La terza guerra mondiale

di Maurizio Tiriticco.

Durante la seconda guerra mondiale, tette le sere alle ore 20 ascoltavamo il quotidiano bollettino di guerra! E sembrava che vincessimo sempre! Questo agli inizi, ma… poi? Cominciammo a nutrire qualche dubbio. Dopo un paio d’anni di presunte vittorie, il bollettino cominciò a dirci sempre più spesso che le nostre truppe “si attestavano sulle postazioni prestabilite”! Sic! Il che significava – siccome, anche se debitamente fascistizzati, fessi non eravamo – che in realtà ci stavamo ritirando. Però in effetti, stando ai nostri bollettini, sembrava che la guerra la vincessimo giorno dopo giorno.

Leggetevi l’ultimo bollettino di guerra, diramato dopo lunghi anni di sofferenza, da quell’infausto 10 giugno del 1940 a quel terribile 8 settembre del 1943, prima che Re Pippetto e la sua corte piantassero i loro amati sudditi e fuggissero a Pescara per imbarcarsi sull’incrociatore Baionetta per riparare a Brindisi, che era già stata liberata dalle truppe alleate. Eccolo: BOLLETTINO n. 1201 – 8 settembre 1943 – “Sul fronte calabro reparti italiani e germanici ritardano, in combattimenti locali, l’avanzata delle truppe britanniche. L’aviazione italo-tedesca ha gravemente danneggiato nel porto di Biserta 5 navi da trasporto per complessive 28 mila tonnellate; nei pressi dell’isola di Favignana un piroscafo da 15 mila tonnellate è stato colpito con siluro da un nostro aereo. Formazioni avversarie hanno bombardato Salerno, Benevento e alcune località delle provincie di Salerno e di Bari perdendo complessivamente 10 velivoli: 3 abbattuti dalla caccia italo-germanica e 7 dall’artiglieria contraerea”. Sembrava che la guerra continuasse con la sua consueta micidiale normalità. Invece…

Che mascalzoni! Il nostro governo aveva già firmato l’armistizio a Cassibile, in Sicilia il 3 settembre! E la sera dell’8 settembre, alla radio, dopo la lettura del bollettino, anodino quanto mai, ci danno la comunicazione dell’armistizio! Eccola: «Attenzione! Attenzione! Sua Eccellenza il Capo del governo e Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio rivolgerà un proclama alla nazione!» Era la voce di Arnoldo Foà, come seppi a guerra finita. Seguirono le parole di Badoglio, sì, proprio del Maresciallo Badoglio in persona, quindi la notizia doveva essere più che importante! Eravamo tutto sospesi! E poi seguirono delle parole secche, stentoree, scandite, anche con una voce un po’ chioccia… non era uno speaker: «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza».

Che scellerati! Secondo il bollettino tutto era normale! Dalla guerra alla pace! In uno schiocco di dita! Inveceee!!! Che scellerati!!! In effetti, la verità ce la diceva tutte le sere il colonnello Stivens, da Radio Londra, introdotto dalle prime quattro note della Quinta Sinfonia di Beethoven, tatatataaa, tatataaa, che ascoltavamo la sera tardi alla radio con il volume il più basso possibile, per evitare che qualche vicino di casa ci sentisse. Ogni palazzo aveva il suo “capofabbricato”, fascistissimo, che aveva il compito di sorvegliare i suoi coinquilini: insomma, lo spione! Tempi durissimi! Per noi cittadini, fame e bombardamenti! E bugie a tutto spiano! Ma torniamo a bomba! La tragedia dell’8 settembre! Quei mascalzoni dei nostri governanti il 3 settembre avevano già firmato la resa alle truppe angloamericane che stavano risalendo la penisola e a noi, amati sudditi, con il loro bollettini continuavano a prenderci in giro. La guerra continuava! E siccome il Duce il10 giugno del 1940 dallo “storico balcone” di Piazza Venezia, informando il suo popolo di avere già consegnato la dichiarazione di guerra agli ambasciatori di Francia ed Inghilterra, ci aveva detto che la parola d’ordine era “vincere”, eravamo tutti sicuri che avremmo vinto! Beh! Proprio tutti, no!

Ma perché questi ricordi? Perché oggi – come allora – stiamo tutti incollati alla TV per ascoltare i quotidiani bollettini di questa nuova guerra mondiale. Una sola grande differenza: il nemico non è un uomo come noi! E’ invisibile e impalpabile! In effetti, sembra di assistere ad uno di quei brutti film di fantascienza tanto in voga qualche decennio fa! Ma c’è una differenza: di questo film odierno siamo tutti attori, ma purtroppo non protagonisti! Anzi, comparse! Perché il protagonista è un ignoto, invisibile e subdolo nemico: che nessuno intercetta, perché la nostra avanzatissima ricerca scientifica, a livello mondiale – come diciamo a Roma – nun ce capisce ‘na mazza!

E allora? Non ci resta che attendere! Perché la speranza è sempre dura a morire!

 

Roma, 22 ottobre 2020

Maurizio Tiriticco