L’occasione di un incontro: apprendere in rete



di Michele Giacci. L’occasione è stata fornita dalla pandemia da SARS CoV-2, l’incontro è stato con
l’apprendimento mediato da computer, in Internet. Da mesi la stragrande maggioranza degli
studenti e sostanzialmente tutti i docenti e il personale della scuola stanno sperimentando una
nuova forma di pratica didattica e di lavoro. Questo è un dato, varie le interpretazioni. Qualche
timida voce – a cui aggiungo la mia – l’ha visto come un’opportunità, i più manifestano
scetticismo se non dura condanna di queste modalità di fare scuola. Eppure è un dato che, a
detta di https://www.digitaldictionary.it/blog/report-digital-2020-scenario-digitale-mondo-eitalia, all’inizio del 2020, il 133% degli italiani possedeva uno smartphone e che essi passano
online, accedendo da qualsiasi dispositivo, circa 6 ore, di cui quasi due ore al giorno sui social:
un Paese ‘connesso’, insomma.
Non si vogliono certo negare le difficoltà, sia quelle strutturali sia quelle legate all’impatto
socio-affettivo su studenti, docenti e famiglie, suscitate dalla didattica a distanza più o meno
integrata, difficoltà esasperate dal carattere emergenziale e drammatico della
contingenza/circostanza in cui ci siamo trovati e ancora siamo immersi.
È anche vero, però, che il mondo cambia, cambiano i modi di apprendere e di lavorare, di
conseguenza le vite di ciascuno, ci è richiesto sempre di più di progettare sul possibile, di
sviluppare competenze esistenziali (oltre che professionali – e mi riferisco anche al ‘mestiere’
di alunno, per dirla con Philippe Perrenoud) che ci rendano capaci di fronteggiare il rischio,
l’imprevisto, il probabile, il possibile. Abbiamo di fronte a noi tutta una serie di emergenze e
per farsene un’idea basti consultare l’Agenda 2030 dell’ONU!
È anche vero che il mondo-che-cambia ci fa guardare sotto una nuova luce e utilizzare in modo
nuovo dispositivi che ci sono già, consentendoci di ristrutturare il nostro campo di esperienza e
di impegnarci anche nel miglioramento del modo di lavorare con essi. È il caso del computer, di
internet e della didattica a distanza.
La formazione a distanza (FaD) di prima e seconda generazione era basata sulla produzione e
distribuzione di materiali didattici strutturati cartacei o multimediali, con o senza supporto di
un formatore/tutor, con una comunicazione uno-molti (il docente invia i materiali) e molti-uno
(i formandi inviano i compiti svolti). Qualcosa del genere avviene oggi, pur usando la
mediazione offerta da piattaforme molto sofisticate di videoconferenza: un docente ‘spiega’ i
contenuti della propria disciplina ai propri alunni come di solito faceva in presenza; si realizza
quindi una comunicazione on line, sincrona, a distanza, uno-molti e molti-uno.
La FaD di terza generazione (on line education) si distingue dalle due precedenti poiché
valorizza la dimensione sociale e costruttiva dell’apprendimento che avviene tramite processi di
interazione on line (a distanza), in modalità asincrona, con forme di comunicazione uno-molti,
molti-uno e soprattutto molti-molti, cioè attraverso l’interazione tra discenti che apprendono
grazie all’interazione stessa, verificandosi una co-costruzione della conoscenza. Risulta
essenziale la presenza di tutor on line, col compito di monitorare i gruppi virtuali, proporre
tempi e scadenze di lavoro, supportare i soggetti, stimolare il dibattito nei gruppi.
Un’evoluzione della FaD di terza generazione è costituita dalle comunità di pratica on line, in
cui l’apprendimento è reciproco o mutuato, poiché il processo è autogestito e non eterodiretto
(figure di coordinamento sono presenti nel gruppo).
Alla formazione completamente on line e asincrona si affianca la formazione ‘mista’ (blended),
che prevede momenti in presenza e a distanza che si alternano opportunamente nell’unitarietà
di un percorso formativo.
Da queste sommarie considerazioni si può arguire che la semplice videoconferenza non
sviluppa un apprendimento collaborativo, riproponendo il ‘triangolo’ docente-contenutistudenti. Un altro limite notevole è costituito dal suo (prevalente) appiattimento sul sincrono,
tra la fornitura di materiali didattici e ricezione da parte del docente dei ‘compiti a casa’ svolti
dallo studente. Tutto ciò minimizza il vantaggio della rete. Quanto alla didattica integrata
presenza/distanza, per come viene realizzata, va detto che essa si colloca in momenti separati
dello stesso percorso didattico e non incide né sulla presenza (tradizionale) né sulla distanza
(lezione in videoconferenza): in generale, non viene comunque tematizzata la dimensione
sociale e collaborativa dell’apprendimento.
Molto si può fare per migliorare la situazione, agendo su due aspetti: il recupero della
dimensione collaborativa, attraverso la formazione di gruppi virtuali che interagiscono tra di
loro anche in modalità asincrona; l’introduzione di figure tutoriali (i docenti) con funzione di
supporto, assistenza e facilitazione dei gruppi virtuali e l’individuazione tra gli alunni di
coordinatori dei gruppi virtuali.
Perché possa effettivamente ed efficacemente verificarsi tale tipo di apprendimento occorre
però un terza consapevolezza.
Dare spazio all’interazione in asincrono significa prevedere che gli interventi degli studenti in
gruppi virtuali presuppongano un’attività di apprendimento individuale, come, per esempio, la
ricerca, la raccolta, l’elaborazione, la presentazione di materiali reperiti in rete o forniti dal
docente. Si entra così nella problematica dell’autoapprendimento, dell’autoistruzione (self
directed learning) in cui è il soggetto a dirigere il proprio apprendimento, sia nella dimensione
dell’autodeterminazione ad apprendere (e quindi la consapevolezza delle proprie aspirazioni,
scelte, valori, motivazioni che guidano all’attività di apprendere e la orientano dandole un
‘senso’), sia nella dimensione dell’autoregolazione in quanto gestione, monitoraggio e controllo
del proprio percorso di apprendimento. I due aspetti caratterizzano la competenza strategica
dell’apprendere ad apprendere intesa come mobilitazione delle risorse interne dello studente
(la sfera del Sé) nell’affrontare compiti significativi utilizzando risorse adeguate, in un
ambiente di apprendimento predisposto dai docenti e inteso non solo come spazio fisico e
tecnologico ma anche come ‘luogo’ di relazioni tra studenti e tra questi e i docenti. In aggiunta,
occorre tener conto di un’ineliminabile dimensione evolutiva che determina il grado di
autonomia e di responsabilità dei soggetti in apprendimento.
Un impianto educativo di questa sorta è implementabile in presenza e a distanza, a
prescindere dall’emergenza pandemica, che pure ci spinge a lavorare in questa direzione.
Le tematiche presentate in queste riflessioni sono ampiamente trattate in:
– G. Trentin, Dalla formazione a distanza all’apprendimento in rete, Franco Angeli, Milano,
2001
– A. Calvani, M. Rotta, Comunicazione e apprendimento in Internet. Didattica costruttivistica
in rete, Erickson, Trento 1999.
– M. Pellerey, Dirigere il proprio apprendimento. Autodeterminazione e autoregolazione nei
processi di apprendimento, La Scuola, Brescia, 2006.