Atto di indirizzo per il contratto dell’istruzione e ricerca e relativa area dirigenziale

Comunicato stampa di Francesco Sinopoli, Segretario Generale della FLC CGIL

 

Esprimiamo apprezzamento per la convocazione dell’incontro odierno al MIUR, che viene dopo lunghi anni senza contratto nella Scuola, Università Ricerca e AFAM.

La situazione dei lavoratori del comparto dell’Istruzione e Ricerca si è notevolmente aggravata in questo lasso di tempo, in ragione del mancato rinnovo contrattuale, anche perché, nel frattempo, sono cambiate le condizioni di lavoro e sono intervenute discipline legislative che hanno decisamente peggiorato la situazione.

La scuola, l’università, la ricerca e l’Afam hanno un ruolo determinante per la crescita culturale, democratica e economica del Paese che giustifica, in occasione del rinnovo contrattuale, un investimento straordinario di risorse.

È importante che questo percorso si avvii con la convocazione di tavoli di confronto per le singole sezioni e con una tempistica stringente.

L’azione della FLC CGIL sarà volta a evidenziare i tratti peculiari del nostro Comparto, caratterizzato da autonomia, autogoverno, libertà professionale, tutti elementi costitutivi comuni dei diversi settori dell’Istruzione Ricerca.

In questo quadro vanno recuperati al contratto tutti gli elementi sottratti in questi anni dalla legge, agendo i nuovi spazi conquistati dall’Accordo del 30 novembre 2016 fra Governo e Sindacati e ripresi dal Decreto Madia, in materia di rapporto di lavoro, formazione del personale, contrattazione decentrata recupero salariale, valutazione, a partire dalla salvaguardia del peso del bonus di 80 euro che coinvolge oltre 43% dei lavoratori del comparto.

Per quanto riguarda l’Area dirigenziale lavoreremo per l’equiparazione salariale alle altre dirigenze di stato e alla riconduzione della valutazione alla sfera contrattuale.

La FLC CGIL, che da tempo ha presentato le sue piattaforme di Comparto e di area dirigenziale, si attende ora che si proceda spediti affinché il tavolo negoziale sia avviato in tempi rapidi all’ARAN.


Su parita' si e' fatto molto ma la strada e' ancora lunga

 "Sulla parita' scolastica molto e' stato fatto ma tanta strada e' ancora da fare per raggiungere una effettiva e reale liberta' di scelta educativa per le famiglie, che in tutta Europa esiste da decenni. Il problema e' ideologico e culturale". Questo quanto dichiarato da Gabriele Toccafondi, sottosegretario al Miur ed esponente di Alternativa Popolare, alla luce del documento del Cnsc e delle parole di Monsignor Crociata presidente della Commissione episcopale per l'educazione cattolica. "Questo governo ha fatto molto sui contributi, sulla disabilita', sulle detrazioni- prosegue Toccafondi- sul considerare effettivamente il sistema paritario come parte integrante del sistema unico d'istruzione nazionale, come ci dice la legge 62 del 2000 (la legge Berlinguer). Ma per raggiungere una parita' scolastica vera la strada da percorrere e' ancora lunga e in Parlamento c'e' chi chiede addirittura l'abolizione degli attuali contributi. Il vero problema non e' ne' economico ne' normativo o meglio non sono questi gli elementi che bloccano una discussione serena sulla parita' bensi' la questione e' culturale, cioe' di conoscenza. Non si conosce cosa effettivamente sia la parita' scolastica. Il tema di fondo da affrontare quindi e' prioritariamente culturale, occorrono piu' realismo e meno ideologia".

(Red/ Dire)

Dopo il documento dei vescovi che chiedono al Governo pieno riconoscimento del sistema delle paritarie

Turi: si scrive libertà di scelta, si legge finanziamento statale
L’istruzione è scelta strategica per il Paese. Impegno della politica vada verso scuola statale.

 

 

Nel documento del Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica, i vescovi scrivono libertà di scelta educativa,  quel che leggiamo è finanziamento dello Stato – è il commento del segretario generale della Uil Scuola Pino Turi, dopo le affermazioni di Mons. Crociata sulle scuole paritarie.

La legge, anche quella della parità scolastica,  non può ribaltare un preciso limite costituzionale – sottolinea Turi.  Ancora una volta si rincorre,  dietro principi e valori di parte, la volontà di superare il dettato costituzionale che, espressamente, prevede che queste scuole siano senza oneri per lo Stato.

 

Chiedere, costantemente, a sostegno del sistema delle paritarie flussi finanziari del bilancio pubblico – continua Turi -  e volerli anche  giustificare come un risparmio netto per l’erario,  adducendo motivazioni demagogiche di grandi risparmi attraverso i costi standard, equivale ad alzare muri di incomunicabilità che si trasformano in una guerra tra sistemi: spostare dallo Stato al privato risorse, peraltro sempre più scarse, significa voler privatizzare un bene che deve rimanere pubblico e statale per garantire quell’insegnamento - laico e per tutti - voluto dai nostri padri costituenti.

 

In un momento di grandi mutazioni sociali e culturali che ci consegna una società multiculturale e multietnica – sottolinea il segretario della Uil scuola - appare oltremodo avventuroso proporre di  spostare risorse dalle scuole statali a quelle private.
Per avere una buona scuola privata occorre un’ottima scuola statale, era il monito di Piero Calamandrei.

 

Ipotizzare risparmi sul settore istruzione, con proposte come quelle dei costi standard, condannerebbe l’Italia ad essere ancora fanalino di coda, nella zona euro, in termini di spesa per l’istruzione in rapporto al PIL.
Questo Governo ha già finanziato, con diversi interventi e contributi, le scuole private.

Le risorse disponibili per l’istruzione vanno indirizzate alle scuole statali, quelle frequentate dal 94% dei giovani italiani. E’ sul buon funzionamento di questa scuola che  le forze politiche e il Parlamento si devono cimentare. Non sono scelte ideologiche quelle da fare, ma strategiche per il Paese. E’ preciso compito della politica indirizzare le scelte non verso interessi di parte, ma verso quelli collettivi.

 

 

 

 

Gissi: rinnovo graduatorie supplenti, scuole a rischio collasso

Sedi sindacali affollate all’inverosimile, uffici di segreteria a rischio collasso. Questo è quanto sta accadendo in questi giorni, destinati al rinnovo delle graduatorie per le supplenze del personale docente, un appuntamento ricorrente nel quale tocca ancora una volta alla scuola portare in evidenza lo scarto drammatico tuttora esistente nel nostro Paese tra domanda e offerta di lavoro. Sono in tantissimi a presentare le domande, che in questo caso vengono prodotte “in cartaceo” e consegnate o spedite alle scuole da parte degli interessati.

Tempi ristretti e molte novità, legate soprattutto alla ridefinizione delle classi di concorso, hanno reso più complicata del solito la compilazione delle domande: da qui una mole non indifferente di richieste di assistenza e consulenza nelle sedi dei sindacati, costretti a un vero e proprio tour de force. Ma è soprattutto il sovraccarico di lavoro che si profila per gli uffici di segreteria delle scuole a suscitare grande preoccupazione.

Le nostre scuole – afferma Maddalena Gissi – avranno a disposizione praticamente meno di sei giorni (dal 24 al 30 giugno, comprensivi di un sabato e di una domenica) per esaminare le domande ricevute, controllarne la regolarità e inserirle a sistema. Tempi ristrettissimi, che mettono a dura prova uffici già alle prese con organici inadeguati e col divieto di sostituire il personale assente”.

Sulla possibilità di rispettare le scadenze incide inoltre il fatto che le domande potrebbero essere inviate, entro la data del 24 giugno, anche per posta, col rischio che possano pervenire effettivamente alle scuole a ridosso o addirittura oltre la data del 30 giugno. “Ci si chiede – afferma ancora la segretaria generale Cisl Scuola – se vi sia piena consapevolezza di tutto questo da parte dell’Amministrazione, che non può certo pensare di scaricare sulle segreterie scolastiche il compito di garantire la pubblicazione delle graduatorie di supplenza in tempo utile per l’avvio del prossimo anno scolastico. Se le graduatorie nuove non fossero pronte, ci si troverebbe ancora una volta nella situazione di dover usare quelle vecchie, assegnando però le supplenze solo in via provvisoria, pronti a revocarle e a riconferirle ex-novo a una volta pubblicate le graduatorie aggiornate. Non c’è bisogno di spiegare cosa significhi questo per il buon andamento del servizio e per la continuità didattica: noi stiamo dicendo da tempo che si tratta di una situazione assolutamente da evitare. La via maestra è darsi tempi ragionevoli e certi per avere le graduatorie pronte all’inizio dell’anno: ma le cosiddette nomine ‘fino all’avente diritto’ sono una pratica insostenibile, sia per i lavoratori, legati a contratti assolutamente incerti, sia per le classi, soggette a un inaccettabile balletto di insegnanti”.

 

 

 

-CISL SCUOLA NAZIONALE - UFFICIO STAMPA

Trasferimenti annuali degli insegnanti | Il negoziato ad un punto di svolta

Turi: frapporre blocchi e nuove restrizioni sarebbe una inaccettabile punizione
UIL: va trovato il giusto equilibrio tra le legittime esigenze del personale e la garanzia di continuità didattica degli alunni

Una inaccettabile punizione – così la Uil Scuola giudica l’ipotesi al vaglio del Miur – di  porre delle restrizioni alle richieste dei docenti di trasferimento temporaneo (un anno scolastico).

No al blocco triennale e al blocco del personale che otterrà il trasferimento: su questi aspetti, la Uil è contraria a qualunque tipo di restrizione e dice due no netti.

 

Le regole - mette in chiaro Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola, andavano definite a monte, all'interno del contratto nazionale sulla mobilità, siglato ad aprile.

 

Il contratto integrativo, che si sta definendo in questi giorni, deve tener presente le reali esigenze di funzionamento delle scuole e rispondere alle esigenze dei lavoratori e degli studenti.

 

Va trovato il giusto equilibrio – continua Turi - quello che solo la contrattazione può realizzare, tra le legittime esigenze di mobilità del personale e la garanzia di continuità didattica degli alunni che va garantita in coerenza con la ratio della legge. Non c’è alcun bisogno di blocchi e divieti punitivi.

 

Non servono alla scuola scontri ideologici, ma soluzioni concrete per garantire i diritti degli studenti e del personale che non possono essere affidate a generici divieti di legge che creano solo ingiustizie e discriminazioni. La scuola non diventi terreno di scontro politico.