L’importanza delle soft skill

di Maurizio Tiriticco.

Nella scuola gli insegnanti si adoperano, in genere e giustamente, affinché i loro studenti acquisiscano conoscenze, abilità e competenze relative agli ambiti delle discipline di insegnamento, non trascurando il fatto che a volte gli ambiti possono essere anche inter- e pluridisciplinari. E ciò anche in considerazione del fatto che nella vita lavorativa gli ambiti operativi di intervento hanno quasi sempre caratteri inter- e pluridisciplinari, se non addirittura, a volte, transdisciplinari. In effetti, nel mondo del lavoro a volte sono più importanti le competenze cosiddette trasversali, in inglese le hard skill, rispetto a quelle inter- e pluridisciplinari.

Ovviamente le competenze hard sottintendono competenze soft! Ed in effetti nel mondo del lavoro – soprattutto oggi e nelle società ad alto sviluppo – sono richieste, come indispensabili prerequisiti, le cosiddette soft skill. In sintesi sono queste: a) saper comunicare efficacemente; b) saper lavorare in gruppo; c) essere in grado di tenere testa allo stress. Ovviamente c’è un prerequisito essenziale, che alla latina potremmo definire come “compos sui”, ovvero “essere padroni di sé”.

Si tratta, quindi, di competenze comportamentali e relazionali che caratterizzano una persona e indicano il modo in cui si pone rispetto al contesto lavorativo nel quale opera o vorrebbe operare. Le soft skill sono importantissime anche per potersi rapportare in modo ottimale con tutte le persone che fanno parte del proprio ambiente: familiari, parenti, colleghi, responsabili, capi ed eventualmente clienti. Le soft skill dipendono, essenzialmente, dal background socio-culturale di ciascuno di noi, e sono la risultante non solo di anni di studio scolastico, ma anche e soprattutto di una serie di comportamenti ed esperienze di vita lavorativa e non.

Oltre alla comunicazione efficace, all’attitudine al team-work e alla gestione dello stress, ci sono altre soft skills molto importanti, che nel web sono così indicate: a) autonomia: ossia la capacità di svolgere i compiti assegnati senza il bisogno di una costante supervisione; b) autostima e fiducia in se stessi: è fondamentale essere consapevoli delle proprie capacità, al di là delle opinioni altrui, c) capacità di adattamento a dati contesti lavorativi; d) resistenza allo stress e relativo controllo: saper reagire alla pressione lavorativa e mantenere il controllo senza perdere il focus sulle priorità lavorative e non trasmettere ad altri ansie e tensioni; e) pianificare e organizzare; identificare obiettivi e priorità; sapere tener conto del tempo a disposizione e organizzare il lavoro; f) precisione e attenzione ai dettagli: sapere curare i particolari fa spesso la differenza fra un buon lavoratore e uno eccellente; g) tenersi aggiornati: individuare le proprie lacune e le personali aree di miglioramento per acquisire sempre più competenze; h) impegno e determinazione per raggiungere gli obiettivi assegnati e, quando e dove è possibile, andare oltre; h) gestire le informazioni: saper acquisire, organizzare e distribuire dati e informazioni provenienti da altre fonti; i) intraprendenza e spirito di iniziativa come caratteristiche importanti in qualsiasi contesto lavorativo; l) saper comunicare, ovvero saper trasmettere e ricevere in modo chiaro e sintetico informazioni; magari in più lingue; saper ascoltare ed essere disposti a confrontarsi in modo costruttivo; m) problem solving: non perdere il controllo davanti un problema inaspettato e avere la prontezza e la lucidità per intervenire e risolverlo; n) team work: essere capaci e disponibili a lavorare in gruppo; o) esercitare una leadership in situazioni problematiche.

A mio avviso le soft skill dovrebbero costituire nella scuola obiettivi operativi comportamentali altrettanto importanti come quelli disciplinari, pluri- e transdisciplinari. Una volta nelle scuole esisteva la condotta, e con tanto di voto; oggi è stata sostituta dal comportamento; che poi nei singoli istituti viene declinato in più voci, come, ad esempio: rispetto degli altri e degli oggetti; disponibilità alla cittadinanza attiva; gestione dei conflitti; consapevolezza; autovalutazione. E la condotta rinvia direttamente, a mio avviso, alle soft skills.

In conclusione, nella scuola di una società democratica e fondata anche e soprattutto sulla formazione del cittadino, le competenze relazionali, le soft skills, dovrebbero costituire obiettivi di comportamento non meno importanti di quelli che riguardano le discipline di apprendimento. Perché, di fatto, competenze professionali e competenze civiche in un Paese democratico sono strettamente legate.

 

 

Maurizio Tiriticco