Scuola - obbligo a 18 anni

I nostri voti ci sono. Sfidiamo la Ministra  Fedeli a farlo davvero: obbligo scolastico a 18 anni, una revisione dei cicli scolastici ed Erasmus anche alle superiori. E la sfidiamo ad essere più coraggiosa: l'obbligo va anche anticipato -almeno a 3 anni- per rendere finalmente un diritto di tutte le bambine e i bambini la scuola dell'infanzia.
Lo afferma Sinistra Italiana con la responsabile nazionale scuola, Sinistra Italiana.
Noi lo diciamo da tempo - prosegue la responsabile scuola di SI - l'Italia è in fondo alle classifiche per livello di istruzione e in cima a quella sulla dispersione scolastica. Se, per il nostro Paese ubriacato di numeri e classifiche, questi dati non diventano la prima ossessione, avremo poche chances di un futuro migliore.
Avvisiamo però la Ministra: Innalzare l'obbligo scolastico non può essere l'ennesimo spot utile a racimolare voti a sinistra per un partito che non riesce nemmeno a votare lo ius soli. Innalzare l'obbligo scolastico è una cosa seria e deve portare con sé un'idea complessiva di scuola. Un'idea inconciliabile con la legge 107,  non conciliabile con l'alternanza scuola lavoro voluta dal governo Renzi che ha di fatto abbassato l'obbligo a 15 anni consentendo di assolverlo in apprendistato. 
Allo stesso modo è con una guerra vera alla dispersione scolastica (che significa investimenti, assunzioni, formazione, cooperazione tra le istituzioni del territorio) che si rende effettivo per tutti il diritto/dovere all'istruzione, non a costo zero come si è pensato di fare con i recenti decreti attuativi della L.107. Infine, per la revisione dei cicli, il modello non potrà essere quello dei "tagli lineari" agli anni di scuola come è sembrato dall'ultimo decreto sui licei di 4 anni. 
Insomma il livello di istruzione del nostro Paese è troppo importante per stare nel novero delle boutade agostane - conclude Pratelli - verso la campagna elettorale. 
Noi ci batteremo sempre per "più scuola per tutti".

Lo rende noto l'ufficio stampa di Sinistra Italiana 

E' il momento di riallineare le nostre classi ai livelli precedenti ai tagli degli ultimi anni

ISTAT: in calo la popolazione scolastica
Turi: paradosso italiano, flessione natalità e classi troppo numerose
E' il momento di riallineare le nostre classi ai livelli precedenti ai tagli degli ultimi anni

 

Sono due le indicazioni che possiamo trarre dai dati Istat: quella oggettiva legata alla contrazione della popolazione scolastica, sia italiana che straniera e quella di sistema che vede in Italia le classi più numerose.

Il dato incrociato porta a due condizioni negative - mette in evidenza Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola - una flessione della natalità a cui corrisponde un sistema di classi troppo numerose.

Il trend in flessione del numero degli alunni dovrebbe condurre - sottolinea Turi - alla soluzione di almeno un problema: riportare il numero di alunni per classe almeno ai livelli europei.

La denatalità e conseguente riduzione degli alunni, si scontra  con un altro paradosso tutto italiano: il 60% circa dei docenti ha più di 50 anni, rappresentando i più anziani d'Europa.  Anche il rapporto alunni /docenti è più alto rispetto alla media europea.

L'unico parametro sotto la media europea è la retribuzione che vede i docenti italiani all'ultimo posto solo dopo la Grecia.

Sono tutti dati che portano a una  constatazione chiara – spiega Turi -  la politica scolastica degli ultimi anni, è stata completamente avulsa da  elementi di programmazione e completamente delegata ai ministeri economici e alle politiche finanziarie dei tagli lineari e della riforma pensionistica.

E' arrivato il momento di una inversione di tendenza a cui la politica è chiamata a dare risposte, a partire dal rinnovo del contratto con cui superare, almeno alcuni dei tanti paradossi del sistema scolastico italiano. 

 

Anno Scolastico 2016/17  | Studenti e docenti

 

studenti

docenti

Media docente  x studenti

Docenti di sostegno

Docenti al netto del sostegno

Nuova media

docente  x studenti

Docenti  di religione cattolica

Docenti al netto  degli insegnanti di religione

Nuova media

docente  x studenti

Totale

7.816.408

680.200

11,49

124.572

555.628

14,07

24.378

531.250

14,71

di cui supplenti

 

30.262

             

di cui con disabilità

224.509

               


Confronto Uil Scuola su dati Miur

La media di studenti per docente deve tener conto almeno di due fattori che non esistono negli altri paesi: la presenza degli insegnanti di sostegno e quella degli insegnati di religione cattolica.

La tabella  mostra come il solo dato numerico porta ad un  rapporto pari a 11,49 studenti per docente (dato medio) . Se consideriamo anche la presenza dei docenti di sostegno ( non presenti in tutti gli altri sistemi scolastici) il rapporto passa a 14,07. Se poi prendiamo in considerazione l’ulteriore nostra specificità della presenza dei docenti di religione, il rapporto si innalza a 14,71, cifra superiore alla media europea.

Licei, sperimentazione del percorso quadriennale: ritirare immediatamente il decreto

Abbiamo atteso l’emanazione del decreto sui percorsi quadriennali per poterci esprimere in modo compiuto su questa scelta e sulle modalità che la caratterizzano.
Non si può attivare un’innovazione ordinamentale senza una visione della scuola alta, attenta ai bisogni reali degli studenti e alle priorità dell’inclusione e del superamento delle disuguaglianze, obiettivi fondamentali del sistema di istruzione.
La scelta del Miur tuttavia va nella direzione opposta.

 

Nulla è cambiato dall’era Gelmini, in cui la riforma degli ordinamenti era incardinata in un decreto legge di razionalizzazione della spesa pubblica: il taglio di un anno causa una perdita di organici, impoverisce drasticamente la qualità dell’offerta formativa del sistema scolastico pubblico, e danneggia le fasce più deboli della popolazione scolastica.

 

Nei fatti, l’intervento sulla durata dei cicli che si vuole sperimentare, senza un progetto nazionale di riferimento che ne individui le finalità educativo-didattiche, senza alcun confronto con la comunità scientifica, e con le organizzazioni sindacali, rivela la vera intenzione del Miur: sperimentare, a spese delle modalità di apprendimento degli studenti, gli effetti di una mera abbreviazione dei curricoli con l’obiettivo di realizzare nuovi tagli.

Risibile poi la “coperta ideologica” di un presunto ingresso anticipato nel mondo del lavoro, assurda alla luce dei dati sull’occupazione e sulle caratteristiche delle mansioni offerte dal mercato.

 

Una visione poverissima dell’istruzione e della sua missione.

 

Infatti, perfino sotto il profilo metodologico la presunta “sperimentazione” tradisce una impostazione regressiva. Per trovare una conferma della scelta, si lascia alle singole istituzioni scolastiche la possibilità di aderire con un proprio specifico progetto, falsando fin dall’inizio i risultati. L’idea è quella di convogliare nel percorso sperimentale un’élite di duemila ragazzi che non potranno mai rappresentare il livello standard degli studenti italiani e forniranno dati in uscita sicuramente eccellenti, ma significativamente non rapportabili, anche statisticamente, al resto della popolazione scolastica italiana. Siamo in presenza di una falsa sperimentazione dagli esiti purtroppo inutilmente scontati.

 

Il decreto dichiara esplicitamente di non aver voluto seguire le indicazioni di buon senso del CSPI (il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) e rinvia la definizione delle indicazioni e dei criteri qualitativi per l’elaborazione dei progetti all’avviso per la partecipazione delle scuole.

 

Chiediamo il ritiro del decreto e l’immediata apertura di un confronto con le parti sociali e con tutta la comunità della scuola, l’alternativa sarà bloccare nei fatti questa farsa “sperimentale”.

 

Ufficio stampa FLC CGIL

Gissi: sulle vaccinazioni non caricare le scuole di compiti impropri

Il tema si è dimostrato assai controverso, ci sono in gioco diritti, come la salute e l’istruzione, di cui occorre trovare la giusta composizione, il tutto in un clima che non aiuta certo a stemperare le tensioni. Proprio per non favorire l’insorgere di ulteriori polemiche sarebbe quanto mai opportuno semplificare al massimo gli adempimenti derivanti dalla normativa e le procedure di verifica sul rispetto degli obblighi relativi alle vaccinazioni. Lo sostiene Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola, preoccupata inoltre che la questione si trasformi per le scuole nell’ennesima incombenza cui fare fronte in una situazione che già rende difficile il disbrigo del lavoro ordinario.

Si avvicina l’apertura del nuovo anno scolastico e il rischio è di un notevole disagio per famiglie e scuole: per la produzione in tempi diversi di autocertificazioni e certificazioni, che andranno peraltro controllate e verificate, non si sa con quali competenze da parte del personale scolastico. Dirigenti e uffici di segreteria si sono già sobbarcati nei mesi estivi notevoli incombenze e l’inizio di un nuovo anno scolastico rappresenta da sempre un momento particolarmente impegnativo. È inutile aprire tavoli sulla semplificazione – prosegue la Gissi - se poi si continuano a caricare altri compiti sulle scuole, oltretutto legati a competenze rientranti nell’ambito sanitario più che in quello dell’istruzione. Sui vaccini andrebbe trovata una soluzione – conclude la segretaria generale della Cisl Scuola - che semplifichi il compito per tutti, mi pare che quella prospettata dal presidente dell’ANCI Antonio Decaro, di trasmettere alle ASL gli elenchi degli alunni iscritti riservando all’autorità sanitaria i relativi controlli, sia di assoluto buon senso e credo debba essere presa nella giusta considerazione. Certo occorre fare presto, perché i tempi sono stretti e occorre dunque che le decisioni necessarie siano assunte molto velocemente”.

Percorsi quadriennali alle superiori, non ci sembra una vera priorità

Non è la prima volta che la questione di un accorciamento dei percorsi di studio viene posta all’ordine del giorno: tralasciando la mancata riforma Berlinguer del 2000, finalizzata fra l’altro anche ad una conclusione delle superiori a 18 anni (ma a subire la decurtazione sarebbe stata allora la primaria), già nel 2013, con la ministra Maria Chiara Carrozza, partì una sperimentazione di percorso quadriennale per il II grado che la Cisl Scuola definì allora “poco meditata” e rischiosa, essendovi coinvolto un solo Istituto di Scuola Secondaria Superiore e risultando per quella ragione assai poco attendibile quanto a rappresentatività dell’intero sistema. Oggi le premesse sono un po’ diverse, visto che il progetto investe un numero più elevato di scuole, ma restano in ogni caso molte altre perplessità che ci auguriamo possano essere tenute in debita considerazione in un supplemento di riflessione quanto mai opportuno e anche possibile, visto il lasso di tempo che ci separa dall’avvio della sperimentazione, previsto per il 2018/19.

Intervenire sulla struttura e la durata dei percorsi presuppone una rimodulazione dei curricoli che non si improvvisa e per la quale va garantita un’accurata e autorevole sede di valutazione. Non va poi dimenticato che l’intero sistema è stato oggetto di ripetuti interventi “innovativi” negli ultimi anni; vive quindi una fase di assestamento che dovrebbe anche essere di attento monitoraggio, prima di ipotizzare nuove architetture prima ancora che si siano consolidate quelle in atto.

C’e soprattutto una questione, quella  dei tempi necessari rispetto ai traguardi di apprendimento, che non è mai stata di poco conto. È stata ed è oggetto di discussione, ad esempio, anche per quanto riguarda l’obbligo dell’alternanza scuola lavoro, con i problemi che comporta la sua attuazione a parità di orario scolastico e a invarianza di curricolo. Ecco perché è indispensabile fornire in partenza solide garanzie sul prevedibile livello di formazione in uscita degli alunni, chiamati a compiere il loro percorso di studi in quattro anni anziché in cinque: diversamente si avrebbe l’impressione che si stia sperimentando una sorta di quadratura del cerchio.

Ancora: se si immagina che una necessaria condizione di successo risieda in una nuova e più aggiornata didattica, collegata a una diversa e più flessibile organizzazione del calendario e dell'orario scolastico, si dovrebbe allora assumere questo come tema primario e prioritario per una sperimentazione assistita, possibilmente anche più allargata, preliminare a quella di un eventuale accorciamento dei percorsi, da affrontare con qualche certezza in più sulla sua reale fattibilità.

Per queste è per tante altre ragioni, ammesso e non concesso che sull’uscita dagli studi a 18 anni vi sia realmente una necessità di allineamento all’Europa, ci riesce piuttosto difficile, tra i tanti problemi irrisolti con cui la scuola italiana si trova ogni giorno a fare i conti, considerare l’accorciamento dei percorsi di studio una priorità. E non essendo chiaro se è come sarà assicurata la loro qualità, si fatica anche a comprendere quale reale beneficio ne possano trarre i nostri studenti.

Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola