Un classico professionale

Sto guardando dati, tabelle e correlazioni (piove..) su indirizzi di studi superiori e “futuro” di sbocchi professionali e di reddito. Mi vien la tentazione di sintetizzare un poco tranchant: il Liceo, e in particolare il classico, è la vera “scuola professionale” nel nostro sistema di Istruzione.


L’indirizzo che assicura, più degli altri, e certo tenendo conto della critica fase storica dell’occupazione che relativizza fortemente l’affermazione, una buona futura collocazione lavorativa e di reddito…
Certo è molto per effetto “ereditario” che in altro contesto e confronto denunciamo come “scuola di classe”. Ma questa è, a tutt’oggi, la realtà effettuale. Esattamente come un “dato” è il fatto che lì, in quegli indirizzi, trovano collocazione le migliori potenzialità delle generazioni “scolastiche” (sempre per effetto ereditario e dunque disuguaglianza dei processi, contro cui occorre lottare: ma questo è il “fatto”..).
Ma il carattere “professionale” di quegli indirizzi sta anche nella fortissima selezione/specializzazione della enciclopedia del sapere che viene lì riprodotta… Una selezione che residua ed esclude una gran parte dei saperi della cultura moderna (da tutto il comparto delle scienze, alla economia, alla sociologia, all’antropologia ..) resi estranei ad un modello che si autonomina “umanistico”.
Aprendo una ferita profonda proprio con il nostro Umanesimo… Formazione umanistica e specializzazione letteraria non sono la medesima cosa… Cosa mai sarebbe la prospettiva di Piero senza gli studi matematici e geometrici del Pacioli… per tacere di Leonardo o di Michelangelo…
Dunque un modello culturale selezionato e specialistico (sul letterario), esattamente ciò che si rimprovera alla formazione professionale (su altre “saperi”).
Ma questo lo sapevano i Gesuiti, fin dai primi loro Collegi. La “padronanza” del linguaggio è essenziale nell’esercizio del comando e in tutti i ruoli della “mediazione sociale” del potere. Avvocati, magistrati, notai, dirigenti dell’amministrazione, personale politico locale o nazionale, giornalisti, docenti. Oggi anche la prospettiva dello sviluppo del mondo della comunicazione digitale… La padronanza della parola è la condizione del successo, verificata dai dati stessi. Insomma una “scuola professionale” per il comando.
Mi chiedo cosa potrebbe essere se agissimo sul Classico, applicando i medesimi criteri che tentiamo di applicare sull’istruzione tecnica e professionale: una attenzione costante alla “attualizzazione” delle enciclopedie… Abbiamo a che fare con le migliori potenzialità generazionali… Possiamo dedicarle integralmente alla specializzazione letteraria? 
Non Umanistica che è altra cosa… Io ho cominciato a capire qualche cosa della Storia di Roma leggendo i saggi di Carandini che utilizza costrutti della etno antropologia. Se qualcuno me li avesse proposti nella scuola che ho frequentato!!! 
Potrei essere altrettanto tranchant: il tratto “professionalizzante” del Liceo è rintracciabile anche nel sacrificio dello studio della Filosofia e della Storia rispetto al “primato” delle Lettere. Lo stesso Gentile si arrabbierebbe…(e infatti trovò modo di arrabbiarsi con chi “tradusse” in pratica la “sua” riforma: leggere le sue memorie-lettere in proposito). 
Sviluppare davvero tutto ciò che oggi è connesso ad una autentica “formazione umanistica”, dal mondo delle scienze e della tecnologia, alla sociologia, alla antropologia, all’economia, alla psicologia, e farlo con le migliori potenzialità delle generazioni disponibili… 
Faremmo sfracelli in tutte le comparazioni internazionali.
La cosa curiosa è che tale effetto “professionale” si combina con affermazioni che predicano il contrario… Una “cultura” che declina (giustamente ma...) la “scholè” e “l’otium” senza avvedersi che promuove il “negotium” (ereditario e “di classe”). Evidentemente “a sua insaputa”…
So che mie parole solleveranno mille obiezioni, e in effetti necessiterebbero di corredi di analisi che qui non posso riproporre (ne ho scritto fin troppo di “scuola di classe”…). Ma invitando gli interlocutori a guardare quelle analisi, non posso che ribadire. Bene misurarsi sulle interpretazioni. Ma almeno partiamo dai dati di fatto come sintomi…I DATI sono i DATI, perbacco… 
“Mentula” come direbbe Catullo…