La scuola alla prova del Covid

di Franco Buccino. La scuola in Campania è iniziata da poco. Sarebbe un po’ presto per fare il punto della situazione, se non fosse che, a detta delle autorità, a questa apertura ci si era preparati e organizzati da tempo. E se non fosse che in molti temono concretamente, con l’avanzare della pandemia, di doverle chiudere di nuovo, le scuole.

Se interroghiamo, a partire dalla nostra cerchia, parenti, amici e conoscenti, scopriamo che la maggioranza degli alunni e studenti, non frequenta la scuola per tutte le ore di lezione, per tutti i giorni e con tutti i docenti. Molti vanno a scuola un giorno sì e uno no, ancora senza didattica a distanza, non hanno tutti i professori (c’è il classico, non esagerato, carosello del personale). Vicepresidi imponenti parlano dei tempi distesi per accogliere e far uscire gli alunni in sicurezza… In pratica l’entrata alla seconda ora e l’uscita anticipata. Motivazioni: aule, banchi e spazi insufficienti e personale carente. Proprio gli impegni assunti dal ministro e dal governo, e disattesi. Non si rende conto, Azzolina, che quando dichiara impettita che come contagi nelle scuole siamo allo 0,0…, ammette e dichiara le responsabilità sue e del governo su questo disastroso avvio dell’anno scolastico.

Certo, non è poco e non è niente il risultato ottenuto: l’aver ricominciato. Grazie all’impegno del personale, dei docenti e dei dirigenti. Colpisce in particolare la consapevolezza e la maturità di bambini, ragazzi, adolescenti, giovani, che proprio a scuola si misurano con il virus: acquisiscono conoscenze, comportamenti, abitudini, una visione complessiva del problema. Si preparano a convivere con il Coronavirus. Che è quello che viene richiesto dagli esperti a tutta la popolazione.

E continuano il loro percorso formativo, che non ammette interruzioni. Se ci fosse diffusa consapevolezza di questa necessità! Evitare l’interruzione è, senza retorica, come l’urgenza di una trasfusione, di una valvola da sostituire, di un collegamento, un by pass, da effettuare. Già non si può accettare che i ragazzi non usufruiscano di tutte le opportunità formative in questa prima fase dell’anno scolastico (e i responsabili dovrebbero risponderne), figuriamoci cosa succederebbe con una seconda sciagurata chiusura delle scuole.

Scegliere di non chiudere le scuole, se non in casi estremi, richiede sacrifici, grandi sacrifici, a tutti. Innanzi tutto ai ragazzi e alle ragazze: chiamati a fare esperienze, che possono essere anche dolorose, e a fare insoliti sacrifici; chiamati a maturare prima del tempo. Ai genitori e alle famiglie, chiamati a riconoscere la centralità dei figli e a salvaguardare il loro diritto alla formazione. E poi a quelli che lavorano nelle scuole. I docenti in primo luogo, chiamati a scoprire in modo concreto la dimensione più profonda della loro professione.

E tutti gli altri, la classe politica, i media, che devono fare la loro parte con determinazione e discrezione, con trepidazione e ammirazione, senza interferire e senza turbare quel che avviene nella scuola. Agli occhi dei superficiali, degli sprovveduti, solo caos, disordine, negligenza, menefreghismo. Ma chi riflette e va in profondità, sa che in quelle aule, nonostante tante contraddizioni, si formano i cittadini, si costruisce il destino, il futuro della nazione.