“Buchi neri” nella Buona Scuola

Il piano straordinario della mobilità della L.107 poi tradotto con non poche modifiche migliorative nell'accordo sindacale sui trasferimenti 16/17, doveva risultare il giusto ed equo completamento del  piano straordinario delle assunzioni della Buona scuola.

Per fare ciò si è cercato di venire incontro alle aspettative di tutti, sia dei docenti già di ruolo sia dei neo--assunti, tanto al nord quanto al sud, con la messa in campo di ben quattro fasi A,B,C e D, con 12 operazioni comunali, 11 provinciali e 20 interprovinciali, per restare soltanto alla mobilità territoriale.

Una sequenza di precedenze e di operazioni che ha coinvolto nei trasferimenti circa 200mila docenti e che ha mandato in tilt il famoso algoritmo del Miur, dimostratosi incapace di gestire il contratto sulla mobilità. Si prevedono oltre 5mila richieste di conciliazioni su tutto il territorio nazionale.

Al di là del notevole contenzioso instaurato, è successo che  i due piani straordinari  nella loro fase applicativa non hanno dato i risultati sperati, creando non pochi problemi e risultando veri e propri buchi neri che hanno inghiottito quella poca luce che pure la stabilizzazione di oltre 100mila precari aveva generato.

Eppure alcuni limiti delle due operazioni erano evidenti sin dall'inizio.

Il tentativo di svuotare le graduatorie ad esaurimento con la costituzione dell'organico potenziato ha mostrato subito la corda sin dalla fasi iniziali delle assunzioni. Il risultato finale è stato che nelle GAE provinciali risultano ancora inseriti18mila docenti.

Gran parte dei 5mila esuberi ex Dop è stata assorbita coi trasferimenti sui posti del potenziato, lasciando  tuttavia sul territorio nazionale senza sede e senza ambiti quasi 2.200 docenti in esubero

Troppa disomogeneità tra le GAE provinciali, leggere al nord e pesanti al sud, quasi tutte carenti negli insegnamenti tecnico-scientifici e non rispondenti alle reali esigenze e al fabbisogno delle scuole. Alcune GAE strapiene, specie quelle umanistiche e degli itp e altre già esaurite, soprattutto gli elenchi di sostegno.

Disparità anche negli organici e nelle disponibilità. In aumento costante al nord , in forte calo al sud. Cause strutturali  che negli ultimi decenni han fatto si che migliaia di precari si spostassero dal meridione verso il nord in cerca di un posto fisso e stabile.  Graduatorie ad esaurimento che già agli inizi dell'ultimo decennio, risultavano con forti presenze di docenti meridionali al 70-80%.

Emblematica di questi squilibri territoriali, al termine dei trasferimenti è la situazione in Lombardia.

I posti che risultano vacanti  dopo la mobilità  sono a livello regionale 7.433 di cui  630 Infanzia, 934 Primaria, 4017 Media e 1852 Superiori.

Colpisce il dato della Media con quei 2.325 posti di sostegno che rappresentano il 57% dei posti vacanti mentre Matematica e Italiano sono all'incirca i due terzi dei restanti 1.692 posti comuni.

A Milano i posti vacanti della Media  sono  risultati 920 sul sostegno  e 691 posti comuni di cui 268 di Matematica e 212 di Italiano. Queste graduatorie risultavano già esaurite nella fase 0 o nella fase A del piano straordinario assunzionale.

Non sono servite a coprire tutti i posti vacanti né la fase nazionale delle assunzioni né quella straordinaria della mobilità.

Nemmeno il Concorso , considerati i forti ritardi e l'elevato tasso di bocciature, servirà a colmare questo gap che ancora una volta  sarà coperto coi tanto bistrattati supplenti dalle graduatorie d'istituto.

Lo scenario delle Medie, ahimè si ripete anche se in misura minore,  in tutti gli altri ordini di scuola, dove a rimanere scoperti sono di più i posti comuni  rispetto al sostegno e nelle superiori gli insegnamenti tecnico-scientifici.

Si sapeva sin dall'inizio che sarebbe finita così. Le OO.SS. avevano proposto di allargare il campo delle assunzioni agli abilitati,  inseriti in seconda fascia delle graduatorie d'istituto con 36 mesi di servizio, in ottemperanza alla sentenza della Corte di giustizia europea. Il Governo allora disse di no. Questo è il risultato. Ci ritroveremo ancora una volta con un inizio d'anno scolastico molto critico, soprattutto nella gestione del personale. E a fare da contorno, la chiamata diretta dagli ambiti, il bonus al merito e un contratto di categoria fermo da sette anni, coi sindacati sul piede di guerra.

Ce n'è abbastanza  dal Miur ai dirigenti scolastici, questi ultimi lasciati sempre più soli a gestire una scuola messa in crisi e nei pasticci da una L.107, improvvisata e senza futuro.