Diritto allo studio

di Marzia Campioni

Alcune riflessioni sulle Linee programmatiche del Ministero dell’Istruzione

Il secondo punto delle Linee programmatiche del Ministero dell’Istruzione

2)    DIRITTO ALLO STUDIO

Riprendere la discussione sul diritto allo studio e sul suo significato è sicuramente un punto di qualità all’interno delle Linee programmatiche del Ministero.

Negli anni della mia carriera scolastica, sia come docente che come dirigente, molte volte mi sono trovata davanti a studenti meritevoli  ma che non potevano né partecipare appieno al mondo della scuola o, addirittura, non potevano continuare gli studi per mancanza di risorse economiche.

Ripensare a un aiuto in questo senso mi sembra di vitale importanza. Quando mi sono trovata a dover risolvere questo problema come Dirigente la prima cosa che ho fatto è quella di far approvare al Consiglio di Istituto proprio gli aiuti per quelle persone che si trovavano in difficoltà.

La mia scuola, infatti, era in una situazione dove le persone che si trovavano in situazioni di disagio erano molte, ma molte erano anche le persone, soprattutto quelle che frequentavano il Liceo Scientifico Scienze Applicate, che potevano tranquillamente permettersi di dare un contributo annuale alla scuola.

Per prima cosa, quindi, far passare negli studenti e nei genitori, insieme ad una rinnovata identità tra loro e la scuola, un atteggiamento di solidarietà, facendo leva sul fatto che un aiuto per pochi poteva diventare un aiuto per tutti.

Tutto quello che i genitori generosamente versavano come contributo, veniva rendicontato in modo trasparente e puntuale e i cambiamenti sin dal primo anno, erano evidenti a tutti: aule più pulite, corridoi liberi da rifiuti ingombranti, spazi recuperati, spazio bar più curato ed efficiente, registro elettronico e registrazione elettronica degli studenti tramite badges , implementazione del sistema informatico con l’incremento della banda a disposizione, l’attivazione di un firewall più efficace, la sistemazione di aule informatizzate con tablet ecc…..

I genitori davanti a questo cambiamento non si rifiutavano più di dare un contributo volontario alla scuola e, in questo modo, potevo ridistribuire tali contributi per aiutare i più deboli.

Per le visite di istruzione che facevano parte della programmazione didattica si potevano avere delle gratuità in numero di 2 per classe, per i libri scolastici si era realizzato un accordo con le case editrici per fornire in comodato d’uso i testi ai più bisognosi, per eventuali tablet e computer si erano fatti accordi con le varie aziende per averli con notevole sconto una volta che si presentava il tesserino della scuola e, non ultimo, attraverso il diario di scuola e un regolamento proprio si era attuata una sorta di sponsorizzazione per la scuola che derivava dalle aziende in cui i nostri studenti facevano i propri percorsi di Stage e di Alternanza Scuola-Lavoro.

Oltre a questo, soprattutto i soldi che venivano dalle sponsorizzazioni, mi avevano permesso di offrire a tutti gli studenti che ne facevano richiesta i percorsi di certificazione linguistica, svolti all’interno della scuola, a prezzi veramente concorrenziali, questo ha permesso a molti studenti di arrivare alla maturità con una certificazione linguistica che, per molti, è stata quella di  livello (C1)

Tutto questo è per me molto importante, sono sempre stata sensibile alle difficoltà economiche che si possono trovare nel proprio percorso di studi, anche perché tali difficoltà le ho subite personalmente, ma soprattutto perché credo che la scuola debba dare a tutti le stesse opportunità come del resto riportato nella nostra Costituzione.

Molto interessante è anche il riferimento che si fa alla dispersione scolastica come problema che sta all’interno del diritto allo studio.

Si dice, infatti nelle linee programmatiche che “va infatti collegata l’idea che la scuola e lo studio devono essere intesi come “bene comune” al pari del diritto alla salute. È necessaria una reinterpretazione del diritto allo studio come diritto ad una “scuola di qualità” e un intervento sull’equità complessiva del sistema educativo.”

Inoltre “Oltre al fenomeno della dispersione esplicita, a destare allarme è il diverso fenomeno della cosiddetta “dispersione implicita”, che interessa coloro che, pur conseguendo il titolo di studio, non possiedono le competenze attese all’esito del corrispondente ciclo formativo. Gli effetti del fenomeno si traducono nelle difficoltà che i ragazzi incontrano non soltanto nell’inserimento nel mondo del lavoro, ma anche nell’esercizio attivo e consapevole dei propri diritti di cittadinanza.”

Questo riporta all’importanza di ampliare nella scuola i percorsi di Alternanza Scuola Lavoro o Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO), stimolando i docenti di integrare tali percorsi con il “fare scuola” quotidiano e di valutarli come veri e propri momenti di scuola e non altro.

Questo permetterebbe di accorgersi, attraverso la valutazione di partner esterni, del raggiungimento degli obiettivi che il percorso scolastico prevede diminuendo così il fenomeno della “dispersione implicita” e permettendo di volta in volta alla scuola di fare un concreto feedback continuo su proprio operato.

Fare un feedback continuo significa anche avviare un sistema virtuoso di miglioramento continuo che permetterebbe alle istituzioni scolastiche di arrivare ad attuare quello ben delineato nelle linee programmatiche come ” una reinterpretazione del diritto allo studio come diritto ad una “scuola di qualità” e un intervento sull’equità complessiva del sistema educativo.”