Scuola, la priorità tradita

di Pippo Frisone. Dopo il primo lockdown, marzo- giugno, per governo, sindacati, maggioranza e opposizione all’unisono, la scuola era diventata una priorità assoluta perché in gioco, dicevano,  non c’era soltanto il futuro delle giovani generazioni ma quello dell’intero Paese. Bisognava perciò darsi un piano operativo, protocolli di sicurezza, garantire il distanziamento, adeguare aule e spazi, stanziare nuove risorse e organici aggiuntivi. La scuola doveva essere pronta e riaprire in sicurezza col nuovo anno scolastico, fissato in tutta Italia il 14 settembre. Questa estate la prima ondata sembrava oramai dietro le spalle, le spiagge erano tornate affollate e le discoteche pure; il governo elargiva “bonus vacanze” alle famiglie e prometteva alle scuole l’invio di centinaia di migliaia di “banchi con le rotelle”entro fine agosto..                                                                              Mentre si cercava di risolvere a fatica i problemi dentro le scuole, tutto quello che stava fuori, a partire dalla rete dei trasporti, stentava a decollare. Regioni e Governo, dopo estenuanti mediazioni, si presentano sempre più in ordine sparso fino alla nuova ondata. Con ottobre inizia lo stop and go delle scuole, prima aperte poi chiuse, secondo l’andamento dei contagi. Regioni via via in zona gialla, arancione o rossa, con forti limitazioni negli spostamenti e chiusure che arrivano a coinvolgere anche seconde e terze classi delle medie. I contagi, intanto, non rallentano e rimane alto il rischio di una epidemia incontrollata. Novembre, dicembre, nuovi decreti-legge, nuovi dpcm, nuove ordinanze e altra confusione. Dopo la sospensione natalizia c’era da aspettarsi un incremento dei contagi e così è stato. La secondaria superiore doveva ripartire in un primo momento col primo ciclo, il 7 gennaio. Cosi era stato deciso negli incontri interistituzionali nelle prefetture di tutta Italia: doppi turni, ingressi scaglionati, modifiche al piano trasporti. Poi il Governo, alla luce dei nuovi dati in aumento sulla pandemia, ritocca ancora la ripartenza in aula alle superiori, non prima dell’11 gennaio. Il resto lo fanno le Regioni in ordine sparso. Chi riapre il 15, chi il 25 e chi il 31 gennaio. Quando una priorità nazionale come la Scuola si frammenta, vuol dire che non è mai stata una vera priorità. Non lo è mai stata, nonostante le tante promesse della Ministra Azzolina: dal ritorno in presenza scuola agli aumenti contrattuali; dai concorsi alla stabilizzazione dei precari. un’ostinata chiusura ad ogni confronto sia che venisse dai sindacati sia dalla stessa maggioranza o dall’opposizione.                                Il bilancio di questa politica fallimentare è fatto di oltre 200mila precari, un contratto scaduto da due anni, aumenti medi di 80 euro, concorsi ordinari e straordinari fermi al palo, complice anche la pandemia.                                     Un disastro che questa emergenza ha reso ancor più evidente. Una cosa è certa: la scuola nonostante il gran parlare che si è fatto in questi mesi, non è una priorità, non lo è mai stata. Né per questo Governo né per questa maggioranza. Per Governo e Regioni la Scuola  è stata sempre una pedina facile da sacrificare e senza alcun rischio di “ristori”. Adesso c’è un solo modo per superare questa profonda delusione e ridare priorità vera alla Scuola. Lo chiedono a gran voce studenti e insegnanti, associazioni e sindacati di categoria.                             Ritornare subito in presenza e in sicurezza, risolvendo sistematicamente il problema dei trasporti, dando  così continuità all’azione educativa, senza ulteriori interruzioni fino alla chiusura dell’anno scolastico. Sarebbe un bel segnale di fiducia  per il mondo della scuola e per tutto il Paese.