La Ministra scrive a Babbo Natale. In esclusiva la risposta del Babbo

di Aristarco Ammazzacaffè
Un nostro scoop.
Siamo riusciti a sapere da fonte certa (Orizzonte Scuola, certamente affidabile per questo tipo di news) che
la Ministra ha realmente inviata nello scorso fine settimana (giorno più, giorno meno) una sua personale
lettera a Babbo Natale. Nella quale, oltre ad esprimere i suoi desideri per il prossimo anno, si dilunga sugli
aspetti che più le stanno a cuore. Ma noi siamo andati oltre. Siamo anche in grado di fornirvi alcuni stralci
significativi della risposta del Babbo. Nientemeno! Eccoveli.
La Risposta di Babbo Natale
Cara Lucia, mi permetta, per favore, di chiamarla solo così.
Per dirle, in primo luogo, che non ho parole.
A me arrivano lettere e richieste solo di bambini dai 4 fino agli 8 anni (massimo). Perciò ho pensato, davanti
alla Sua lettera, ad un errore delle poste europee. O anche, pensando al mittente, a un caso di
momentanea follia o di persona cronicamente fuori di testa.
Ma andando avanti nella lettura ho capito che no, era molto probabilmente una lettera inviatami da una
persona giovane, anche se non giovanissima, e, nientemeno, Ministra della Pubblica Istruzione in Italia,
come risulta anche dalla carta intestata che ha utilizzato.
Con un po’ di difficoltà – qui nevica che Dio la manda e le connessioni ne risentono – ho telefonato al Suo
Ministero. Gentilissimi, mi hanno risposto che sì, la lettera era proprio della Ministra e mi hanno inviato
anche una Sua foto (molto bella. Complimenti!), con la mascherina e una scritta e un cuore – tra una parola
e un’altra – che non ho capito. Ma forse meglio così.
Devo anche dirle subito che a seguito della telefonata, mi è immediatamente salita l’autostima, un po’
bassina negli ultimi tempi, per il fatto che sempre più bambini sanno più di Amazon che della mia slitta e
dei miei doni. Comunque la sua lettera mi ha commosso.
Che una ministra scriva a Babbo Natale, è cosa da Guinness dei primati; che scriva poi una lunga lettera (7
pagine!) con tutto quello cha ha da fare, può meritatamente rientrare nelle leggende più natalizie dello
stesso Natale.
Mi faccia dire subito che le pagine più belle sono quelle in cui parla del suo desiderio per il prossimo anno,
che è poi ciò che le preme di più in questo periodo funestato dall’epidemia: poter tornare dai suoi studenti
e visitare le sue scuole.
Certamente mi impegnerò da subito per realizzarlo, ci mancherebbe. Però, su due piedi, vorrei dirle
preliminarmente che non dovrebbe soffrire così intensamente la mancanza dei suoi studenti e, insieme,
l’impossibilità di visitare le scuole. È un po’ troppo.
Su quest’ultima, non dovrebbe preoccuparsi più di tanto. Da che mondo e mondo, classi e docenti non ne
hanno mai sofferto; anzi. Parlo per esperienza diretta. E sul fatto poi che i suoi studenti le mancano, vorrei
manifestarle un mio personale interrogativo: “Ma la cosa è veramente reciproca?. Lo ha mai chiesto agli
interessati?”. E, a proposito del possessivo (miei studenti di qua, miei ragazzi di là), a cui lei ricorre spesso
per rendere esplicito il suo attaccamento (che comunque le fa onore, diciamo), ancora una domanda: i
genitori ed eventuali fidanzati e fidanzate dei ragazze / ragazzi (parliamo, ovvio, delle scuole superiori), non
le hanno mai detto niente? Io, se fossi in lei, qualche informazione la chiederei in giro.
Il rischio dell’accusa di circonvenzione di minori: l’ha considerato?
Consigli a parte, desidero esprimerle tutta la mia considerazione per questa sua nobile sensibilità. Se vuole.
Non posso non riprendere anche, cara Lucia, il richiamo, che ho trovato nella sua lettera, alla Didattica
Digitale Integrata. È bello e confortante che tra gli insegnanti abbia riscosso – e lei ne parla convintamente
come fosse vero – grande interesse; e che – giura – ha prodotto profonda innovazione (addirittura!) nel
modo di fare didattica. Sono molto contento per lei. A queste latitudini arrivano altre voci. Comunque
contenta lei …
Però, mi raccomando: si stanchi di meno, si riposi e dorma di più. Nel colloquio telefonico col Ministero, mi
hanno informato che lei, cara Lucia, lavora giorno e notte – come anche lei stessa dice – per risolvere i guai
della scuola italiana. Ed è per questo che dorme pochissimo e sogna meno; e che vede tutto nero, come
dentro la pancia di una balena.
Cara Luci’– mi permetta di chiamarla così, proprio come la chiama sua sorella con la quale, come lei stessa
ha voluto farci sapere (rendendoci felici come una Pasqua), trascorrerà il Natale in tutta sicurezza –; dicevo,
cara Luci’, che desidero però riprendere il riferimento – nella lettera – alla sensazione che si porta dentro:
pensare che solo pochissimi riescono ad apprezzare i risultati del suo faticoso lavoro – soprattutto, per
esempio, sulla riapertura delle scuole -. Forse solo il Presidente Conte e il Suo predecessore Marco Bussetti
(una stella cometa – per usare una metafora natalizia – anche per tanti in Groenlandia). Un po’ poco, certo.
E questo la mortifica. La capisco perfettamente.
Ecco, io temo che questa sensazione derivi dal fatto che lavora troppo e dorme poco. Dovrebbe invece
impegnarsi di meno (tanto …) e riposarsi di più; farebbe così il suo bene e anche quasi certamente dei suoi
studenti e di tutto il personale che amministra.
E dormire; e non solo di notte. Si ricordi sempre: un pisolino pomeridiano aiuta, è rigenerante. E lei questa
buona usanza meridionale deve recuperarla. Lasci perdere.
E alla scuola pensi quel tanto che basta. Se anche meno, meglio; ne trarrebbe giovamento lei e si
realizzerebbe il sogno di tanti dirigenti e insegnanti (di lettere natalizie me ne hanno inviato moltissime
anche loro). E forse anche dei genitori e un po’ di tutti.
Anzi: perché non pensa di staccare completamente per qualche mese? O, potendo, anche di più? Io mi
impegno comunque a farla ritornare dai suoi studenti e a visitare le sue scuole. Ci mancherebbe.
Sarebbe una gran bella cosa, carissima Luci’; per l’intera scuola, un vero grande regalo per tutto il 2021 e
forse anche oltre. Ci pensi.
Un augurio anche per sua sorella e un abbraccio natalizio – me lo consenta – per lei.
Il suo affezionatissimo Babbo NataleAristarco Ammazzacaffè
Un nostro scoop.
Siamo riusciti a sapere da fonte certa (Orizzonte Scuola, certamente affidabile per questo tipo di news) che
la Ministra ha realmente inviata nello scorso fine settimana (giorno più, giorno meno) una sua personale
lettera a Babbo Natale. Nella quale, oltre ad esprimere i suoi desideri per il prossimo anno, si dilunga sugli
aspetti che più le stanno a cuore. Ma noi siamo andati oltre. Siamo anche in grado di fornirvi alcuni stralci
significativi della risposta del Babbo. Nientemeno! Eccoveli.
La Risposta di Babbo Natale
Cara Lucia, mi permetta, per favore, di chiamarla solo così.
Per dirle, in primo luogo, che non ho parole.
A me arrivano lettere e richieste solo di bambini dai 4 fino agli 8 anni (massimo). Perciò ho pensato, davanti
alla Sua lettera, ad un errore delle poste europee. O anche, pensando al mittente, a un caso di
momentanea follia o di persona cronicamente fuori di testa.
Ma andando avanti nella lettura ho capito che no, era molto probabilmente una lettera inviatami da una
persona giovane, anche se non giovanissima, e, nientemeno, Ministra della Pubblica Istruzione in Italia,
come risulta anche dalla carta intestata che ha utilizzato.
Con un po’ di difficoltà – qui nevica che Dio la manda e le connessioni ne risentono – ho telefonato al Suo
Ministero. Gentilissimi, mi hanno risposto che sì, la lettera era proprio della Ministra e mi hanno inviato
anche una Sua foto (molto bella. Complimenti!), con la mascherina e una scritta e un cuore – tra una parola
e un’altra – che non ho capito. Ma forse meglio così.
Devo anche dirle subito che a seguito della telefonata, mi è immediatamente salita l’autostima, un po’
bassina negli ultimi tempi, per il fatto che sempre più bambini sanno più di Amazon che della mia slitta e
dei miei doni. Comunque la sua lettera mi ha commosso.
Che una ministra scriva a Babbo Natale, è cosa da Guinness dei primati; che scriva poi una lunga lettera (7
pagine!) con tutto quello cha ha da fare, può meritatamente rientrare nelle leggende più natalizie dello
stesso Natale.
Mi faccia dire subito che le pagine più belle sono quelle in cui parla del suo desiderio per il prossimo anno,
che è poi ciò che le preme di più in questo periodo funestato dall’epidemia: poter tornare dai suoi studenti
e visitare le sue scuole.
Certamente mi impegnerò da subito per realizzarlo, ci mancherebbe. Però, su due piedi, vorrei dirle
preliminarmente che non dovrebbe soffrire così intensamente la mancanza dei suoi studenti e, insieme,
l’impossibilità di visitare le scuole. È un po’ troppo.
Su quest’ultima, non dovrebbe preoccuparsi più di tanto. Da che mondo e mondo, classi e docenti non ne
hanno mai sofferto; anzi. Parlo per esperienza diretta. E sul fatto poi che i suoi studenti le mancano, vorrei
manifestarle un mio personale interrogativo: “Ma la cosa è veramente reciproca?. Lo ha mai chiesto agli
interessati?”. E, a proposito del possessivo (miei studenti di qua, miei ragazzi di là), a cui lei ricorre spesso
per rendere esplicito il suo attaccamento (che comunque le fa onore, diciamo), ancora una domanda: i
genitori ed eventuali fidanzati e fidanzate dei ragazze / ragazzi (parliamo, ovvio, delle scuole superiori), non
le hanno mai detto niente? Io, se fossi in lei, qualche informazione la chiederei in giro.
Il rischio dell’accusa di circonvenzione di minori: l’ha considerato?
Consigli a parte, desidero esprimerle tutta la mia considerazione per questa sua nobile sensibilità. Se vuole.
Non posso non riprendere anche, cara Lucia, il richiamo, che ho trovato nella sua lettera, alla Didattica
Digitale Integrata. È bello e confortante che tra gli insegnanti abbia riscosso – e lei ne parla convintamente
come fosse vero – grande interesse; e che – giura – ha prodotto profonda innovazione (addirittura!) nel
modo di fare didattica. Sono molto contento per lei. A queste latitudini arrivano altre voci. Comunque
contenta lei …
Però, mi raccomando: si stanchi di meno, si riposi e dorma di più. Nel colloquio telefonico col Ministero, mi
hanno informato che lei, cara Lucia, lavora giorno e notte – come anche lei stessa dice – per risolvere i guai
della scuola italiana. Ed è per questo che dorme pochissimo e sogna meno; e che vede tutto nero, come
dentro la pancia di una balena.
Cara Luci’– mi permetta di chiamarla così, proprio come la chiama sua sorella con la quale, come lei stessa
ha voluto farci sapere (rendendoci felici come una Pasqua), trascorrerà il Natale in tutta sicurezza –; dicevo,
cara Luci’, che desidero però riprendere il riferimento – nella lettera – alla sensazione che si porta dentro:
pensare che solo pochissimi riescono ad apprezzare i risultati del suo faticoso lavoro – soprattutto, per
esempio, sulla riapertura delle scuole -. Forse solo il Presidente Conte e il Suo predecessore Marco Bussetti
(una stella cometa – per usare una metafora natalizia – anche per tanti in Groenlandia). Un po’ poco, certo.
E questo la mortifica. La capisco perfettamente.
Ecco, io temo che questa sensazione derivi dal fatto che lavora troppo e dorme poco. Dovrebbe invece
impegnarsi di meno (tanto …) e riposarsi di più; farebbe così il suo bene e anche quasi certamente dei suoi
studenti e di tutto il personale che amministra.
E dormire; e non solo di notte. Si ricordi sempre: un pisolino pomeridiano aiuta, è rigenerante. E lei questa
buona usanza meridionale deve recuperarla. Lasci perdere.
E alla scuola pensi quel tanto che basta. Se anche meno, meglio; ne trarrebbe giovamento lei e si
realizzerebbe il sogno di tanti dirigenti e insegnanti (di lettere natalizie me ne hanno inviato moltissime
anche loro). E forse anche dei genitori e un po’ di tutti.
Anzi: perché non pensa di staccare completamente per qualche mese? O, potendo, anche di più? Io mi
impegno comunque a farla ritornare dai suoi studenti e a visitare le sue scuole. Ci mancherebbe.
Sarebbe una gran bella cosa, carissima Luci’; per l’intera scuola, un vero grande regalo per tutto il 2021 e
forse anche oltre. Ci pensi.
Un augurio anche per sua sorella e un abbraccio natalizio – me lo consenta – per lei.
Il suo affezionatissimo Babbo NataleAristarco Ammazzacaffè
Un nostro scoop.
Siamo riusciti a sapere da fonte certa (Orizzonte Scuola, certamente affidabile per questo tipo di news) che
la Ministra ha realmente inviata nello scorso fine settimana (giorno più, giorno meno) una sua personale
lettera a Babbo Natale. Nella quale, oltre ad esprimere i suoi desideri per il prossimo anno, si dilunga sugli
aspetti che più le stanno a cuore. Ma noi siamo andati oltre. Siamo anche in grado di fornirvi alcuni stralci
significativi della risposta del Babbo. Nientemeno! Eccoveli.
La Risposta di Babbo Natale
Cara Lucia, mi permetta, per favore, di chiamarla solo così.
Per dirle, in primo luogo, che non ho parole.
A me arrivano lettere e richieste solo di bambini dai 4 fino agli 8 anni (massimo). Perciò ho pensato, davanti
alla Sua lettera, ad un errore delle poste europee. O anche, pensando al mittente, a un caso di
momentanea follia o di persona cronicamente fuori di testa.
Ma andando avanti nella lettura ho capito che no, era molto probabilmente una lettera inviatami da una
persona giovane, anche se non giovanissima, e, nientemeno, Ministra della Pubblica Istruzione in Italia,
come risulta anche dalla carta intestata che ha utilizzato.
Con un po’ di difficoltà – qui nevica che Dio la manda e le connessioni ne risentono – ho telefonato al Suo
Ministero. Gentilissimi, mi hanno risposto che sì, la lettera era proprio della Ministra e mi hanno inviato
anche una Sua foto (molto bella. Complimenti!), con la mascherina e una scritta e un cuore – tra una parola
e un’altra – che non ho capito. Ma forse meglio così.
Devo anche dirle subito che a seguito della telefonata, mi è immediatamente salita l’autostima, un po’
bassina negli ultimi tempi, per il fatto che sempre più bambini sanno più di Amazon che della mia slitta e
dei miei doni. Comunque la sua lettera mi ha commosso.
Che una ministra scriva a Babbo Natale, è cosa da Guinness dei primati; che scriva poi una lunga lettera (7
pagine!) con tutto quello cha ha da fare, può meritatamente rientrare nelle leggende più natalizie dello
stesso Natale.
Mi faccia dire subito che le pagine più belle sono quelle in cui parla del suo desiderio per il prossimo anno,
che è poi ciò che le preme di più in questo periodo funestato dall’epidemia: poter tornare dai suoi studenti
e visitare le sue scuole.
Certamente mi impegnerò da subito per realizzarlo, ci mancherebbe. Però, su due piedi, vorrei dirle
preliminarmente che non dovrebbe soffrire così intensamente la mancanza dei suoi studenti e, insieme,
l’impossibilità di visitare le scuole. È un po’ troppo.
Su quest’ultima, non dovrebbe preoccuparsi più di tanto. Da che mondo e mondo, classi e docenti non ne
hanno mai sofferto; anzi. Parlo per esperienza diretta. E sul fatto poi che i suoi studenti le mancano, vorrei
manifestarle un mio personale interrogativo: “Ma la cosa è veramente reciproca?. Lo ha mai chiesto agli
interessati?”. E, a proposito del possessivo (miei studenti di qua, miei ragazzi di là), a cui lei ricorre spesso
per rendere esplicito il suo attaccamento (che comunque le fa onore, diciamo), ancora una domanda: i
genitori ed eventuali fidanzati e fidanzate dei ragazze / ragazzi (parliamo, ovvio, delle scuole superiori), non
le hanno mai detto niente? Io, se fossi in lei, qualche informazione la chiederei in giro.
Il rischio dell’accusa di circonvenzione di minori: l’ha considerato?
Consigli a parte, desidero esprimerle tutta la mia considerazione per questa sua nobile sensibilità. Se vuole.
Non posso non riprendere anche, cara Lucia, il richiamo, che ho trovato nella sua lettera, alla Didattica
Digitale Integrata. È bello e confortante che tra gli insegnanti abbia riscosso – e lei ne parla convintamente
come fosse vero – grande interesse; e che – giura – ha prodotto profonda innovazione (addirittura!) nel
modo di fare didattica. Sono molto contento per lei. A queste latitudini arrivano altre voci. Comunque
contenta lei …
Però, mi raccomando: si stanchi di meno, si riposi e dorma di più. Nel colloquio telefonico col Ministero, mi
hanno informato che lei, cara Lucia, lavora giorno e notte – come anche lei stessa dice – per risolvere i guai
della scuola italiana. Ed è per questo che dorme pochissimo e sogna meno; e che vede tutto nero, come
dentro la pancia di una balena.
Cara Luci’– mi permetta di chiamarla così, proprio come la chiama sua sorella con la quale, come lei stessa
ha voluto farci sapere (rendendoci felici come una Pasqua), trascorrerà il Natale in tutta sicurezza –; dicevo,
cara Luci’, che desidero però riprendere il riferimento – nella lettera – alla sensazione che si porta dentro:
pensare che solo pochissimi riescono ad apprezzare i risultati del suo faticoso lavoro – soprattutto, per
esempio, sulla riapertura delle scuole -. Forse solo il Presidente Conte e il Suo predecessore Marco Bussetti
(una stella cometa – per usare una metafora natalizia – anche per tanti in Groenlandia). Un po’ poco, certo.
E questo la mortifica. La capisco perfettamente.
Ecco, io temo che questa sensazione derivi dal fatto che lavora troppo e dorme poco. Dovrebbe invece
impegnarsi di meno (tanto …) e riposarsi di più; farebbe così il suo bene e anche quasi certamente dei suoi
studenti e di tutto il personale che amministra.
E dormire; e non solo di notte. Si ricordi sempre: un pisolino pomeridiano aiuta, è rigenerante. E lei questa
buona usanza meridionale deve recuperarla. Lasci perdere.
E alla scuola pensi quel tanto che basta. Se anche meno, meglio; ne trarrebbe giovamento lei e si
realizzerebbe il sogno di tanti dirigenti e insegnanti (di lettere natalizie me ne hanno inviato moltissime
anche loro). E forse anche dei genitori e un po’ di tutti.
Anzi: perché non pensa di staccare completamente per qualche mese? O, potendo, anche di più? Io mi
impegno comunque a farla ritornare dai suoi studenti e a visitare le sue scuole. Ci mancherebbe.
Sarebbe una gran bella cosa, carissima Luci’; per l’intera scuola, un vero grande regalo per tutto il 2021 e
forse anche oltre. Ci pensi.
Un augurio anche per sua sorella e un abbraccio natalizio – me lo consenta – per lei.
Il suo affezionatissimo Babbo NataleAristarco Ammazzacaffè
Un nostro scoop.
Siamo riusciti a sapere da fonte certa (Orizzonte Scuola, certamente affidabile per questo tipo di news) che
la Ministra ha realmente inviata nello scorso fine settimana (giorno più, giorno meno) una sua personale
lettera a Babbo Natale. Nella quale, oltre ad esprimere i suoi desideri per il prossimo anno, si dilunga sugli
aspetti che più le stanno a cuore. Ma noi siamo andati oltre. Siamo anche in grado di fornirvi alcuni stralci
significativi della risposta del Babbo. Nientemeno! Eccoveli.
La Risposta di Babbo Natale
Cara Lucia, mi permetta, per favore, di chiamarla solo così.
Per dirle, in primo luogo, che non ho parole.
A me arrivano lettere e richieste solo di bambini dai 4 fino agli 8 anni (massimo). Perciò ho pensato, davanti
alla Sua lettera, ad un errore delle poste europee. O anche, pensando al mittente, a un caso di
momentanea follia o di persona cronicamente fuori di testa.
Ma andando avanti nella lettura ho capito che no, era molto probabilmente una lettera inviatami da una
persona giovane, anche se non giovanissima, e, nientemeno, Ministra della Pubblica Istruzione in Italia,
come risulta anche dalla carta intestata che ha utilizzato.
Con un po’ di difficoltà – qui nevica che Dio la manda e le connessioni ne risentono – ho telefonato al Suo
Ministero. Gentilissimi, mi hanno risposto che sì, la lettera era proprio della Ministra e mi hanno inviato
anche una Sua foto (molto bella. Complimenti!), con la mascherina e una scritta e un cuore – tra una parola
e un’altra – che non ho capito. Ma forse meglio così.
Devo anche dirle subito che a seguito della telefonata, mi è immediatamente salita l’autostima, un po’
bassina negli ultimi tempi, per il fatto che sempre più bambini sanno più di Amazon che della mia slitta e
dei miei doni. Comunque la sua lettera mi ha commosso.
Che una ministra scriva a Babbo Natale, è cosa da Guinness dei primati; che scriva poi una lunga lettera (7
pagine!) con tutto quello cha ha da fare, può meritatamente rientrare nelle leggende più natalizie dello
stesso Natale.
Mi faccia dire subito che le pagine più belle sono quelle in cui parla del suo desiderio per il prossimo anno,
che è poi ciò che le preme di più in questo periodo funestato dall’epidemia: poter tornare dai suoi studenti
e visitare le sue scuole.
Certamente mi impegnerò da subito per realizzarlo, ci mancherebbe. Però, su due piedi, vorrei dirle
preliminarmente che non dovrebbe soffrire così intensamente la mancanza dei suoi studenti e, insieme,
l’impossibilità di visitare le scuole. È un po’ troppo.
Su quest’ultima, non dovrebbe preoccuparsi più di tanto. Da che mondo e mondo, classi e docenti non ne
hanno mai sofferto; anzi. Parlo per esperienza diretta. E sul fatto poi che i suoi studenti le mancano, vorrei
manifestarle un mio personale interrogativo: “Ma la cosa è veramente reciproca?. Lo ha mai chiesto agli
interessati?”. E, a proposito del possessivo (miei studenti di qua, miei ragazzi di là), a cui lei ricorre spesso
per rendere esplicito il suo attaccamento (che comunque le fa onore, diciamo), ancora una domanda: i
genitori ed eventuali fidanzati e fidanzate dei ragazze / ragazzi (parliamo, ovvio, delle scuole superiori), non
le hanno mai detto niente? Io, se fossi in lei, qualche informazione la chiederei in giro.
Il rischio dell’accusa di circonvenzione di minori: l’ha considerato?
Consigli a parte, desidero esprimerle tutta la mia considerazione per questa sua nobile sensibilità. Se vuole.
Non posso non riprendere anche, cara Lucia, il richiamo, che ho trovato nella sua lettera, alla Didattica
Digitale Integrata. È bello e confortante che tra gli insegnanti abbia riscosso – e lei ne parla convintamente
come fosse vero – grande interesse; e che – giura – ha prodotto profonda innovazione (addirittura!) nel
modo di fare didattica. Sono molto contento per lei. A queste latitudini arrivano altre voci. Comunque
contenta lei …
Però, mi raccomando: si stanchi di meno, si riposi e dorma di più. Nel colloquio telefonico col Ministero, mi
hanno informato che lei, cara Lucia, lavora giorno e notte – come anche lei stessa dice – per risolvere i guai
della scuola italiana. Ed è per questo che dorme pochissimo e sogna meno; e che vede tutto nero, come
dentro la pancia di una balena.
Cara Luci’– mi permetta di chiamarla così, proprio come la chiama sua sorella con la quale, come lei stessa
ha voluto farci sapere (rendendoci felici come una Pasqua), trascorrerà il Natale in tutta sicurezza –; dicevo,
cara Luci’, che desidero però riprendere il riferimento – nella lettera – alla sensazione che si porta dentro:
pensare che solo pochissimi riescono ad apprezzare i risultati del suo faticoso lavoro – soprattutto, per
esempio, sulla riapertura delle scuole -. Forse solo il Presidente Conte e il Suo predecessore Marco Bussetti
(una stella cometa – per usare una metafora natalizia – anche per tanti in Groenlandia). Un po’ poco, certo.
E questo la mortifica. La capisco perfettamente.
Ecco, io temo che questa sensazione derivi dal fatto che lavora troppo e dorme poco. Dovrebbe invece
impegnarsi di meno (tanto …) e riposarsi di più; farebbe così il suo bene e anche quasi certamente dei suoi
studenti e di tutto il personale che amministra.
E dormire; e non solo di notte. Si ricordi sempre: un pisolino pomeridiano aiuta, è rigenerante. E lei questa
buona usanza meridionale deve recuperarla. Lasci perdere.
E alla scuola pensi quel tanto che basta. Se anche meno, meglio; ne trarrebbe giovamento lei e si
realizzerebbe il sogno di tanti dirigenti e insegnanti (di lettere natalizie me ne hanno inviato moltissime
anche loro). E forse anche dei genitori e un po’ di tutti.
Anzi: perché non pensa di staccare completamente per qualche mese? O, potendo, anche di più? Io mi
impegno comunque a farla ritornare dai suoi studenti e a visitare le sue scuole. Ci mancherebbe.
Sarebbe una gran bella cosa, carissima Luci’; per l’intera scuola, un vero grande regalo per tutto il 2021 e
forse anche oltre. Ci pensi.
Un augurio anche per sua sorella e un abbraccio natalizio – me lo consenta – per lei.
Il suo affezionatissimo Babbo Natale