Scuola, ritardi intollerabili

di Franco Buccino.

A Napoli e in Campania, ieri, dovevano riaprire le scuole. Apertura rinviata al 24. Forse! Chi ci ha mai creduto che potessero riaprire nel giorno stabilito con tutte le aule e i banchi, con i docenti e il restante personale al completo, perfino con gli insegnanti di sostegno, pronti ad accogliere ragazzi disabili? E pure, in passato, riaprivano. Addirittura, colleghi miei presidi, che “sapevano il fatto loro”, aprivano qualche giorno prima. Magari con orario ridotto e turnazioni. Quei giorni poi li avrebbero “recuperati”, in nome dell’”autonomia” scolastica. E per un bel po’ di giorni tenevano banco sui giornali le scuole: quelle chiuse per via di lavori improcrastinabili, quelle con mezzo organico in meno, quelle promotrici di improbabili attività didattiche extra moenia; mentre continuavano nomine e liti in provveditorato, cominciate già a luglio.

E però le scuole riaprivano. Cominciava l’anno scolastico, cominciavano lezioni, laboratori, ricerca di libri di testo, studio, perfino visite istruttive. Pian piano si andava a regime. Tra mille contraddizioni e problemi non risolti, ma la mattina i ragazzi andavano a scuola. Anche senza linee di trasporto pubblico ”rinforzate”, caro presidente della Circumvesuviana!

E quest’anno che dovevamo cominciare per tempo a tutti i costi, che i politici sembrava si giocassero la reputazione, che il rischio fosse quello di una dispersione scolastica di massa con conseguenze nefaste incalcolabili, si parte, forse, con alcune settimane di ritardo. Forse, perché, in questi giorni, non si troveranno le aule che mancano, non arriveranno tutti i banchi e, soprattutto, ci sarà il caos delle graduatorie da cui attingere, per le nomine, il personale che dovrà riempire i vuoti di organico, vecchio e nuovo.

Tra i limiti maggiori dell’amministrazione scolastica c’è quello di non saper prevedere e valutare le conseguenze di quello che fa, e soprattutto di non saper valutare i tempi necessari per raggiungere degli obiettivi. Nella situazione difficile che stiamo vivendo, era facile trovare i punti deboli da affrontare per cominciare l’anno scolastico. Per esempio la mancanza di spazi e la difficoltà a nominare i supplenti. Perciò, insieme ad altri, ho parlato di possibilità dei sindaci di requisire spazi da adibire ad aule; o di utilizzare personale docente e ata, in pensione e disponibile. Apriti, cielo! O dell’ipotesi di “saltare” per un anno trasferimenti, passaggi e assegnazioni: che appesantiscono e rallentano l’avvio di ogni anno scolastico. Si realizza, a volte, tra Amministrazione scolastica e sindacati di categoria, una strana alleanza, tutta a discapito della funzionalità del sistema scuola.

E comunque, ribadisco per l’ennesima volta, la salvezza della scuola passa per il personale: i docenti e gli altri pure fondamentali, dal collaboratore scolastico all’assistente amministrativo, al direttore e, soprattutto, al dirigente scolastico. Non si può dire che l’autonomia scolastica dei singoli istituti abbia dato finora una bella prova di sé. Oggi ha l’occasione di riscattarsi, di prendere in mano la situazione. Di non prestarsi a lusinghe e compatimenti dei politici, amministratori locali e governo. Magari rimandando a momenti più opportuni spinose questioni contrattuali.

Affrontiamo con coraggio la stagione che ci aspetta. Abbiamo riaperto le città, rimesse in moto le attività produttive, trascorsa l’estate con grande spensieratezza. Non ci applichiamo adesso su tutte le cose che non vanno per ritardare o mettere in discussione l’apertura dell’anno scolastico. E se le scuole dovessero chiudere di nuovo, ricordiamoci che non sarebbe il numero dei positivi a imporlo, ma l’inettitudine, l’incapacità, la lentezza di tanti soggetti. Le responsabilità di tanti di noi.