Una buona bussola per una scuola inclusiva e competente. Una segnalazione

Il tema dell’inclusione nella formazione scolastica è certamente tra quelli che oggi – e non solo nel Primo ciclo – merita più attenzione e approfondimento, perché varie e variegate sono le sue articolazioni e fortissima la sua rilevanza. Sia per la portata del fenomeno migratorio nel nostro Paese, sia per domanda sempre più diffusa di far diventare centrale le problematiche della diversità e della individualizzazione, che sono frontiere ancora in gran parte da esplorare.

 

Su tale tema ho trovato stimolante la riflessione e le proposte pedagogiche e didattiche del volume: Una bussola per la scuola. Nuove strategie pedagogiche e didattiche per gli studenti di oggi; una recentissima pubblicazione diEdizioni Conoscenza.  

Il testo curato da Angela Maria Valpolicella e Giorgio Crescenza - con contributi di docenti, psicologi, accademici e ricercatori (Giuseppe Bagni, Angela Balzotti, Massiliano Fiorucci, Rosa Gallelli, Maria Concetta Rossillo) -  si caratterizza per un impianto fortemente omogeneo, per quanto internamente dialettico nell’interpretazione e analisi delle sfide della scuola oggi. Sfide riassunte nel testo in parole chiave come: multiculturalità, individualizzazione e personalizzazione, diversità – diseguaglianze - integrazione - inclusione, mediazione scolastica, competenze.

L’approccio alle varie problematiche è di tipo intenzionalmente pedagogico. Ma la preoccupazione che si avverte nella maggior parte dei capitoli è quella di offrire anche stimoli e indicazioni per una pratica didattica capace di far vivere la riflessione pedagogica nel fare scuola di ogni giorno. Numerose sono infatti le pagine in cui è possibile cogliere passaggi - privi tra l’altro di ogni forzatura - dal registro filosofico-pedagogico a quello didattico-operativo.

Un esempio per tutti. Nelle pagine dedicate alle competenze di cittadinanza, l’analisi dell’Autrice (A. M. Valpolicella) parte dalla domanda: quali competenze di cittadinanza deve possedere il docente, visto che le stesse (imparare a imparare, progettare, comunicare…) devono essere trasmesse all’allievo?

A proposito dell’impianto: la sensazione che si coglie man mano che si leggono i singoli capitoli è che le tematiche che via via si sviluppano tendano ad intrecciarsi tra di loro così da costituire un quadro fortemente unitario in cui i vari apporti acquisiscono - proprio per tale intreccio - ulteriore senso e valore.

E così, per esemplificare, la multiculturalità, che viene approfondita nella prima parte del libro, viene ripresa come una delle nuove frontiere della mediazione scolastica nella seconda parte e declinata in termini di valorizzazione delle diversità individuali, ma anche sviluppata attraverso la l’individualizzazione dell’insegnamento e dei processi di apprendimento, nei capitoli successivi.

Si diceva delle parole chiave intorno a cui ruotano i singoli capitoli: le analisi e gli approfondimenti che le riguardano – va aggiunto - si avvalgono sempre di contributi della ricerca nazionale internazionale; e questo contribuisce a dare compiutezza e autorevolezza ai ragionamenti che vi si svolgono. E a recuperare il valore e la forza di intuizioni, ricerche, studi, esperienze - sul mondo dell’istruzione e della formazione - di personalità del passato e del presente con cui, molto di rado ancora, si riesce ad “incontrarsi” in termini così proficui e stimolanti: da De Bartolmeis a Bruner, da Montessori a don Milani, da Habermas a Marthia Sen, da Nussbaum a Massimo Baldacci a Antonio Calvani ….

Una buona bussola, quindi. E le buone bussole sono necessarie anche per il mondo della scuola quando orientano e indicano utili direzioni marcia.

Utili, ma non sufficienti. Le direzioni possono essere quelle giuste – naturalmente - ma le strade impervie, momentaneamente inagibili, piene di ostacoli. I “processi” di avvicinamento ai traguardi richiedono perciò spirito di osservazione, occhio e orecchie attenti e sensibili, sguardo d’insieme e spirito imprenditivo, oltre a una professionalità specifica (che implica anche saggia gestione dei tempi) più attrezzata rispetto al passato.

Di questo c’è piena consapevolezza in tutti gli Autori del volume; ed è evidente soprattutto negli stimoli proposti; e utili non solo per orientarsi, ma anche – ed è questo un valore aggiunto - per districarsi nei concreti percorsi accidentati di insegnamento e apprendimento

Un’ultima annotazione sul capitolo delle competenze (trasversali) – nervo scoperto della cultura didattica della nostra scuola -, sviluppato da Giuseppe Bagni in uno degli ultimi capitoli della seconda parte del libro.  Dove l’Autore punta a smontare i ragionamenti sulle competenze trasversali per come vengono intese e tradotte nelle “programmazioni” delle nostre scuole: generalmente ridotte – annota - a “descrizione di comportamenti osservabili, (…) e consistenti in lunghi elenchi di obiettivi e attese”. Programmazioni che guardano all’insegnamento come “rassicurante trasmissione di saperi codificati e fermi”. Mentre - riflette Bagni – “È l’essere vivente che rende vivente il sapere”. E quindi la competenza, sembra di capire.

In questa ottica le competenze trasversali vengono viste come “frutto della maturazione delle competenze disciplinari”. Per cui l’apprendimento che fa diventare competenti è quello che “dà garanzia del saper fare dovunque qualcosa che si apprende fino in fondo”.

Costruire un curricolo per competenze diventa allora “proporre attività orientate verso uno scopo che gli allievi riconoscono; situazioni mutuate dalla realtà, che abbiano senso per gli allievi”. Solo così si può cogliere – chiarisce Bagni -  la “potenza generativa di atteggiamenti nuovi di fronte a situazioni inedite” e apprezzare la trasferibilità che nasce da una conoscenza profonda”.

Sollecitazioni particolarmente intriganti - come si vede e per come le ho capite - che ripropongono, ancora una volta, la priorità della formazione docente e della sua qualità.

 

 

 

 

 

 

 

Il tema dell’inclusione nella formazione scolastica è certamente tra quelli che oggi – e non solo nel Primo ciclo – merita più attenzione e approfondimento, perché varie e variegate sono le sue articolazioni e fortissima la sua rilevanza. Sia per la portata del fenomeno migratorio nel nostro Paese, sia per domanda sempre più diffusa di far diventare centrale le problematiche della diversità e della individualizzazione, che sono frontiere ancora in gran parte da esplorare.

Su tale tema ho trovato stimolante la riflessione e le proposte pedagogiche e didattiche del volume: Una bussola per la scuola. Nuove strategie pedagogiche e didattiche per gli studenti di oggi; una recentissima pubblicazione diEdizioni Conoscenza.  

Il testo curato da Angela Maria Valpolicella e Giorgio Crescenza - con contributi di docenti, psicologi, accademici e ricercatori (Giuseppe Bagni, Angela Balzotti, Massiliano Fiorucci, Rosa Gallelli, Maria Concetta Rossillo) -  si caratterizza per un impianto fortemente omogeneo, per quanto internamente dialettico nell’interpretazione e analisi delle sfide della scuola oggi. Sfide riassunte nel testo in parole chiave come: multiculturalità, individualizzazione e personalizzazione, diversità – diseguaglianze - integrazione - inclusione, mediazione scolastica, competenze.

L’approccio alle varie problematiche è di tipo intenzionalmente pedagogico. Ma la preoccupazione che si avverte nella maggior parte dei capitoli è quella di offrire anche stimoli e indicazioni per una pratica didattica capace di far vivere la riflessione pedagogica nel fare scuola di ogni giorno. Numerose sono infatti le pagine in cui è possibile cogliere passaggi - privi tra l’altro di ogni forzatura - dal registro filosofico-pedagogico a quello didattico-operativo.

Un esempio per tutti. Nelle pagine dedicate alle competenze di cittadinanza, l’analisi dell’Autrice (A. M. Valpolicella) parte dalla domanda: quali competenze di cittadinanza deve possedere il docente, visto che le stesse (imparare a imparare, progettare, comunicare…) devono essere trasmesse all’allievo?

A proposito dell’impianto: la sensazione che si coglie man mano che si leggono i singoli capitoli è che le tematiche che via via si sviluppano tendano ad intrecciarsi tra di loro così da costituire un quadro fortemente unitario in cui i vari apporti acquisiscono - proprio per tale intreccio - ulteriore senso e valore.

E così, per esemplificare, la multiculturalità, che viene approfondita nella prima parte del libro, viene ripresa come una delle nuove frontiere della mediazione scolastica nella seconda parte e declinata in termini di valorizzazione delle diversità individuali, ma anche sviluppata attraverso la l’individualizzazione dell’insegnamento e dei processi di apprendimento, nei capitoli successivi.

Si diceva delle parole chiave intorno a cui ruotano i singoli capitoli: le analisi e gli approfondimenti che le riguardano – va aggiunto - si avvalgono sempre di contributi della ricerca nazionale internazionale; e questo contribuisce a dare compiutezza e autorevolezza ai ragionamenti che vi si svolgono. E a recuperare il valore e la forza di intuizioni, ricerche, studi, esperienze - sul mondo dell’istruzione e della formazione - di personalità del passato e del presente con cui, molto di rado ancora, si riesce ad “incontrarsi” in termini così proficui e stimolanti: da De Bartolmeis a Bruner, da Montessori a don Milani, da Habermas a Marthia Sen, da Nussbaum a Massimo Baldacci a Antonio Calvani ….

Una buona bussola, quindi. E le buone bussole sono necessarie anche per il mondo della scuola quando orientano e indicano utili direzioni marcia.

Utili, ma non sufficienti. Le direzioni possono essere quelle giuste – naturalmente - ma le strade impervie, momentaneamente inagibili, piene di ostacoli. I “processi” di avvicinamento ai traguardi richiedono perciò spirito di osservazione, occhio e orecchie attenti e sensibili, sguardo d’insieme e spirito imprenditivo, oltre a una professionalità specifica (che implica anche saggia gestione dei tempi) più attrezzata rispetto al passato.

Di questo c’è piena consapevolezza in tutti gli Autori del volume; ed è evidente soprattutto negli stimoli proposti; e utili non solo per orientarsi, ma anche – ed è questo un valore aggiunto - per districarsi nei concreti percorsi accidentati di insegnamento e apprendimento

Un’ultima annotazione sul capitolo delle competenze (trasversali) – nervo scoperto della cultura didattica della nostra scuola -, sviluppato da Giuseppe Bagni in uno degli ultimi capitoli della seconda parte del libro.  Dove l’Autore punta a smontare i ragionamenti sulle competenze trasversali per come vengono intese e tradotte nelle “programmazioni” delle nostre scuole: generalmente ridotte – annota - a “descrizione di comportamenti osservabili, (…) e consistenti in lunghi elenchi di obiettivi e attese”. Programmazioni che guardano all’insegnamento come “rassicurante trasmissione di saperi codificati e fermi”. Mentre - riflette Bagni – “È l’essere vivente che rende vivente il sapere”. E quindi la competenza, sembra di capire.

In questa ottica le competenze trasversali vengono viste come “frutto della maturazione delle competenze disciplinari”. Per cui l’apprendimento che fa diventare competenti è quello che “dà garanzia del saper fare dovunque qualcosa che si apprende fino in fondo”.

Costruire un curricolo per competenze diventa allora “proporre attività orientate verso uno scopo che gli allievi riconoscono; situazioni mutuate dalla realtà, che abbiano senso per gli allievi”. Solo così si può cogliere – chiarisce Bagni -  la “potenza generativa di atteggiamenti nuovi di fronte a situazioni inedite” e apprezzare la trasferibilità che nasce da una conoscenza profonda”.

Sollecitazioni particolarmente intriganti - come si vede e per come le ho capite - che ripropongono, ancora una volta, la priorità della formazione docente e della sua qualità.