Lettera a Mimmo

di Maurizio Tiriticco. Grande Mimmo! Alias, il DS Domenico Ciccone! Ottimo il tuo ultimo pezzo su edscuola! Interessante anche il richiamo all’articolo 4 del dpr 275/99 – in effetti largamente ignorato dai più – per quanto concerne le indicazioni e le opportunità innovative che offre alle nostre ISA, Istituzioni Scolastiche Autonome. E, di conseguenza, a DS e docenti. Mi piace riportare integralmente le forme di “flessibilità” che le scuole possono – o potrebbero – adottare: a) articolazione modulare del monte ore di ciascuna disciplina (ma, dico io, che cos’è un modulo? Boh!); b) definizione di unità di insegnamento non coincidenti con l’unità oraria della lezione; c) attivazione di percorsi didattici individualizzati; d) articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa classe o da diverse classi o da diversi anni di corso; e) aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari

Te le ho ricordate tutte, più per il lettore, perché tu le conosci benissimo! Ma voglio anche ricordarti/mi che quell’articolato – in effetti era un dpr, non una legge) non nacque dal caso o da strane velleità riformatrici, bensì da una legge delega, per l’esattezza, dalla Legge 15 marzo 1997, n. 59, che così recita: “Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa”. Per maggiore chiarezza, è opportuno ricordare che a quella legge si era giunti dopo un lungo periodo di riflessioni e di dibattiti, che riguardavano la possibilità di “andare incontro” a processi di democratizzazione dell’intero apparato statale, della funzione pubblica e della erogazione dei pubblici servizi, nonché, ovviamente della erogazione del servizio scolastico.

Insomma, non sto a ricordarti che, con l’avvio del nuovo secolo, si intendeva dar vita anche ad un Paese più libero ed aperto, e responsabile, in materia di servizi pubblici nonché di scuola, servizio pubblico per e di eccellenza! Qualche anno prima, esattamente nell’ottobre del 1995, nel corso del dibattito che precedette il varo delle “autonomie” – il discorso, in effetti, non riguardava solo la scuola – io e l‘amico Sergio Auriemma scrivemmo per i tipi della Tecnodid un aureo libretto, “Carta dei Servizi e Progetto d’Istituto”. Si trattava in effetti di un guida per – copio dalla copertina – organizzare le attività preliminari; rilevare i dati-base necessari; individuare i fattori di qualità; definire standard e indicatori; formulare i documenti; attivare il monitoraggio; valutare il servizio scolastico erogato; curare la revisione periodica.

Insomma, in quegli anni di fine secolo, il fermento per costruire un apparato statale diverso – e quindi anche una diversa organizzazione scolastica – più attento ai bisogni reali delle persone che alla corrispondenza con le la “norma vigente” era molto forte. Il fatto è che l’apparato statale obbediva forse più a quella dello Stato sabaudo di sempre – per non dire nulla di quello fascista – che non allo Stato della nostra Repubblica, la cui Carta costituzionale nei suoi enunciati ribalta enunciati e procedure dello Stato precedente. E fu in questo clima di novità e di rinnovamento che si giunse al varo di quelle “Modifiche al Titolo Quinto della Parte Seconda della Costituzione”, concernente le Regioni, le Provincie e i Comuni, di cui alla Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3. E, come ricorderai, la legge non solo fu approvata dal Parlamento l’8 marzo del 2001, ma anche dagli Italiani che, con il referendum del 7 ottobre 2001, la confermarono con il 64,4% di Si’. Comunque, non intendo dire nulla circa l’eterna querelle riguardante la corretta lettura/interpretazione del “riscritto” articolo 117 della Costituzione, che a tutt’oggi crea spesso grossi grattacapi per quanto concerne i rapporti tra Stato e Regioni.

Ma qui mi fermo! E ti ringrazio del prezzzioso contributo! E grazie anche per esserti ricordato di quelle tre C (Classe, Cattedra, Campanella), di cui parlo e scrivo da sempre – e da sempre inascoltato e non letto – la cui rigidità di fatto fa a pugni con il dettato del citato articolo 4 del dpr 275/99 e delle quali da sempre parlo e scrivo! Repetita iuvant. E grazie per avere individuato una quarta C! Ecco quanto scrivi al proposito: “Dal Ministero non mancano sollecitazioni a mettere a frutto le disposizioni del Regolamento 275/99, in particolare gli articoli 4 e 5, che consentirebbero di superare parecchie aporie, finite peraltro per diventare voluminose falle concettuali, in ordine all’organizzazione della scuola in tempo di pandemia e di emergenza. A ben vedere, però, accanto al richiamo apparente, rispunta concretamente la quarta C, quella più pericolosa: la circolare!”

La CIRCOLARE! La quarta C che – se non da sempre – assai spesso manda a gambe all’aria quelle tre C che dirigenti scolastici bravi come te con tanta fatica realizzano! Perché in verità il MI (oggi non è più MIUR) è sempre poco attento alle fatiche dei DS! Soprattutto di quelli come te, che tentano di innovare, ogni giorno! E con quotidiana fatica! Un forte abbraccio! Maurizio, alias Mastro Ticchio.

 

Maurizio Tiriticco