Il dirigente scolastico come piccolo CEO Riflessioni sul nuovo bando di concorso

Il nuovo bando di concorso a posti di dirigente scolastico potrebbe andar bene se volto a reclutare dirigenti per altre amministrazioni dello Stato o CEO di medie aziende. L’esperienza dell’ultimo concorso non ha insegnato nulla e sono anche a questa tornata escluse le discipline scientificamente fondazionali e gli aspetti della cultura che più aprono a una visione dell’Intero e per esso al reale dell’educare. Laddove per dirigere ………

 

 

 

Per lo studio e/o per la salvezza

 

E’ uscito, oltre un lustro dopo quello precedente, il bando per il concorso a posti di dirigente scolastico. E’ un concorso con oltre 2400 posti che saranno poi molti di più per i prevedibili overbooking campani e siciliani, sempre ripetuti in simili occasioni.  Di certo è un concorso molto atteso, soprattutto da numerosi insegnanti colti e impegnati, amanti del libro e della loro missione, che vi possono ravvisare un modo di mettere a frutto il loro studio essendo ancor più utili all’educazione dei ragazzi.

In non pochi casi può esser pure una strada per salvarsi da rare ma perniciose figure di superdirigenti (come fossero tali si comportano) selezionati nell’ultimo concorso e accreditati da ANP e corrive correnti MIUR del diritto di prevaricazione sui “sottoposti”. Dirigere si delinea allora, per molti insegnanti bravi, come uscita di sicurezza dall’essere maldiretti.

 

Un modello deviato di dirigente scolastico

 

Il concorso era ed è atteso anche da pochi ma sgomitanti tra i professori di scuola secondaria allenati a rispondere ai test ed esperti in inglese ma che non amano né lo studio autentico né le persone. Mossi da pulsioni di potere e libidine di comando, confortati dall’ideologia managerialista, cercano un modo di sottrarsi alle fatiche della ricerca culturale e scientifica, dell’insegnare e dell’essere-in-relazione. Il bando di concorso sembra disegnato soprattutto per questi ultimi.

Per favorire il pensiero della conformità non mancherà nemmeno questa volta una iniziale  lotteria a test “truccata”.  Truccata nel senso che i test valorizzano alcune conoscenze e facoltà e non altre; certo non il pensiero critico né quello creativo; premiano l’informazione su settori alieni e non su quelli più culturalmente e scolasticamente significativi.

Mancano infatti  in tutte le prove i saperi davvero essenziali per un dirigente scolastico: cultura generale (su carta o dell’infosfera), filosofia, epistemologia (per uno sguardo d’insieme sullo sviluppo delle scienze del mondo fisico), pedagogia, sociologia. Prevalenti invece i saperi utili per un direttore di supermercato o di una fabbrica di prodotti materiali: organizzazione del lavoro e gestione del personale sottoposto, programmazione delle “risorse umane”, gestione economica. Aggiunti poi, importanti ma non essenziali: valutazione (secondo quale prospettiva epistemologica?), diritto civile e amministrativo, contabilità di Stato.

Di reale pertinenza alla funzione solo “ambienti di apprendimento” e “sistemi educativi europei”.

 

Le conoscenze essenziali nel dirigere una scuola

 

Mentre le imprese più avanzate per l’individuazione dei loro dirigenti cominciano ad apprezzare i laureati in filosofia, mi sembra che in chi ha disegnato le prove difetti una qualche idea scientificamente fondata su cosa sia un dirigente scolastico. 
Divenire dirigenti veri richiede conoscenza e pratica della ricerca pedagogica, studio scientifico delle varie scienze interessanti l’educazione, non solo aggiornamento giuridico o competenza nelle tecniche di asservimento. Le teorie dell’organizzazione e della gestione non possono continuare a essere dominanti come è avvenuto nell’ultimo decennio e in particolare nella formazione per i vincitori dell’ultimo concorso. Centrali nella scuola dei docenti e degli alunni, per chi deve orientarli, sono il discorso culturale generale e quello pedagogico.

Chi si candida a orientare, a costituire una guida deve aver studiato, e studiare tanto e pubblicare. Aver frequentato ad alto livello  le discipline fondazionali, aver vissuto e tratto lezioni dall’esperienza, fino a esser divenuto capace di vedere un po’ oltre i confini della visione ordinaria. 
Ci si forma interrogando rigorosamente la cultura come la propria storia, diventando non ripetitori ma soggetti culturali, ascoltando insegnanti e genitori, partecipando alla vita culturale della nazione e della zona ove si lavora.

 

Quel che conterà nulla: la profondità e l’estensione della visione culturale. Proprio oggi che… 

 

Non so se e dove si troveranno tanti  esperti di organizzazione del lavoro, gestione del personale, programmazione che abbiano anche esperienza di vita scolastica; eventualmente quanti fondi vi siano per pagarli (in genere costano cari) e se siano disponibili a correggere migliaia di testi anche non seriali. Soprattutto: cosa capiranno di alta cultura, di pedagogia e di concreti problemi di vita scolastica avendo operato in ambienti del tutto diversi, ove contano ben altre conoscenze?

I commissari sapranno distinguere i candidati che conoscono la lingua italiana, cosa evidentemente non avvenuta nell’ultima edizione, viste le circolari che alcuni neodirigenti, magari bravissimi nella lingua ex-imperiale, hanno scritto e continuano a scribacchiare insultando il dolce idioma?

Sarà difficile, per non dire impossibile, trovare commissari degni di tanta responsabilità e nel contempo esperti delle scienze predilette in ambienti MIUR, escludendo di conseguenza gran parte dei dirigenti scolastici e degli ispettori: normalmente queste categorie non hanno una conoscenza scientificamente accreditabile di questo tipo di conoscenze . Rimarrà dunque ai margini dalla valutazione la conoscenza delle linee di fondo, dei tratti essenziali della cultura, perfino di quella della nostra epoca.

Questo mentre stiamo vivendo in un tempo che presenta tratti mai incontrati prima (globalizzazione culturale, nuovi paradigmi scientifici).  Ci sono cambiamenti con cui il genere umano non si era mai misurato. Nel tempo del post-umano e del trans-umano occorre saper fare esercizio di antiche e nuove categorie di pensiero; non bastano più quelle del moderno, non basta la sola razionalità strumentale ed economicistica.

Solo avendo presente l’intero del campo culturale (il vero è l’intero), la scuola può configurarsi come il luogo dell'avvenire. Essere agenti di autentica innovazione è possedere e trasmettere un modo proprio di rispondere alla missione di ponte verso gli eventi futuri. Dominando epistemologicamente una pluralità di discipline e di  indirizzi  culturali, il dirigente scolastico può apportare fermenti di un futuro non riducibile al presente.

Allo stato puro è la pedagogia a esprimere anche come scienza il cuore intenzionale della città.

 

Per un dirigente/Maestro

 

La scuola non è un’azienda (per questo non ha bisogno di dirigenti-manager, presidi-sceriffo o presidi-sindaco), come ormai molti pur a fatica riconoscono. E’ uno dei luoghi dello spirito, come l'università, la chiesa, la biblioteca, il teatro, il centro di ricerca scientifica; rappresenta un volto della cultura e si occupa primariamente di educazione e d’istruzione. Prima ancora che obiettivi da mostrare e rendicontare per contratto con il sistema economico-politico ha una tradizione da onorare, degli scenari pedagogici disegnati in proprio e un orizzonte di finalità individuate anche attraverso il dialogo con gli altri luoghi di formazione del pensiero. 

Chi la dirige autenticamente non siede a una scrivania ma detiene una cattedra; abbia senso dello Stato, intraprenda iniziative, costituisca punto di riferimento, si ponga vicino a tutte le persone, le accompagni, le motivi.  Sia uomo (o donna) che abbia qualcosa da dare sul piano umano e da dire su quello culturale. Attento alla mutevole progettualità ufficiale e fondatamente critico, s'interroghi su ciò che deve conservare e su quel che di nuovo può portare nel mondo.

Contribuisce a portare in dono agli alunni una pura e indifferenziata capacità di conoscere come premessa al percorrere un campo disciplinare ampio, rigorosamente studiato e fedelmente ricostruito quanto personalmente frequentato, ripensato, interpretato, reinventato. Questo fa chi dirige sul serio non un supermercato ma una scuola.

 

Soggetti di un magistero a tutto campo

 

I grandi presidi e direttori didattici che abbiamo conosciuto (quelli rimasti in servizio attivo ora ridotti per legge a semplici DS) sapevano instaurare con l'altro una relazione costitutiva dell'esistenza e della conoscenza, articolata in un tessuto intellettualmente complesso e pedagogicamente orientato. Di sopravvissuti alla nuova qualifica e resistenti alla diminuzione dirigenzialistica ce ne sono ancora molti e continuano a invitare i ragazzi –con lezioni magistrali o tramite i docenti- a estendere ma anche a focalizzare disciplinarmente il loro orizzonte degli eventi di cultura, ad articolare in forma più evoluta il loro mondo vitale.  Aiutano a mantenere il piacere del gioco con gli eventi e a sostenere l'impegno del lavoro. Sanno offrire i propri spazi e la propria compagnia, far dono di una inerenza dialetticamente fondativa del proprio come dell' altrui arco delle possibilità.

Non ostentano certezze né impartiscono ordini, ma offrono indicazioni di senso. A un concorso come quello appena bandito sarebbero stati bocciati.

 

Consiglio

 

I candidati studino pure le scienze del comando care alle èlites del MIUR o a organizzazioni “pesanti” come Treelle: è necessario per sperare di vincere e di non finire sotto dirigenti/manager. Sono del resto utilizzabili secondo formule facili da ricordare, ancor più dei moduli testistici con cui inizieranno le prove e tesi a valorizzare l’unica facoltà che conta, la memoria, anche se questa da sola poi non varrà molto durante  la professione. Di quelle forme subculturali, una volta passato l’esame, non resterà niente, al massimo piccole tracce, come quelle saline che a volte l’acqua lascia sul vetro quando è passata.

Si potrà poi riprendere con gli studi prediletti, con le usuali architetture del pensare. Riprendere a guardare in profondità, larghezza e altezza i paesaggi culturali, scientifici e pedagogici. Rinfrancarsi di nuovo guardando in volto gli scolari e i loro insegnanti senza mai considerare questi ultimi come dei “sottoposti”. Auguri!