Meluzzi e la “crociata” antiBergoglio

di Maurizio Tiriticco.

Copio dal quotidiano “Libero” di alcuni mesi fa: “””Nella mattinata di Pasqua, domenica 12 aprile, piove su twitter la ferocissima critica di Alessandro Meluzzi nei confronti di Papa Francesco. Un attacco il cui timing non è certo casuale, per quanto sia noto quanto Meluzzi non condivida granché del pontificato di Bergoglio, che finisce spesso nel suo mirino. L’affondo sta tutto in un meme, nel quale campeggia la foto di Papa Francesco con sguardo corrucciato. Sopra, il commento: Si rifiuta di ricevere Salvini. E ancora: “I musulmani li riceve e gli lava i piedi. I cristiani no”. Dunque, si passa alla conclusione, che non lascia grandi spazi all’ambiguità: “Per me è il peggior Papa della storia”. Un pensiero che con chiara evidenza Alessandro Meluzzi condivide al cento per cento”””.

Ma non finisce qui! L’ira funesta del signor Meluzzi continua, e diventa sempre più pesante. Leggo sul web che addirittura “il signor Alessandro Meluzzi ha accusato il signor Jorge Mario Bergoglio, attualmente Pontefice della Chiesa cattolica, di essere un comunista… post litteram”. E, secondo il Meluzzi, il comunismo, come movimento e come dottrina politica, sembra che sia ancora vivo e vegeto. Da parte mia, ritengo che la scelta effettuata da un neoeletto Papa di volersi chiamare Francesco – un nome proprio che la Chiesa ufficiale di sempre in effetti non ha mai amato – voglia significare qualcosa di importante e di impegnativo contro l’attuale società capitalistica (la Russia e la Cina, anche se figlie di due grandi rivoluzioni, quella leninista e quella maoista, di comunismo oggi hanno poco o niente): l’esaltazione della povertà. A mio vedere, una scelta significativa e positiva: un Papa che sembra avere ripreso in mano quella bandiera che, per tante vicende che non sto a ricordare, i Pontefici precedenti sembravano avere dispersa nel dimenticatoio.

Ma andiamo ai fatti recenti! Il titolo del documento “incriminato” dal Meluzzi è la “Lettera enciclica “FRATELLI TUTTI, del Santo Padre Francesco sulla fraternità e l’amicizia sociale”. Di cui questo è l’incipit: “Fratelli tutti, così scriveva San Francesco d’Assisi per rivolgersi a tutti i fratelli e le sorelle e proporre loro una forma di vita dal sapore di Vangelo. Tra i suoi consigli voglio evidenziarne uno, nel quale invita a un amore che va al di là delle barriere della geografia e dello spazio. Qui egli dichiara beato colui che ama l’altro «quando fosse lontano da lui, quanto se fosse accanto a lui». Con queste poche e semplici parole ha spiegato l’essenziale di una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita. Questo Santo dell’amore fraterno, della semplicità e della gioia, che mi ha ispirato a scrivere l’Enciclica “Laudato si’, nuovamente mi motiva a dedicare questa nuova Enciclica alla fraternità e all’amicizia sociale. Infatti San Francesco, che si sentiva fratello del sole, del mare e del vento, sapeva di essere ancora più unito a quelli che erano della sua stessa carne. Dappertutto seminò pace e camminò accanto ai poveri, agli abbandonati, ai malati, agli scartati, agli ultimi”.

Queste parole di Papa Francesco sono assolutamente nuove rispetto a quanto accadeva con i pontificati precedenti! Per di più, mi ricordano intenzioni ed azioni dei cosiddetti “preti operai”, sacerdoti attivi nell’ormai lontano “sessantotto” del secolo scorso, quando a livello planetario la contestazione studentesca mise a dura prova le autorità costituite. Erano preti che esercitavano la loro azione sacerdotale fuori dalle parrocchie, nelle borgate soprattutto. Erano anche gli anni in cui un certo Don Milani diede vita ad una scuola fortemente critica nei confronti di quella statale, in cui una “professoressa” sembrava più preoccupata di bocciare che di promuovere conoscenze, cultura, solidarietà. Erano anche i tempi in cui i giovani di tutto il mondo cantavano “Imagine”, di John Lennon: “Imagine there’s no countries It isn’t hard to do Nothing to kill or die for And no religion, too Imagine all the people Living life in peace”. Che noi tutti del “sessantotto della contestazione” sapevamo a memoria. Tra un collettivo ed un altro! Tra un’occupazione e un’altra.

Per tutte queste ragioni, avere oggi come Papa un gesuita che a un Sant’Ignazio di Loyola preferisce un San Francesco d’Assisi riempie solo di gioia! Anche se un tale Meluzzi è livido di rabbia.

 

 

Maurizio Tiriticco