La politica scolastica del M5S Suggerimenti per la legislatura 2023-2028

Sono sempre stato severamente critico verso l’operato del MIUR e dei gruppi che lo hanno egemonizzato negli ultimi vent’anni, ravvisandovi la mancanza di una visione complessiva, una superficiale e modaiola cultura umanistica, l’incomprensione delle correnti di senso che animano quella che sta diventando la più grande rivoluzione scientifica dagli anni venti del secolo scorso.

 

Ho però letto in questi giorni i documenti di politica scolastica del M5S e vi ho rilevato una certa continuità con la subcultura degli attuali responsabili, condita con le solite declamazioni (scuola “gratuita, democratica, aperta, inclusiva e innovativa”) e promesse (“edifici più sicuri e spazi adeguati, insegnanti motivati e valorizzati, un’offerta formativa più ampia per gli studenti, diminuzione del numero degli alunni per classe, più ricerca e più innovazione didattica”). Infine non poteva mancare l’immancabile impegno, si fa per dire, a “elevare la spesa complessiva per l’istruzione”, senza però precisare se finanziarla con l’aumento delle tasse o il sacrificio di altri capitoli di spesa.

Mi dispiace molto, anche se, indipendentemente dal risultato delle elezioni, i nostri (si fa per dire) non avranno accesso al potere. Comunque saranno certamente loro per cinque anni la principale forza di opposizione al prossimo governo Renzi-Berlusconi o Monti 2 e tra altri cinque –se non verranno distrutti- governeranno.

Avrebbero bisogno di una posizione critica ma anche rigorosamente fondata, capace di riconoscere i punti deboli delle azioni di governo ma anche di offrire prospettive di ampio respiro, gestire il potere secondo le correnti di senso che spirano nel mondo della cultura e della scienza. La scuola è essenzialmente luogo di educazione secondo scienza e cultura; tutto è nulla se non si basa su un’adeguata visione generale (e non solo generica).

Ho sempre sostenuto alcune cose che ora ritrovo nel documento M5S: vanno evitate le suggestioni competitive, “i super-poteri ai presidi, la chiamata diretta dei docenti, l’attribuzione del bonus premiale e la ricerca di sponsor e finanziamenti privati per la propria scuola, l’indebolimento delle funzioni degli organi collegiali, l’alternanza scuola-lavoro” (praticamente né scuola né lavoro, quasi sempre solo tempo perso). Manca solo la denuncia del mortificante sistema di valutazione di insegnanti e presidi.

Non manca quasi nulla ma in vista di che? Non trovo molto. Non tanto per la prossima legislatura, ma per quella successiva suggerirei alcuni punti da approfondire.

 

Mettere a frutto la forza della nostra storia

La forza della scuola sta nelle persone che vi lavorano e nella storia di cui sono eredi. Lontani da Roma, in periferia, molti insegnanti e ispettori e alcuni dirigenti la capacità di pensare e un’idea di scuola le hanno coltivate e le coltivano. Consegnano ai giovani doni per orientarsi nella cultura di un domani non dominato dalla cattiva retorica della tecnica ma innervato dall’intera estensione del campo culturale, scienza e tecnica comprese. Si trovano bene sia sulla carta che nell’infosfera. La direzione politica dovrebbe corrispondere a queste immense potenzialità.

La storia –snobbata dai gruppetti attuali del MIUR- non è solo la radice del divenire ma la struttura del divenire stesso.

 

Scuola di genesi del futuro

Seguendo l’invito dei loro docenti, i giovani andranno aiutati ad attivarsi in uno spazio globale in cui, senza più la protezione di frontiere e di normative nazionali, servirà non un pensiero conforme ma un pensare innovativo. Ne farà davvero parte chi avrà conquistato le chiavi della struttura generativo-trasformazionale del conoscere. Chiavi anche per comprendere gli effetti collaterali di quella tecnologia del post-umano che investe, e investirà sempre più, animali, piante, ambiente. La scuola va riconosciuta come il luogo ove questi tesori sono custoditi e portati a frutto.

 

Mutazione culturale e scientifica

Negli ultimi vent’anni MIUR sono stati ignorati i mutamenti del paesaggio culturale e scientifico. Soprattutto la rivoluzione in atto nella matematica e nelle scienze del mondo fisico: es. forme-matrici per comprendere le interazioni di campo EMG, fisica sub-atomica esplorata in quegli acceleratori del CERN cui pure collaborano nostri scienziati, informatica a base quantistica….). Sorvolando sul famoso tunnel Gelmini da Ginevra al Gran Sasso, si è ignorato come nell’ultimo decennio si sia determinata un’accelerazione del sapere paragonabile a quella dei primi vent’anni del secolo scorso che inizia a produrre i primi risultati in termini di tecnologie. Prodigioso quanto sta maturando anche nelle scienze della vita (studi sul genoma e biotecnologie per l’uomo, gli animali e l’agricoltura; ingegneria genetica, medicina, nuove tecnologie diagnostiche e nuovi farmaci). Nella filosofia, regina madre delle scienze, il paradigma fenomenologico sta producendo positivi effetti di neutralizzazione del sintagma analitico e investigazioni su nuove possibilità di pensiero. Nella letteratura generale, nuovi indirizzi e soprattutto nuovi autori mostrano un novum di inedita potenza trasformatrice dei vissuti.

Le dinamiche economiche e scientifiche stanno dunque incrementando la loro potenzialità di positiva trasformazione del mondo e anche di evoluzione della specie (si parla di post-umano).  La sicumera annidata nei romani castelli dell’attuale ufficialità dell’istruzione si dissolverà per forza e nel palazzo principale potrebbe arrivare un qualche movimento che, se culturalmente solido, sappia mutare la politica cieca dell’ultimo ventennio. Ma –spero- per fare meglio.