Eticamente irresponsabili

di Gabriele Boselli. Gli editoriali dei media diretti alle masse sono concordi nell’escludere non solo nuove chiusure delle scuole ma anche la semplice articolazione della didattica tra presenza e distanza. Il vertice politico del MIUR -ministro Azzolina princeps- per contenere il calo nei sondaggi si fa interprete della devastante retorica del “tutti a scuola comunque” nonostante l’esplosione dei contagi, i mezzi di trasporto degli alunni strapieni, la mancanza di spazi e di docenti. E per giunta non interrompe il maxi-concorso.

Certo, la presenza anche fisica nella scuola è più efficace di quella telematica e nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie e secondarie di primo grado essenziale. Ma nella scuola superiore il “tutti a scuola sempre” per evitare che una opposizione altrettanto sconsiderata gridi all’inefficienza del Governo denota una notevole mancanza di senso della responsabilità etica, se non giuridica, verso gli alunni, i docenti e soprattutto i loro famigliari anziani, inevitabilmente contagiabili.

Un trumpiano “voi potete anche morire” (beninteso: voi anziani non ricchi che non disponete delle risorse di esclusivi ospedali come il Walter Reed e altri in cui vengono ricoverati i pazienti più illustri) è sottinteso in ogni dichiarazione azzoliniana. Importante che si possa dire che le scuole si sono riaperte, le lezioni sono riprese, il MIUR ha lavorato bene  e l’ordinarietà delle cose è restaurata.

Mentre la prosecuzione delle operazioni di concorso nella situazione attuale è una decisione degna del cavallo di Caligola (il potere vero non richiede razionalità, ma è tale poiché dimostra di aver la forza di coartarla) su altri aspetti si può anche ragionare, a partire da una riflessione sul significato pedagogico della presenza, che può essere efficace anche se non è in 3D.

Anche la presenza non fisica può essere utile; peraltro, assai  spesso anche la presenza fisica può essere assai poco significativa. Certo, ogni nostra possibile intuizione per essere piena deve attivare tutti i sensi, coinvolgere cervello e cuore. Ma si può uccidere per ottenere sempre il massimo?

Il pensiero dunque di un oggetto in generale può in noi diventare conoscenza piena in quanto  è messo in relazione complessa con il soggetto e altri oggetti dei sensi; ma comunque nella scuola superiore e nell’università (1) la conoscenza trasmessa è quasi sempre solo teorica.  In una situazione di emergenza sanitaria può bastare.

Distanza è anche spazio di garanzia e di difesa, quando non anche una questione di sopravvivenza. Il soggetto e l’oggetto del discorso sono costituiti dalla singolarità dell’esistente umano nel suo Intero. Primum vivere e primun è sentire il dovere di lasciare in vita il prossimo nostro, nelle varie forme in cui è possibile come il portare i ragazzi a scuola metà un giorno e metà un altro, si eviterebbero anche gli autobus strapieni e la metà non presente potrebbe seguire da casa. Anche il mondo della produzione economica si sta ove possibile organizzando  in tal senso; perchè il vertice politico del Ministero insiste nella rischiosissima decisione della didattica sempre o quasi in presenza? Continuare a farlo significherebbe essere eticamente irresponsabili.

 

  • Nelle università la presenza fisica è richiesta –e comunque ridotta- solo nei laboratori. I docenti universitari sono riusciti a imporre il rispetto della salute loro e dei famigliari più efficacemente dei docenti degli altri gradi di istruzione.