Chi ha paura del “genere”?

Il giorno 31 dicembre su Italia Oggi è apparso un articolo a dir poco delirante dal titolo "Gender in classe, parte la rieducazione dei docenti. Proteste dei genitori" che ha sparato a zero su una parte del programma di formazione dei docenti voluta dal Ministro CarrozzaA parte una grande disinformazione dell'estensore del testo in merito al tema trattato, vi si ravvisa una faziosità degna del peggior radicalismo reazionario.Si intravvedono la confusione e la sovrapposizione tra il termine genere e orientamento sessuale, non si rispetta nemmeno la trascrizione letterale del testo del decreto.

 

L'articolo 16 infatti del decreto n° 104/2013, chiamato "Ripartire dalla scuola " riguardante la formazione dei docenti chiede espressamente "l'incremento delle competenze relative all'educazione all'affettività e al rispetto delle diversità e delle Pari Opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 5 del decreto 2013 n.119 (meglio nota come legge sul femminicidio).

Bisogna essere molto in malafede per non essere d'accordo sulla lotta agli stereotipi di genere, sulle Pari Opportunità di genere, sull'educazione all'affettività per evitare che si stabiliscano relazioni affettive ed amorose patologiche, all'insegna della prevaricazione o della sottomissione, presupposti che facilitano la violenza e la sua accettazione.

Viene citata la "forte opposizione di docenti e del Forum nazionale delle associazioni dei genitori (Fonags) che vi vedono l'obiettivo occulto di introdurre nella scuola una precoce educazione sessuale fondata sulla teoria del gender e una deriva verso il pensiero unico"(sic!). Non mi capacito di come si possano inanellare tutte insieme tante corbellerie e di come un giornale possa ospitarle senza verificare niente. Mi chiedo come i genitori delle varie associazioni appartenenti al Fonags possano stare zitti e non intervenire.

Evidentemente è il termine "genere" che evoca fantasmi e piega la ragione ad agganciare indottrinamenti vecchi e nuovi da parte di soloni improvvisati in materia. Si tratta forse di una nuova pruderie scaturita da paure più o meno consapevoli oppure da intenzioni fortemente ideologichei che parlare di identità di genere significhi "avallare" orientamenti sessuali altri da quello eterosessuale.

Si intravvede poi una grande confusione tra identità sessuale, definita alla nascita dalla lettura degli organi genitali esterni, e l'identità di genere che comprende sia l'accettazione psicologica di tale assegnazione sia l'assunzione delle caratteristiche che definiscono il genere nel contesto socioculturale di appartenenza.

E questo ci rimanda agli stereotipi di genere che tutti (tranne una coppia neocatecuminale che ho incontrato recentemente in un focus di genitori che ha affermato che gli stereotipi devono restare intatti perché tengono insieme la famiglia!!!) tutti dicevo ammettono che sono cambiati da quando la donna è uscita di casa per lavorare ed ha provato a se stessa e agli altri che è in grado di assumere decisioni, responsabilità, aver forza d'animo,in altre parole ha contaminato stereotipi femminili e maschili e per prima ha avviato quel processo di umanità riconciliata di cui parla E. Badinter. Gli uomini sono arrivati più tardi perché protetti dall'ombrello del patriarcato ma stanno anche loro un po' alla volta modificando lo stereotipo maschile attraverso la nuova paternità che fa scoprire ed assumere la loro parte tenera. L'argomento andrebbe approfondito ma non è il caso di farlo qui. Teniamo presente soltanto che oggi si parla di femminismo di quarta generazione, in cui la svolta della crescita e dell'innovazione viene cercata tra donne e uomini insieme, attraverso appunto la suddetta umanità riconciliata.

Estremamente confuso appare poi l'articolo quando fa riferimento all'orientamento sessuale perché mette in relazione la lotta all'omofobia (l'alternativa sarebbe approvarla?qualcuno qui sta gettando la maschera!) con il fatto che l'orientamento "non fisiologico" (il termine fisiologico viene usato per intendere l'eterosessualità) sarebbe frutto di una "scelta". Immagino perciò che se l'orientamento omosessuale è non fisiologico e deriva da una precisa scelta, sia sufficiente un po' di terapia "ortopedica" e il gioco è fatto!

Qui si mescola di tutto e di più, tanto da rendere il testo quasi illeggibile. Rimane però il filo rosso di una grande intolleranza mescolata all'ignoranza in materia. Si potrebbe consigliare alla redattrice del testo (per essere buoni) di non cimentarsi in argomenti che ha orecchiato e non conosce a fondo.