Le porte girevoli della Scuola

di Pippo Frisone

 

I dati rilevati al 6 marzo confermano l’incremento dei contagi sia a livello nazionale +23.641, sia in Lombardia +5.658, sia in provincia di Milano +1.450.                                                                           Non meno preoccupanti sono i dati registrati nelle scuole. Nella settimana dal 22 al 27 febbraio sono stati rilevati in provincia di Milano 725 casi di alunni contagiati + 198 tra gli operatori scolastici . Gli alunni messi in quarantena sono stati 8.802 e 284 tra il personale.                                Dal 1 settembre 2020 al 22 febbraio gli alunni positivi sono stati 9.668 e 4.083 operatori scolastici per un totale di 13.701. L’impennata più decisa nelle scuole si è verificata dopo il rientro dalla sospensione natalizia ed in febbraio in particolare. Dopo le riaperture in gennaio delle secondarie superiori, con presenze tra il 50 e 75%, rieccoci ancora alla chiusura di tutte le scuole d’ogni ordine e grado statali e paritarie, scuole dell’infanzia comprese ad eccezione degli asili nido. A giocare d’anticipo per scongiurare una ricaduta in zona rossa della Lombardia ci ha pensato il governatore Fontana con la sua Ordinanza del 4 marzo che ha fatto   slittare la regione in zona arancione rafforzata.  Se la Lombardia salva, pur con nuove restrizioni, alcune attività commerciali, non salva ahimè la scuola, ancora una volta travolta dalle porte girevoli della pandemia. Nel primo lockdown si chiudevano le scuole per colpa dei trasporti inadeguati. Poi alla ripresa di settembre, messe in sicurezza le scuole, sembrava che tutto tornasse alla normalità. Ma è durato poco. Dal 26 ottobre, nuova chiusura delle superiori e ripresa delle lezioni a distanza. Col passaggio in zona rossa anche 2 e 3 medie vanno in DAD fino al 27 novembre. Dopo la pausa natalizia ha fatto fatica il rientro in presenza, avvenuto in ritardo il 25 gennaio, tra il 50 e 75% alle superiori, fatta eccezione per le classi prime e quinte che han potuto poi tornare in presenza al 100%. Il valzer delle porte girevoli segue il ritmo delle zone, dal rosso al giallo, all’arancione e ora, dal 5 marzo all’arancione rafforzato. Un quasi zona rossa che mentre serve a mantenere aperte in Lombardia alcune attività commerciale, penalizza una volta in più le scuole d’ogni ordine e grado ad eccezione degli asili nido. L’ennesima discontinuità che da un anno sta sfibrando studenti e insegnanti. L’Italia, secondo dati Unesco aggiornati al mese di Gennaio, è la nazione che ha chiuso le scuole per più giorni dall’inizio della pandemia: 93 giorni, contro i 41 di Francia, 70 di Spagna, 72 di Inghilterra. Ma questo ripetuto sacrificio della scuola pare non stia dando i risultati sperati. In ritardo con la campagna vaccini, con la variante inglese a prendere il sopravvento nella pandemia, adesso sono i giovani e i giovanissimi ad essere colpiti sempre più massicciamente, come dimostrano i dati del mese di febbraio. Abbiamo sempre sostenuto che la scuola debba tornare in presenza ma in sicurezza e lo ribadiamo anche adesso con maggior forza. La scuola non deve essere più il primo presidio da chiudere, come è stato finora, compresa l’Ordinanda del 4 marzo, ma l’ultimo. La scuola non deve pagare più per gli errori e le scelte politiche sbagliate. La scuola deve tornare ad essere una priorità vera, non solo a parole ma nei fatti, per il futuro dei nostri giovani e dell’Italia.