Governare la scuola si può

di Enrico Maranzana. Il governo di un’organizzazione si esercita comparando le attese con i risultati: le informazioni contenute nei corrispondenti scostamenti favoriscono il miglioramento della sua attività.

Si tratta dell’esercizio del controllo che, per essere efficace, non deve confondere, ma deve separare la figura del controllore da quella del controllato.

Un principio che la scuola infrange perché i voti espressi dal singolo docente, oltre a misurare le prestazioni degli studenti esprimono, se raggruppati, l’efficacia del suo insegnamento.

Assegnare a un soggetto la funzione formativa/educativa e a un altro la determinazione del passaggio alla classe successiva (funzione amministrativa) potrebbe apparire come la soluzione.

Non è così: il problema ha una dimensione molto più estesa, sia nel tempo, sia nella sostanza.

Si trascrivono alcune norme, scelte tra le tante disponibili, per mostrare il modello di scuola che traspare dalla legge che, a distanza di cento anni, non ha ancora visto la luce.

Regio Decreto 653/1925. “I voti si assegnano, su proposta dei singoli professori…
Se non siavi dissenso, i voti in tal modo proposti s’intendono approvati; altrimenti le deliberazioni sono adottate a maggioranza
”.

D.M. 9/79 “Se correttamente interpretate, tutte le discipline curriculari, sia pure in forme diverse, promuovono nell’allievo comportamenti cognitivi, gli propongono la soluzione di problemi, gli chiedono di produrre risultati verificabili, esigono che l’organizzazione concettuale e la verifica degli apprendimenti siano consolidate mediante linguaggi appropriati.
Nella loro differenziata specificità le discipline sono, dunque, strumento e occasione per uno sviluppo unitario, ma articolato e ricco, di funzioni, conoscenze, capacità e orientamenti indispensabili alla maturazione di persone responsabili e in grado di compiere scelte.

Legge 53/2003. “E’ promosso l’apprendimento … e lo sviluppo di capacità e di competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche”.

I caratteri salienti delle norme riportate sono due:

l’organismo operativo elementare è il Consiglio di Classe che coordina gli insegnamenti: opera per indirizzare la didattica allo sviluppo di capacità e competenze.

Elabora, indirizza e controlla percorsi d’apprendimento unitari che, com’è noto, riguardano i comportamenti, intellettuali e operativi degli studenti.

In esso i docenti trovano la loro identità, dimostrando la loro professionalità.

 

Le materie sono la palestra in cui si esercitano le facoltà dei giovani, sviluppandole.

Sorprendente il fatto che nessuno, compresi i cultori delle scienze dell’organizzazione, non sia intervenuto per rimuovere i paraocchi che impediscono ai responsabili della scuola di vederla come complesso unitario strutturato e per valorizzare le sinergie dell’equifinalizzazione degli insegnamenti.