnante si era ritrovata a dover rifiutare gli incarichi.
Una discriminazione, quindi, o, per essere ancora più precisi, un’incostituzionalità, come ha sostenuto Salvatore Nocera, avvocato e presidente nazionale del Comitato dei Garanti della FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), che ha supportato Santini nelle sue rivendicazioni.

Per tre anni, dunque, la docente romagnola ha sollevato la questione, sentendosi dire, tra le altre cose, che la presenza di un assistente in aula non era consentita per questioni di privacy…
Oggi, però, la battaglia ha dato i suoi frutti, e dal prossimo mese di settembre Santini potrà tornare ad insegnare con un assistente di supporto all’insegnante, come ha lei stessa confermato in una dichiarazione rilasciata all’Agenzia «Redattore Sociale»: «Dopo tre anni di battaglia – ha detto – posso oggi festeggiare la mia vittoria! Il Ministero ha confermato che posso entrare in classe con un assistente così come la legge permette ai docenti non vedenti. Non ci sono disabili di serie A e disabili di serie B. Sono tanto felice e ora farò in modo che questa risposta diventi ufficiale non solo per me, ma per tutti i docenti come me! Infatti voglio che questo diritto non sia solo per me, ma anche per gli altri docenti disabili che necessitano di assistenza. E mi sto già attivando perché questo accada, spero di ottenere una circolare del ministero! Con pazienza, costanza, caparbietà, tenacia ed educazione si ottiene tutto. Intanto, devo questa vittoria, per me tanto importante, alla mia famiglia, che combatte sempre al mio fianco, ma anche all’avvocato della FISH, Salvatore Nocera, che mi ha accompagnata e continua a farlo in questa battaglia».

Una battaglia sacrosanta, dunque, che ci auguriamo si concluda del tutto positivamente, anche se è difficile non pensare – per accostamento – che gli insegnanti disabili non sono le uniche persone con disabilità che necessitano di assistenza, e che se a tutte le persone con importanti limiti di autonomia fosse concretamente riconosciuto il diritto all’assistenza personale necessaria a garantirne la stessa libertà di scelta di cui godono gli altri (non solo in àmbito lavorativo), non avremmo garantito solo il diritto al lavoro degli insegnanti, ma anche il diritto all’autodeterminazione di tutte le persone con gravi disabilità.
Oggi, però, com’è giusto che sia, brindiamo alla vittoria di Romina Santini, ringraziandola per non essersi arresa davanti alle difficoltà. (Simona Lancioni)