La didattica a distanza: un’occasione per riflettere sulla scuola

di Enrico Maranzana. Le criticità della didattica a distanza sono l’oggetto di molteplici interventi. Esse sono amplificate dai media che mettono in risalto i limiti della nuova modalità d’insegnamento. Significativo il fatto che non sia stata formulata nessuna strategia per il loro superamento. Si tratta di un evidente sintomo di tuttologia e di superficialità: è ignorato il sistema di regole entro cui la scuola vive.

E’ sufficiente, per affrontare l’impasse, focalizzare l’architrave della vita delle scuole, che la legge ha normato. Essa concerne la loro autonomia che “Si sostanzia nella progettazione e nella realizzazione di interventi di educazione, formazione e istruzione mirati allo sviluppo della persona umana”.

La sua applicazione implica, in prima battuta, la puntale identificazione delle mete formative che gli studenti devono raggiungere al termine dei percorsi scolastici, da esprimere in termini di comportamenti osservabili.

Quanti sono i Consigli di Circolo/Istituto che hanno deliberato Piani Triennali dell’Offerta Formativa in cui si esplicitano le competenze generali/specifiche che gli studenti devono conquistare e dimostrare al termine del percorso?

I traguardi di sistema costituiscono il terreno per la “Programmazione dell’azione educativa”: si tratta dell’elaborazione delle strategie di potenziamento delle capacità e delle abilità richieste dalla loro conquista.

Quanti Collegi dei Docenti sono stati convocati, data la situazione pandemica, per prefigurare nuovi percorsi volti al raggiungimento dei traguardi di sistema?

La progettazione dell’istruzione riguarda la conciliazione dei traguardi generali con la tipologia delle singole classi.

Quanti sono i Consigli di classe che hanno concordato interventi unitari per sollecitare e potenziare le qualità intellettive e operative degli studenti indicate dal Collegio dei Docenti?

I mezzi d’informazione sorvolano su questi aspetti, ignorandoli. Le argomentazioni sulla formazione dei giovani sviluppano modelli d’insegnamento dei tempi andati, confermando e rinforzando l’immobilismo delle istituzioni scolastiche.

La progettualità che la legge indica come la via maestra, invece, esige che materie di studio siano “strumento e occasione per uno sviluppo unitario e ricco”, che gli studenti collaborino per ottenere risultati e i voti non costituiscano la motivazione allo studio, che il sapere sia conquistato partendo dal vissuto individuale, facendo evolvere le loro esperienze pregresse.