Educazione alla sostenibilità, educazione civica e PCTO: un quadro comune

di Marzia Campioni. Come fare per costruire percorsi di Educazione alla sostenibilità per la scuola e la comunità? E’ una domanda che oggi dobbiamo farci spesso poiché per cambiare il nostro atteggiamento nei confronti di ciò che ci circonda dobbiamo cambiare i nostri paradigmi e solo un percorso educativo può permetterci di farlo.

L’Educazione Ambientale ha rappresentato negli anni un validissimo strumento per sensibilizzare gli individui e le comunità nei confronti di quella che oggi viene definita come cultura dell’ambiente, cioè quel complesso di conoscenze, valori e competenze che riguardano al tempo stesso la tutela dell’ambiente, la salute e la qualità di vita delle persone. Tuttavia, quest’accezione della materia è stata superata nel corso degli anni, man mano che si acquisiva lo scenario della “sostenibilità” come contesto di riferimento (con una significativa accelerazione dopo la Conferenza di Rio de Janeiro e la definizione delle strategie di Agenda 21 Locale).

Gli obiettivi, il campo di attività e i soggetti di riferimento per l’Educazione Ambientale si sono evoluti e trasformati.

In particolar modo, la Commissione per l’Educazione dell’UNESCO nella definizione di Educazione Ambientale ha, ormai da tempo, introdotto un’ altra componente base: quello della sostenibilità, intesa come capacità del singolo e della collettività di preservare l’ambiente e le risorse per le generazioni future.

A livello internazionale l’importanza del rilancio di specifiche strategie educative integrate con le politiche di sostenibilità ha portato l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a proclamare il “Decennio dell’Educazione per lo Sviluppo Sostenibile 2005-2014”. Il compito di coordinare e promuovere le attività del Decennio è stato affidato all’UNESCO. Alcuni esempi di “settimane Unesco” effettuate nel corso decennio e dedicate all’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile sono:

nel 2008 – Rifiuti: riduzione e riciclaggio,

nel 2010 – La mobilità,

nel 2011 – L’acqua

nel 2012 – L’alimentazione.

nel 2013 -I paesaggi della bellezza

nel 2014 – Per una buona Educazione

nel 2015 – Inquinamento dalla plastica (inizio della campagna per l’abbaondono della platica)

nel 2016 – La Terra, navicella spaziale nei flutti dell’instabilità climatica. Cosa possono fare le nostre città?

nel 2017 – Cambiamenti climatici e migrazioni

nel 2018 – Fuori dalla plastica: un percorso da costruire

nel 2019 – Cambiamenti climatici e salute

nel 2020 – La salute del pianeta e la nostra salute: cosa dobbiamo fare davanti ai cambiamenti climatici e alla pandemia?

Nonostante ormai da più di un decennio si parli di educazione alla sostenibilità e di percorsi educativi in gradi di farci cambiare i comportamenti: poco si è fatto soprattutto nel mondo della scuola. Nelle scuole si è parlato poco e male di Agenda 2030 e pochi comuni in Italia hanno aderito agli obiettivi per la sostenibilità promuovendo azioni di cambiamento.

In questo contesto è di fondamentale importanza offrire, in particolar modo alla scuola, attività e strumenti adeguati per leggere l’ambiente rispetto ai fattori naturali e antropici che lo caratterizzano, per sviluppare consapevolezza di appartenenza al territorio e desiderio di coinvolgimento in una sua gestione sostenibile.

E’ importante arrivare a sviluppare già nei più giovani una “cultura della sostenibilità”, basata su una prospettiva di sviluppo durevole attraverso la conservazione delle risorse naturali e degli ecosistemi, perché di questi possano beneficiarne tutte le popolazioni del pianeta presenti e future

Abbiamo assistito a cambiamenti globali epocali che si sono riflessi anche sulla formazione e l’educazione; è stato necessario, quindi, assumere anche nel contesto educativo la consapevolezza che le sicurezze e le certezze, che hanno in parte caratterizzato i secoli scorsi, non sono più reali.

In Italia il maggior impegno in questo campo è stato quello di alcune associazioni ambientaliste, come ad esempio Legambiente che si sono identificate nello slogan che ha portata alla valorizzazione delle risorse e delle differenze locali “pensare globalmente e agire localmente”, un procedimento in cui il cittadino si riconosce come parte del pianeta nel suo insieme e, nel contempo, parte attiva nel luogo in cui vive.

Si è passati da una dimensione prevalentemente “naturalistica” e “conservazionistica” ad un’educazione che pone come elemento chiave trasversale la realizzazione di una società sostenibile.

L’educare alla sostenibilità si basa sul riconoscimento della complessità del contesto ambientale, sociale ed economico in cui l’uomo è chiamato ad agire e su un’idea di apprendimento che pone al centro l’esercizio continuo del ricercare, chiarire le concezioni su cui fonda l’agire educativo proprio e altrui, allo scopo di interpretarlo, comprenderlo a fondo e, se ritenuto insoddisfacente, di modificarlo.

L’educazione orientata alla sostenibilità, intesa quindi anche come educazione alla cittadinanza attiva, ha l’obiettivo di stimolare negli individui le capacità per l’elaborazione critica di soluzioni e proposte, per favorire il confronto, la negoziazione e la mediazione delle proprie rappresentazioni dei problemi e delle soluzioni e di promuovere in ciascuno il senso di responsabilità e il desiderio di agire insieme agli altri per il futuro che vorrebbe. Richiede un agire educativo che, attraverso modalità di apprendimento non trasmissive, indirizza alla scelta e alla formulazione dei problemi, a costruire la propria interpretazione e a confrontarla con altre, a riconoscere il contesto entro il quale le soluzioni proposte assumono significato.

Ciò presuppone l’utilizzo dei diversi saperi disciplinari, valorizzandone l’utilità e la complementarietà, nell’affrontare la complessità della realtà.

Tali modalità richiedono l’interpretazione del ruolo di educatore quale facilitatore tra saperi in essere, volto alla costruzione di connessioni, attento a favorire autonomia, capacità di prendere decisioni e di tracciare la strada da intraprendere.

L’educazione allo sviluppo sostenibile non può che essere affrontata in un senso ampio, considerando da un lato la costruzione di un quadro politico ed istituzionale favorevole e dall’altro l’implementazione di attività didattiche di tipo formale e informale nonché di un ampio insieme di iniziative di carattere esperienziale che vedano gli studenti come protagonisti. In questo senso l’individuazione di buone pratiche che coprano l’intero spettro delle iniziative possibili può essere di grande aiuto per le istituzioni di alta formazione che intendano impostare un percorso di sostenibilità.

Gli argomenti legati all’educazione allo sviluppo sostenibile sono tipicamente interdisciplinari e le competenze che devono essere messe in campo sono trasversali, in quanto devono tener conto delle interrelazioni tra aspetti ambientali, economici e sociali. Gli obiettivi degli approcci che prevedono l’interazione di diverse discipline sono quelli di risolvere problemi reali e complessi, offrire diverse prospettive ai problemi, porre domande di ricerca di tipo comprensivo (Choi e Pak, 2006).

In questo senso se l’approccio multi-disciplinare raccoglie conoscenze da discipline diverse, ciascuna permanendo nell’ambito dei propri confini disciplinari, quello inter-disciplinare analizza, sintetizza ed armonizza i collegamenti tra le discipline in un insieme coerente e coordinato. Ancora di più, lo sviluppo sostenibile richiede un approccio trans-disciplinare, cioè la capacità delle singole discipline di trascendere i propri tradizionali confini per produrre nuova conoscenza. Ci si muove quindi da un elemento additivo a uno interattivo fino ad un approccio di tipo olistico.

La complessa rete che in una città collega bisogni, consumi, risorse, sprechi ci può dare la sensazione di essere impotenti di fronte ai processi che in essa vengono messi in atto e ciò, troppo spesso, ci solleva dalle molte responsabilità rispetto ai problemi che ne derivano. Non ci sentiamo coinvolti nei cambiamenti possibili e tendiamo a dare la colpa al vicino o meglio ancora alle istituzioni. E’ vero che non tutto può essere risolto dalle scelte personali del singolo, ma, nella quotidianità, i comportamenti individuali possono comunque contribuire a determinare un’inversione di tendenza. Un’attività di Educazione alla sostenibilità fatta già dal primo ciclo della scuola e approfondita negli anni successivi è di vitale importanza per la costruzione di un cittadino consapevole capace di decidere e di dare il proprio contributo alle scelte fatte per migliorare la qualità della vita nel proprio territorio. Il limite delle risorse, l’equilibrio dinamico fra i vari elementi , viventi e non, che contraddistingue ogni ecosistema, l’irreversibilità di molti interventi dell’uomo sulla natura… sono concetti da “costruire” attraverso situazioni educative complesse, fatte di esperienza, conoscenza, studio, scelte e azioni, attraverso percorsi che si realizzano sul campo, direttamente nell’ambiente, venendo a contatto con i problemi reali e quotidiani che nel proprio territorio si incontrano. In questo senso l’Educazione alla sostenibilità è fondamentalmente educazione ai rapporti e alle relazioni tra il soggetto e l’ambiente in cui è inserito. E’ un’educazione che permette al ragazzo di costruire la propria identità e i propri saperi in contatto e in integrazione con il territorio e la comunità che gli sta intorno così da fare di lui un “cittadino della propria città” ma anche del mondo poiché capace di salvaguardare e utilizzare le risorse per il proprio presente e il proprio futuro.

Ecco che per l’istituzione scuola questo vuol dire che, a partire dagli obiettivi legati alla sostenibilità e riportati nel manuale dell’UNESCO (2017) “Educazione agli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile”, dove sono delineati gli obiettivi di apprendimento, si progettano percorsi di Educazione civica nella formazione del cittadino di domani e percorsi per il conseguimento delle competenze trasversali individuale nelle linee guida del Ministero per la nuova Alternanza Scuola Lavoro.